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LA
FONDAZIONE -
GLI
ALTALENANTI ANNI '30 -
LA
PRIMA COPPA ITALIA -
UN
DOPOGUERRA TRAVAGLIATO -
LA GRANDE FIORENTINA DI BERNARDINI E
BEFANI - UN
DECENNIO D'ORO - UN RAGAZZO PRODIGIO - L'ERA PONTELLO - IL RIMPIANTO
BAGGIO - ALTI E BASSI CON CECCHI GORI - LA SETTIMA SORELLA - DALL'ADDIO DI
BATISTUTA AL FALLIMENTO - LA RINASCITA CON DELLA VALLE - FIORENTINA OGGI
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UNA NASCITA
TRANQUILLA |
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Molto
spesso, la nascita delle società calcistiche italiane è ricoperta da una
aura di leggenda, necessaria a stimolare la
fantasia dei tifosi.
Basti pensare agli intrighi che
caratterizzarono la nascita della Roma e il rifiuto da parte della Lazio
di farsi inglobare nel progetto in questione, o il dissidio che spinse una
parte dei soci milanisti a fuoriuscire dal sodalizio rossonero e a fondare
l'Internazionale. Nel caso della Fiorentina questa aura non esiste, anzi la nascita della
società gigliata avvenne in tutta tranquillità, nello studio di un
notaio, tra strette di mano e grande
cordialità. A stipulare l'atto di nascita furono i rappresentanti di due
piccole società sportive, il Club Sportivo e la Palestra Ginnastica
Libertas, che sino ad allora avevano militato nelle serie inferiori
toscane, senza mai elevarsi da una aurea
mediocrità. Il fatto passò in un primo momento senza eccessivi clamori,
tanto che sui giornali locali non si fece menzione della fusione avvenuta
in quel caldo agosto del 1926. Addirittura, sulla Nazione, tra i club che
si apprestavano a disputare la Prima Divisione 1926-27, non si parlò di
Fiorentina, bensì di Firenze!
Con tutta probabilità, le due società furono
indotte a questo passo dalla constatazione che i loro pur generosi sforzi,
non erano in grado di consentire risultati adeguati alle aspettative degli
appassionati di calcio cittadini, che già in quel lasso di tempo erano
numerosissimi. |
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PRIMI PASSI |
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La prima
Fiorentina della storia, non era precisamente uno squadrone nè poteva
esserlo visto che il calcio fiorentino dell'epoca era ancora allo stato
embrionale e non aveva grandissime ambizioni. Pochi erano i giocatori di
Firenze o entroterra che erano riusciti a mettersi in luce ad alti livelli
e, anzi, il calcio toscano dell'epoca era stato caratterizzato molto
meglio da squadre di buona caratura, come il Pisa e il Livrno del grande
Magnozzi. Inserita nel girone di Prima Divisione che corrispondeva alla
serie B dell'epoca e nel quale erano state raggruppate le squadre emiliane
e toscane che non erano state ammesse alla divisione superiore, ben presto
la squadra gigliata si trovò a malpartito di fronte a squadre ben più
attrezzate come Spal, Reggiana, Prato, Pistoiese e Parma. Per fortuna
della Fiorentina, in un torneo così difficile, si fece valere il
centravanti Bolteni, autore di ben 12 segnature in 14 partite. Il vero
nome del centravanti era Volk e il nome Bolteni
era dovuto al fatto che questi era un miitare fiumano di stanza a Firenze
e, non avendo il permesso delle autorità militari per giocare, era dovuto
ricorrere ad uno pseudonimo. Attaccante dotato di mezzi fisici
straripanti, il fiumano non si muoveva molto, ma quando lo faceva erano
dolori per la difesa avversaria. Era capace di estraniarsi dalla contesa,
ma una volta avuto il pallone in mezzo ai piedi, il suo chiodo fisso era
di spararlo nella porta avversaria. Del tutto caratteristico era il suo
modo di prendere palla con le spalle alla porta e di girarsi
all'improvviso, tirando con estrema forza. Purtroppo per la Fiorentina, Volk nell'anno
successivo dovette tornare a Fiume, da dove poi spiccò il volo per Roma,
sponda giallorossa, ove avrebbe segnato la prima parte degli anni '30
diventando uno dei più amati beniamini della tifoseria romanista. |
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FINALMENTE IN
SERIE A |
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Il 1929-30 fu un
anno cruciale nella storia della società toscana. Intanto era da
registrare l'esordio del viola sulle divise sociali, con tutta la valenza
simbolica del fatto. In secondo luogo, dopo anni in cui la prospettiva di
partenza, quella della competizione con le squadre di maggior caratura del
panorama calcistico, era stata tradita, finalmente si registrò una
inversione di tendenza, grazie a fortunati innesti come quello del mediano
Pizziolo, prelevato dalla Pistoiese, e quello
di Magli, forte terzino formatosi nelle minori.
Il quarto posto finale, che pure fu salutato con una certa delusione
dall'ambiente fiorentino, poteva comunque essere considerato un prologo alla stagione
successiva, allorchè gli arrivi del portiere Ballante
dalla Roma, del terzino Corbjons, detto Moschino dalla tifoseria
giallorossa e della mezzala Serdoz, completarono un organico capace di
issarsi in vetta alla classifica e di restarvi sino alla fine,
conquistando il diritto a disputare quel massimo campionato che poteva
essere considerato il naturale teatro per una società che andava
affinando le proprie ambizioni e che non nascondeva i suoi intenti. |
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