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LA
FONDAZIONE -
GLI
ALTALENANTI ANNI '30 -
LA PRIMA COPPA
ITALIA - UN
DOPOGUERRA TRAVAGLIATO -
LA GRANDE FIORENTINA DI BERNARDINI E
BEFANI - UN
DECENNIO D'ORO - UN RAGAZZO PRODIGIO - L'ERA PONTELLO - IL RIMPIANTO
BAGGIO - ALTI E BASSI CON CECCHI GORI - LA SETTIMA SORELLA - DALL'ADDIO DI
BATISTUTA AL FALLIMENTO - LA RINASCITA CON DELLA VALLE - FIORENTINA OGGI
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LA RESURREZIONE |
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Naturalmente,
dopo la clamorosa caduta
nella cadetteria,
che aveva scioccato una tifoseria incredula, la
parola d'ordine divenne quella del pronto ritorno nella massima serie
e non poteva essere altrimenti per
una squadra che solo due anni prima sognava lo scudetto.
La dirigenza operò sul
mercato per trovare quegli elementi che, per caratteristiche tecniche,
potevano dare serie garanzie in un torneo ove la tecnica contava molto
meno che in serie A e
l'agonismo portato all'esasperazione era la caratteristica saliente. Arrivarono così, tra gli altri, il mediano Cuffersin
dalla Triestina e il forte interno Grolli dal Bari, mentre il portiere Griffanti,
prelevato a Vigevano, andava a chiudere il buco apertosi con la cessione
di Amoretti. Ma il vero pezzo da novanta della campagna acquisti era
rappresentato da Romeo Menti, prelevato dal
Vicenza, ove aveva fatto
immediatamente fatto vedere mezzi portentosi. Menti era un'ala
dotata di grande dribbling e tiro mortifero, che proprio a Firenze andava
ad iniziare una carriera
ineguagliabile che lo avrebbe portato
nella leggenda del nostro calcio. |
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IL PRIMO TRIONFO |
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La stagione
1939-40 sarebbe stata a lungo ricordata dai tifosi fiorentini per la sua
contraddittorietà. L'arrivo di Ellena dal Milan e il graditissimo ritorno di
Peppino Bigogno,
sembravano in estate poter porre le basi per un campionato tranquillo,
anche in considerazione del fatto che l'ossatura della squadra era
praticamente stata preservata intatta proprio in previsione delle
difficoltà derivanti dal salto di categoria. Il ragionamento che si
faceva, era tutto imperniato sulla solidità dell'insieme, collaudato da
un torneo duro come quello disputato tra i cadetti. Purtroppo, il disegno della
dirigenza, si rivelò fallace e la speranza di inizio
torneo si tramutò in una rapida disillusione, con una Fiorentina ben
presto impelagata nella lotta per la retrocessione e incapace di darsi
quel minimo di continuità in grado di assicurare un minimo di
tranquillità ad un ambiente che ancora aveva negli occhi la caduta di due
anni prima. A rendere difficile il campionato della Fiorentina, fu
soprattutto l'estrema fragilità difensiva, dovuta non solo alle evidenti
carenze del reparto arretrato, ma anche alla mancanza di una copertura
adeguata da parte del reparto centrale. Se una carenza di questo genere
poteva essere mascherata nel torneo cadetto, ben altra era la realtà
della serie A, ove l'elevato livello tecnico non consentiva il
camuffamento più o meno riuscito. La sofferenza divenne la caratteristica di una annata
incredibile, tanto che la salvezza
sarebbe arrivata solo all'ultima giornata e per effetto della differenza
reti. |
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VERSO LA GUERRA |
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La coppa appena
conquistata, ebbe benefici effetti sulla truppa viola, che prese coscienza
della propria forza, aiutata anche da una campagna di rafforzamento
finalmente adeguata, che permise l'adeguamento del materiale tecnico alle
nuove ambizioni di una tifoseria ormai gasata dal primo trofeo vinto. Nell'estate del 1940, infatti, arrivavano nel
capoluogo toscano giocatori non famosissimi, ma di sicura sostanza come il
difensore Geigerle, prelevato dalla Triestina,
il centrocampista Valcareggi, anche lui
dalla squadra giuliana, e gli attaccanti Di Benedetti, un cavallo di
ritorno che si sarebbe dimostrato molto utile e Degano,
dall'Udinese. Sulla panchina, naturalmente, il confermatissimo Galluzzi,
che si apprestava ad un altro miracolo. La Fiorentina, infatti, chiuse il
torneo al quarto posto a pari punti col Milan e. soprattutto, sciorinò un
gioco offensivo di grande rilievo. A fare la parte del mattatore, non
poteva che essere Menti, coadiuvato in maniera splendida da un Di
Benedetti ormai ripresosi dai guai al ginocchio che lo avevano frenato
qualche anno prima. Ma oltre a loro, si posero in grande evidenza gli
interni Valcareggi, il futuro Commissario Tecnico della Nazionale e
"Pinella" Baldini, capaci di
costruire in maniera adeguata la manovra e di andarla sovente a
concludere. |
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