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LA
FONDAZIONE -
GLI
ALTALENANTI ANNI '30 -
LA
PRIMA COPPA ITALIA -
UN DOPOGUERRA
TRAVAGLIATO - LA
GRANDE FIORENTINA DI BERNARDINI E BEFANI -
UN DECENNIO D'ORO - UN RAGAZZO
PRODIGIO - L'ERA PONTELLO - IL RIMPIANTO BAGGIO - ALTI E BASSI CON CECCHI
GORI - LA SETTIMA SORELLA - DALL'ADDIO DI BATISTUTA AL FALLIMENTO - LA
RINASCITA CON DELLA VALLE - FIORENTINA OGGI
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TORNA IL CALCIO |
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Naturalmente, il
calcio italiano, unico a non essersi fermato tra quelli dei paesi
interessati dal conflitto, dovette prendere atto della nuova realtà
determinata dall'arrivo dello stesso sul suolo italico e della pratica
impossibilità di garantire la regolarità delle competizioni. Lo stop dei
campionati fu comunque parziale. L'attività continuò anche se in maniera
sporadica e fondata su una serie di campionati di carattere regionale o
addirittura cittadino, tesi a mantenere in attività i giocatori, anche se
era assai difficile nelle condizioni date, poter pensare con serenità a
praticare sport. Mentre la città si trovava al centro delle attività
gappiste e alla reazione furibonda degli occupanti di fronte ad esse, il
pallone diventava in pratica il bel ricordo di un tempo in cui la guerra
sembrava lontana. |
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ADDIO MEO |
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Ma se la stagione
1945-46 si era rivelata deludente, il peggio doveva ancora arrivare.
Nell'estate del 1946, infatti, una ferale notizia scosse profondamente la
tifoseria gigliata: Meo Menti, grande idolo della folla viola, partiva
verso la corte di Ferruccio Novo, quel Torino che, pezzo dopo pezzo, si
apprestava a trasformarsi nella più leggendaria squadra che abbia mai
calcato i campi della penisola. L'ala veneta partiva in direzione
Piemonte, ma lasciava un pezzo di cuore sull'Arno, tanto da dichiarare che
se c'era una squadra per la quale avrebbe anche potuto giocare
gratuitamente, questa era proprio la Fiorentina. Agli occhi dei tifosi che
lo avevano adorato nel corso delle sue evoluzioni in maglia gigliata,
rimaneva il ricordo di un giocatore di livello assolutamente superiore e
capace di trascinare la squadra. Era l'ennesimo segno della decadenza, che
sembrava ormai irreversibile, della società viola, una decadenza dimostrata anche dalle
acquisizioni di basso profilo che andavano ad integrare una rosa
estremamente debole. Buoni giocatori come Suppi e
Marchetti, non potevano certo sostituire
nel cuore dei tifosi un fuoriclasse come Menti, come fu presto dimostrato
da un campionato che mise in evidenza, e in maniera spietata, le magagne
di una rosa inadeguata. Ne derivò una salvezza estremamente sofferta,
ottenuta solo all'ultimo turno per effetto del pareggio col Bologna. E a
poco valeva la consolazione di una scoperta come quella di Bortoletto,
ottimo mediano prelevato dal Treviso e anche lui ormai sulla rampa di
lancio del grande calcio. |
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VITA NUOVA |
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Stava per
iniziare un ciclo totalmente nuovo e a porre le basi di questo, fu la
campagna acquisti portata avanti nell'estate del 1948, una campagna che
avrebbe dato i suoi frutti negli anni a venire, ponendo solide basi per la
rinascita tecnica tanto attesa dalla tifoseria. Alla partenza di
Moro, troppo estemporaneo nelle sue prestazioni per poter assicurare
sicurezza alla difesa, faceva da riscontro l'arrivo di Nardino Costagliola, messosi in evidenza nel
corso delle precedenti stagioni passate a difesa della porta del Bari.
Portiere non provvisto di grandissimi mezzi fisici, Costagliola riusciva
ad attenuare la carenza in questione per effetto di una grande reattività
e di un senso del piazzamento straordinario. Inoltre, la sua tranquillità
e signorilità, risultarono molto preziose per uno spogliatoio ancora
scioccato dai comportamenti del suo illustre predecessore. Se
sul fronte delle partenze era da registrare anche quella di Gei, ceduto
alla Sampdoria, tra gli arrivi ve ne erano due importantissimi, quelli di
Sergio Cervato, dal Bolzano, e quello di Rosetta dall'Alessandria. Inoltre
tornava alla base Pandolfini, dopo una ottima stagione passata alla Spal,
che oltre ad averlo maturato, lo avevano messo in mostra come una delle
promesse più fulgide del nostro calcio, convincendo la dirigenza viola a
puntare su di lui.
I risultati di questa campagna di rafforzamento non arrivarono
immediatamente: il piazzamento finale, non fu esaltante, anzi, visto che un
decimo posto non poteva certo accontentare una platea esigente come quella
fiorentina. Tutto passò però in sottordine a fronte della tragedia di
Superga, nella quale periva il Grande Torino, la più grande squadra mai
apparsa sui campi della penisola. Naturalmente la tragica
scomparsa dei giocatori granata, era resa ancora più angosciante per i
tifosi viola dal fatto che nella sciagura era rimasto coinvolto anche il
povero Menti, che essi avevano potuto apprezzare negli anni in cui questi aveva deliziato le folle di Campo di Marte. |
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