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SERIE A 1926-27 |
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La classifica. La graduatoria completa del campionato 1926-27 e le cifre complete di tutte le squadre partecipanti. Il personaggio dell'anno è Julio Libonatti, centravanti del Torino, uno dei componenti del famoso Trio. Attaccante dotato di grandissimi mezzi tecnici, Libonatti rappresenta nel migliore dei modi il gioco brioso, funambolico, ma pratico di scuola argentina. Oltre ad una spiccatissimo senso della rete, è provvisto di una fervida intelligenza tattica che gli consente di leggere nel migliore dei modi la possibile evoluzione del gioco e di offrire spettacolosi palloni da rete ai due interni, Baloncieri e Rossetti II. Alle doti calcistiche, accoppia quelle umane. Tipo spassoso, sempre pronto allo scherzo e amante delle belle donne, della vita e dell'eleganza, Libonatti rappresenta il collante dello spogliatoio granata. La sua generosità lo porta a non lesinare sulle spese, soprattutto su quelle riguardanti il suo vestiario, tanto che una volta finita la carriera rimane senza una lira e, per farlo tornare al paese natio, la società è costretta a pagargli il biglietto della nave. Libonatti è uno dei primi giocatori argentini ad approfittare della normativa riguardante gli oriundi e diventa un punto di forza della nostra Nazionale, che sta cominciando la scalata alla vetta mondiale. In 17 gare disputate con la maglia azzurra, segna la bellezza di 15 reti, dimostrando la sua caratura in tutte le occasioni possibili. Il torneo 1926-27, è caratterizzato dal primo clamoroso scandalo del calcio italiano, quello legato al nome di Allemandi. Il fortissimo difensore della Juventus, è protagonista di un episodio di corruzione nel corso del derby del 5 giugno 1927, che viene a galla soltanto in seguito portando alla revoca dello scudetto vinto dal Torino e alla sua squalifica, poi revocata. E' un episodio clamoroso che sfocia in una campagna di stampa orchestrata dal giornale romano "Il Tifone" e che denuncia i possibili guasti di un professionismo appena introdotto, ma già foriero di pericoli per il nostro sport più popolare. E' un peccato anche e soprattutto per il forte Torino di Enrico Marone, trainato dal famoso Trio, che si vede revocare il primo scudetto e messi in dubbio i meriti di una grande annata propiziata anche dalla sagacia tecnica di un allenatore, Tony Cargnelli, che trasporta al Torino gli stilemi della grande scuola danubiana, fantasia, eleganza e dinamismo. Il modulo disegnato da Cargnelli vede i cinque attaccanti quasi sulla stessa linea e le mezzali vanno alla conclusione anche più spesso del centravanti, soprattutto in virtù della regola del fuorigioco che è ancora fondata sulla necessaria presenza di due uomini avversari tra l'ultimo attaccante e il portiere. Per fortuna del Torino, Libonatti si conferma attaccante dalla strepitosa intelligenza e proprio in virtù di essa, Rossetti II e Baloncieri diventano i terminali offensivi più assidui, potendo contare sui preziosi rifornimenti dell'argentino. Il gioco di Cargnelli è un gioco estremamente offensivo, visto dal tecnico come un tema continuo e sorretto dai continui lanci dei mediani e del centromediano verso le ali. Ma non solo attacco, se si pensa che Cargnelli appronta una solidissima difesa imperniata sulle acrobazie di Bosia, ritenuta condizione necessaria, ma non sufficiente alle fortune della squadra. E la cosa più bella, sta nel fatto che un tecnico come Cargnelli, uno dei migliori nell'epoca tra le due guerre, non aveva mai giocato a pallone! In un anno caratterizzato
dalle grandi, la sorpresa maggiore viene forse dal Casale. La squadra
piemontese, nonostante le peripezie societarie, riesce a darsi una
solidità d'insieme che le consente di lottare per l'approdo alle finali
per il titolo, mancate anche per colpa di una clamorosa svista arbitrale
nel corso della sfida con l'Inter che da il via a clamorosi incidenti
sugli spalti. Il quarto posto finale, unito alla vittoria nella Coppa
CONI, indicano chiaramente i meriti di una squadra che sorprende non poco
gli osservatori, dopo anni di sostanziale declino. La stella della squadra
è sicuramente il grande Caligaris, terzino
ormai sulla rampa di lancio e che di lì a poco andrà a formare con
Rosetta una delle più straordinarie coppie di terzini mai prodotte dal
calcio italiano. Accanto a lui, si mettono in evidenza ottimi comprimari
come i mediani Volta, Greppi e Albertoni, e gli avanti Buscaglia, Zanni,
Mattea e Gabba. Il Casale sfrutta al meglio gli
stilemi della scuola piemontese, fondata soprattutto sulla coesione e su
un agonismo portato all'estremo e torna a livelli di efficienza degni del
periodo anteguerra, quando la squadra nerostellata era addirittura
arrivata alla conquista del titolo. Sono purtroppo gli ultimi bagliori di
una provinciale che sta per inabissarsi nelle serie inferiori, complice
anche la carenza di mezzi finanziari che induce a cessioni illustri, come
quella già ricordata di Caligaris e quella di Monzeglio al Bologna. La
provincia piemontese, protagonista di primo piano sino alla metà degli
anni '20, sta per lasciare il posto al capoluogo, Torino, per il quale
continuerà a sfornare talenti ancora per decenni. |
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