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CON GARBUTT LA SVOLTA

Arrivano i rinforzi: Cavanna, Mihalic e Vojack alzano il livello qualitativo della rosa. Garbutt si conferma un vero mago e dà finalmente una impronta alla squadra. Un pessimo inizio fa temere il peggio, ma poi il Napoli si riprende e termina quarto. Muore Ascarelli. La nascita del nuovo stadio al Rione Luzzatti.

Le sofferenze patite in questi primi campionati, avevano ripetutamente messo a dura prova le coronarie e la pazienza dei tanti appassionati napoletani che sin da allora si erano stretti attorno alla squadra e proprio le sofferenze patite in quei primi anni spinsero Ascarelli a cercare di dare una svolta. Fu perciò ingaggiato William Garbutt, un allenatore inglese che si era distinto negli anni precedenti sulla panchina del Genoa, ove aveva vinto ben tre titoli, e della Roma la cui peculiare caratteristica era quella di essere un deciso sostenitore del bel gioco, tra l'altro mai fine a sè stesso, come del resto stavano a dimostrare i risultati sino ad allora ottenuti. E il Napoli edizione 1929-30 di bel gioco ne offrì parecchio, anche grazie al deciso rafforzamento della rosa, per effetto di acquisti mirati come quelli del portiere Cavanna, della mezzala Mihalic e dell'attaccante Vojack, uno dei più implacabil stoccatori del nostro calcio. Proprio Vojack, autore di ben 20 reti, trascinò il Napoli ad un insperato quinto posto, coadiuvato ottimamente da Sallustro, autore a sua volta di 13 segnature. Il piazzamento era ancora più rimarchevole se si pensa che un inizio stentato aveva fatto temere ancora una volta un campionato ricco di sofferenze, come quelle che avevano sino a quel momento tenuto la tifoseria sul filo della corda.
L'annata 1929-30 fu contrassegnata soprattutto da due eventi. Il primo fu la costruzione del nuovo impianto da gioco situato nel Rione Luzzatti e capace di ospitare sino a 10.000 spettatori. Il secondo, fu la tragica morte di Ascarelli, a causa di una peritonite fulminante, proprio pochi giorni dopo l'inaugurazione del nuovo stadio che venne a lui dedicato e che era stato da lui fortemente voluto nel tentativo di supportare le ambizioni sempre più smodate che ne animavano le mosse. Il suo posto fu preso da Giovanni Maresca di Serracapriola, il quale decise di caratterizzare immediatamente la sua presidenza con l'ingaggio di Emilio Colombari, ottimo mediano di scuola torinista, che però costò una vera e propria tombola, tanto da guadagnarsi il soprannome di "O Banco 'e Napule". In un primo momento sembrò che questo acquisto potesse dare copiosi frutti, tanto che il Napoli virò al secondo posto, nella sorpresa generale, il girone di andata del torneo 1930-31. Poi però la partenza di Sallustro per il militare e le difficoltà incontrate nel trovarne un degno sostituto ridimensionarono le creescenti ambizioni dei partenopei, che chiusero al sesto posto, piazzamento onorevole, ma certo inferiore alle aspettative sollevate da un girone di andata scoppiettante.    

PRIME DELUSIONI

I primi passi non sono esaltanti. Ascarelli primo Presidente. Un solo punto nel torneo 1926-27. E' subito Sallustro. Sallustro non basta e il Napoli rischia grosso, arrivando terzultimo. Verso il Girone Unico per la scelta delle sedici regine che giocheranno la prima serie A.

