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LA SQUADRA DEL
DECENNIO |
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1919-20. Torna il
campionato, dopo i lutti e le distruzioni operati dalla Prima Guerra
Mondiale, e il calcio riprende il suo ruolo. Trionfa l'Inter, battendo
nella finale di Livorno il Bologna, in un torneo pletorico che denuncia il
grande problema che assilla in quel lasso di tempo il nostro football. Sta
per diventare manifesta l'impossibilità di garantire qualità ad un
torneo al quale partecipano troppe squadre, molte volte non all'altezza
della situazione. 1921-22.
Secondo scudetto di fila per la Juventus, al termine di un lungo ed
esaltante duello con il Bologna, che guida la classifica sino alla
venticinquesima giornata, per poi cedere al prepotente rush finale dei
bianconeri dopo una rocambolesca sconfitta a Milan contro l'Ambrosiana. Al
Bologna di Lelovich, in cui si fanno notare per la straordinaria classe
gli uruguaiani Sansone e Fedullo non bastano le reti di uno scatenato
Angiolino Schiavio per scalzare le zebrette di Carlo Carcano dal vertice
della classifica. |
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IL GIOCATORE DEL
DECENNIO |
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1922-23. E' l'anno in cui il calcio italiano si scinde, portando a maturazione il dissidio tra chi pensa ad un calcio dilettantistico e chi pensa che sia ormai ora di scremare il lotto delle partecipanti, facendo prevalere il principio gerarchico. Ne scaturiscono due tornei: quella della Federazione, il meno nobile, vede la vittoria della Novese; quello degli scissionisti, cui hanno aderito tutte le squadre più forti, vede l'ennesima vittoria della Pro Vercelli, che prevale sulla Fortitudo, vincitrice della Lega Sud. Si chiude il grande ciclo dei piemontesi, anche loro impossibilitati a reggere l'urto con un professionismo sempre più evidente. 1923-24. Nell'anno della riunificazione, è il Genoa a prevalere sul resto della compagnia. I grifoni, forti di assoluti fuoriclasse come De Prà, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Catto e Santamaria, dopo aver eliminato la pro Vercelli, sancendo la fine di un'epoca, la più romantica, del nostro calcio, battono agevolmente la Lazio, nella quale fa la sua comparsa ad alti livelli un certo Fulvio Bernardini, in una finalissima che si conclude al cospetto di Mussolini: il regime ha ormai scoperto la valenza propagandistica del calcio. 1924-25. Il Genoa conferma la sua supremazia, piegando nel raggruppamento settentrionale la resistenza del Bologna di Arpinati. Comincia una rivalità esasperata che culminerà nei clamorosi incidenti dell'anno successivo e dovuti principalmente all'ingresso della politica nel governo delle cose calcistiche. In finale, i rossoblù si vedono opporre una strenua resistenza dal sorprendente Savoia di Torre Annunziata, che denuncia i progressi ormai in atto anche nel calcio meridionale. Il calcio italiano va verso l'unificazione.
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L'ALLENATORE DEL
DECENNIO |
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1925-26. E' l'anno dei clamorosi incidenti tra Bologna e Genoa, che vedono le tifoserie fronteggiarsi con una violenza sino ad allora inusitata. Il Bologna di Arpinati, esce vincitore tra le polemiche dalla vera e propria battaglia inscenata dalle due società e va a vincere il suo primo scudetto contro l'Alba, una delle progenitrici della Roma. Rimarrà però la pessima impressione destata dagli avvenimenti della sfida col Genoa e, soprattutto, la consapevolezza che il calcio è ormai piegato agli interessi del fascismo. 1926-27. Torna a vincere
la Juventus, forte di un grande portiere come Combi, supportato da una
straordinaria coppia di terzini formata da Allemandi e Rosetta e di altri
fortissimi giocatori come Bigatto, Vojak e Hirzer. I bianconeri piegano
con molta facilità la resistenza dell'Alba, esplicitando la distanza che
ancora separa le due parti della penisola e tornano alla vittoria, la
seconda dopo quella riportata nel 1905. |
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