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LA
FONDAZIONE - INVERSIONE
DI ROTTA - L'ERA LAURO - DALLA
FINE DELLA GUERRA ALLA SECONDA RETROCESSIONE
- IL NAPOLI DI JEPPSON -
LA TERZA
RETROCESSIONE - DALLA COPPA ITALIA ALLA SERIE B - SIVORI E ALTAFINI -
COMINCIA L'ERA FERLAINO - IL CALCIO TOTALE DI VINICIO - DALLA SECONDA
COPPA ITALIA ALL'AUTORETE DI FERRARIO - L'ERA MARADONA - IL PRIMO SCUDETTO
- DAL SECONDO SCUDETTO ALLA SERIE B - FINISCE L'ERA FERLAINO - IL
FALLIMENTO - NAPOLI OGGI
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NASCE IL CIUCCIO
Anche a Napoli e in Campania arriva il calcio grazie ai marinai inglesi. Nascono il
Naples, l'Internazionale e il Savoia. Il Savoia gioca la finalissima per il titolo.
La debolezza delle squadre di Napoli consiglia il loro accorpamento. Naples e Internazionale formano la
Internaples. Finalmente il Calcio Napoli.
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La genesi del
calcio a Napoli, non si discostò da quella avvenuta in molte altre città
italiane. Il primo pallone, vera e propria rarità dell'epoca, arrivò
infatti per mano di alcuni marinai inglesi che, in questo modo, usavano
trascorrere il tempo passato a terra tra una navigazione e l'altra e
trasmettevano la passione per il nuovo gioco da loro inventato agli
indigeni. Le loro evoluzioni spinsero ben presto molti ragazzi napoletani,
vogliosi di fare attività sportiva, ad imitarli nel tentativo di domare
quello che all'epoca doveva sembrare uno strano attrezzo. L'impulso dato
dagli inglesi si diffuse ben presto, e in maniera febbrile, all'ombra del
Vesuvio e nella provincia, come stava del resto succedendo anche nel resto
d'Italia, con il fiorire di tutta una serie di clubs, tra i quali si
distinsero il Naples, l'Internazionale del britannico William Phots e,
soprattutto, il Savoia di Torre Annunziata, squadra che, per buona parte
degli anni '20, fu una vera e propria stella del calcio centromeridionale,
tanto da arrivare a disputare una finale nazionale per il titolo.
Se in un primo momento, la fioritura di squadre cittadine fu salutato come
un fattore positivo, portando all'allargamento della base da cui poter
trarre materiale umano su cui lavorare, alla lunga la dispersione che ne
derivò comportò una certa debolezza delle stesse, fenomeno visibile
dalle scoppole che via via rimediavano nei confronti con squadre di altre
regioni. Come sarebbe accaduto da lì a poco anche a Roma, proprio per
ovviare alla debolezza che era la principale caratteristica delle società
cittadine, anche a Napoli cominciò perciò il periodo delle fusioni, che
avrebbero dovuto portare in breve tempo al varo di una squadra realmente
competitiva, anche ai massimi livelli, come era nei sogni degli sportivi
partenopei. Da una prima fusione tra Naples e Internazionale, nacque l'Internaples,
superato poi dalla nascita del Calcio Napoli, avvenuta nell'agosto del
1926, ad opera di dirigenti, giocatori e semplici appassionati, convenuti
al Ristorante D'Angelo. Anche a Napoli, cominciava a delinearsi lo
squadrone sognato.
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PRIME DELUSIONI
I primi passi non sono esaltanti. Ascarelli primo Presidente. Un solo punto nel torneo 1926-27.
E' subito Sallustro. Sallustro non basta e il Napoli rischia grosso, arrivando terzultimo. Verso il Girone
Unico per la scelta delle sedici regine che giocheranno la prima serie A.
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I primi passi
della nuova società non furono certo proprio esaltanti, con grande
delusione degli sportivi partenopei che avevano sperato in una squadra
immediatamente al passo con le migliori. Il primo torneo disputato a
livello nazionale, quello del 1926-27, vide il ciuccio terminare con un
solo punto in classifica, effetto di un misero pareggio riportato contro
il Brescia. Le ambizioni presto esplicitate dal primo Presidente della
società, Giorgio Ascarelli, sembrarono a quel punto sin troppo eccessive
per una squadra che stava muovendo i primi passi. Eppure qualcosa di
positivo, poteva già intravvedersi. In particolare si era messo subito in
grande evidenza il centravanti Attila Sallustro,
nativo di Asuncion, quello che sarebbe diventato in breve l'idolo dei
tifosi partenopei. Attaccante dotato di classe cristallina, Sallustro si
faceva notare sul campo non solo per le doti tecniche, ma anche per un
comportamento da vero e proprio gentleman. Da rilevare che Sallustro non
pretese un soldo per indossare la casacca del Napoli, tanto che Ascarelli,
per ricompensarlo in parte, decise di donargli una lussuosa Balilla. In
difesa si era invece distinto il forte terzino Paulo Innocenti, prelevato
dal Bologna e ben presto tramutatosi in una colonna difensiva.