Molto meno buona, rispetto alle due precedenti, fu l'annata 1931-32, preceduta da una campagna acquisti in sordina che vide arrivare all'ombra del Vesuvio elementi di secondo piano come l'ala Benatti dal Lecce, il mediano Boltri dal Casale, l'attaccante Bonivento dalla Pro Patria e il mediano Volante dal San Lorenzo. In pratica la rosa rimaneva immutata, visto che questi elementi andavano per lo più a rimpolpare la rosa e a costituire alternative più o meno valide al gruppo dei titolari, in caso di infortuni o di cali di rendimento. Il risultato finale fu un deludentissimo nono posto, che non rispecchiava certo il valore della squadra e che spronò la dirigenza a dar luogo ad un ulteriore sforzo nel tentativo di rimettere a posto le cose e di presentare ai nastri del campionato successivo una squadra in linea con le aspettative della tifoseria. 
E infatti, nell'estate del 1932, bastò innestare all'attacco un certo Pietro Ferraris, per trasformare il ronzino dell'anno precedente in un vero cavallo da corsa. Il risultato finale fu un esaltante terzo posto, ottenuto nonostante i vistosi sbalzi di rendimento di Sallustro, capace comunque di mettere a segno la bellezza di 19 reti che, unite alle 22 di Vojack, resero l'attacco partenopeo un vero spauracchio per le pur munite difese italiche. Dopo un torneo che aveva portato il Napoli vicinissimo alla vetta, i partenopei erano attesi alla conferma, nella stagione 1933-34. E la conferma arrivò puntuale, come una cambiale, agevolata anche da una campagna acquisti intelligente che portò in Campania l'attaccante Rossetti e il centrocampista Rivolta. Il primo era uno dei componenti del celebre Trio del Torino (gli altri due erano Libonatti e Baloncieri), uno dei migliori attaccanti del periodo a cavallo degli anni '20, mentre il secondo era un faticatore dotato di piedi discretamente raffinati, capace di dare il giusto equilibrio al centrocampo. Il terzo posto finale, sembrò confermare che il Napoli aveva ormai acquisito una caratura tecnica capace di farlo sedere a pieno titolo al tavolo delle grandi. Come del resto desiderava una tifoseria, che cominciava a sognare di poter conquistare quel tricolore che, sino a pochi anni prima, rappresentava una chimera.

CRISI FINANZIARIA

Il Napoli esce subito dalla Coppa Europa e Sallustro perde i gradi di capitano. Il bilancio è ormai fuori controllo. Arrivano "El Filtrador" Stabile e "Cherry" Sentimenti II. Un deludente settimo posto. La Federazione impone Achille Lauro alla presidenza e il Comandante ripiana per intero il deficit.

Le prime ombre sul cammino del Napoli, si addensarono al termine del campionato quando i partenopei, qualificatisi per la Coppa Europa (un poco l'equivalente della Champions League di oggi), si videro subito sbarrare la strada dalla fortissima squadra austriaca dellAdmira Wacker, per effetto di un disastroso 5-0 che costò i gradi di capitano a Sallustro, accusato di latitanza di fronte all'imperversare della squadra avversaria. V'era però un avversario ancora più temibile a rendere aleatorio il futuro della società, un bilancio che ormai toccava livelli da allarme rosso e che, se non fosse stato fronteggiato in maniera adeguata, avrebbe presto portato la società alla bancarotta. La campagna acquisti in vista della stagione 1934-35, dovette perciò fare i conti con la situazione in cui versavano le casse societarie. Gli unici acquisti di spicco furono quelli di "Cherry" Sentimenti, il secondo rampollo della famosa dinastia di Bomporto, e di Stabile, il "Filtrador" argentino che approdato al Genoa dopo le meraviglie mostrate con la selezione nazionale, non si era mai trovato a suo agio nel calcio italiano, tradendo le referenze con le quali era sbarcato nella Penisola.
Il settimo posto finale, fu la naturale risultante del mancato adeguamento dell'organico alle aspettative sempre più esigenti di una tifoseria che ormai ragionava in grande e che non voleva sentir parlare di quadratura del bilancio. Ma se il risultato sportivo era soltanto discreto, era ormai giunta a maturazione la crisi finanziaria che covava ormai da anni sotto la cenere, tanto che la Federazione chiese che ad occuparsi della situazione fosse il Vice Presidente della società, un certo Achille Lauro, ormai da un anno a fianco di Savarese. Lauro rispose all'appello della Federazione e, di tasca sua, ricoprì per intero il deficit, ammontante a circa 300.000 lire dell'epoca.