Nè la classe di Sallustro, nè la solidità di Innocenti potevano però
reggere l'urto contro squadre nettamente più forti, tanto che il Napoli
si trovò ancora una volta a malpartito nell'urto con le corazzate che
già caratterizzavano il calcio italiano dell'epoca. Ad evitare una
ingloriosa retrocessione nella serie inferiore, provvide il buon
comportamento della squadra nella Coppa CONI, una sorta di torneo di
consolazione per le squadre deluse dal campionato, nella quale il Napoli
ottenne un onorevole terzo posto. Nel campionato successivo, il Napoli andò
molto meglio e i punti conquistati furono quindici, che però non
servirono ad evitare un terzultimo posto ancora una volta molto al di
sotto delle aspettative. Per fortuna del Napoli, era in atto una
riorganizzazione del calcio italiano, che stava sfociando nella nascita
del girone unico, cosicchè i partenopei furono ammessi nel successivo
torneo in uno dei due gironi dai quali sarebbero state scremate le sedici
regine che avrebbero avuto accesso al primo campionato di serie A della
storia.
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UN DRAMMATICO
SPAREGGIO
Vaso di coccio tra i vasi di ferro. Ancora una volta il Napoli arriva terzultimo, insieme alla Lazio. Lo spareggio
di Milano vede arrivare frotte di tifosi da Roma e Napoli: Sclavi para tutto, ma soprattutto mette pace tra Rier e
Caimmi, con la Lazio già in dieci. San Pietro. La Federazione evita l'ulteriore spareggio. E' Serie A!
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Ancora una volta però, il Napoli si dimostrò un vaso di coccio in mezzo
ai vasi di ferro tanto che al termine della stagione regolare i partenopei
si classificarono al terzultimo posto, in scomoda coabitazione con la
Lazio, nonostante l'ottimo rendimento di Buscaglia,
Pampaloni e Sallustro. Si rese perciò
necessario lo spareggio per stabilire quale delle due squadre avrebbe
potuto fregiarsi dell'onore di disputare la massima serie e quale sarebbe
malinconicamente discesa negli inferi della cadetteria.
Lo spareggio che fu disputato a Milano, vide calare nel capoluogo lombardo
frotte di tifosi delle due squadre, desiderosi di assistere i propri
beniamini in una contesa che si preannuciava drammatica. Treni speciali
furono organizzati da Roma e da Napoli, per uno scontro che si
preannuciava al calor bianco. E in effetti, l'andamento della
partita fu drammatico, in linea con l'importanza della posta. A
caratterizzarlo furono soprattutto le strepitose e ripetute parate del
portiere laziale Sclavi, che praticamente da solo tenne botta di fronte
all'assedio del Napoli e permise alla sua squadra di tenersi in linea di
galleggiamento. In particolare, il portierone biancoceleste fu
involontario protagonista di un episodio farsesco, allorchè, sul
risultato di 2-1 per il Napoli dovette intervenire per calmare due
compagni di squadra che si stavano azzuffando tra di loro in mezzo al
campo, rimediando uno schiaffone da Caimmi che però era indirizzato a
Rier, ritenuto troppo morbido dal primo di fronte all'assalto napoletano.
La Lazio era già rimasta in dieci uomini per effetto dell'espulsione di
Saraceni e qualora Rier e Caimmi avessero continuato nella loro assurda
disputa, l'arbitro si sarebbe visto costretto ad espellere anche loro.
L'intervento di Sclavi fu forse il più determinante tra i tanti che quel
giorno il portiere laziale ebbe modo di sciorinare, tanto che alla fine
della contesa i tifosi napoletani decisero di ribattezzarlo San Pietro, e
permise alla Lazio di chiudere la contesa sul 2-2. Quando si stava per
decidere la data e il luogo dell'ulteriore spareggio, cui naturalmente le
parti guardavano con malcelato timore, la Federazione decise di
risparmiare un nuovo drammatico testa a testa e di allargare le maglie del
nuovo torneo ammettendo diciotto squadre invece di sedici, consentendo sia
alla Lazio che al Napoli di far parte della massima divisione. Per fortuna
del Napoli, i tempi bui stavano per finire, poichè stava arrivando
Garbutt, uno dei migliori allenatori del calcio italiano di quell'epoca.
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