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ASSI O BIDONI? |
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Il calcio
italiano, sin dai suoi albori, ha potuto contare sul continuo e copioso
afflusso di campioni provenienti da oltrefrontiera. Negli anni '20,
massiccio fu l'afflusso di giocatori ungheresi, cioè di una delle scuole
che allora andavano per la maggiore. Nel decennio successivo, invece, fu
la volta di uruguaiani e argentini ad arrivare in massa sui nostri campi,
grazie alla particolare normativa sugli oriundi che equiparava di fatto
italiani e sudamericani che avessero ascendenze italiche. Il vero e
proprio ratto di straordinari assi come Orsi, Monti, Guaita
e tanti altri, da parte delle squadre italiane, provocò il forte
risentimento delle federazioni sudamericane, saccheggiate ed espropriate
di tanti giocatori che si erano formati in quel continente e che si
vedevano praticamente azzerare un lavoro certosino fatto sui vivai, senza
tra l'altro averne la giusta ricompensa. |
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ASSI... |
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Tra coloro che
dimostrarono subito la loro classe cristallina, possiamo annoverare Monti,
Cesarini e Orsi, colonne della Juventus che inanellò cinque scudetti tra
il 1930 e il 1935, i bolognesi Sansone, Fedullo
e Andreolo, primattori del Bologna che tremare il mondo fa, lo
straordinario Sallustro implacabile attaccante del Napoli, l'artigliere
Petrone che prima sedusse e poi abbandonò di punto in bianco la tifoseria
fiorentina, i romanisti Guaita e Scopelli, autori di una romanzesca fuga
che privò i giallorossi della concretissima possibilità di vincere il
titolo del 1936-37. Per non parlare degli interisti De Maria e Frione,
idoli della folla nerazzurra, e di un altro straordinario giocoliere come
Amphilogino Guarisi, più noto come Filò, che
fu uno dei pochi a brillare in quella scombiccherata Brasilazio che
all'inizio degli anni '30 fu presa a calci e pernacchie su tutti i campi
italiani. Con la guerra, terminò anche l'afflusso di assi stranieri che
però, riprese con grande vigore alla fine degli anni '40, caratterizzato
soprattutto dalla calata in massa dei nordici. Liedholm, Gren, Nordhal,
John Hansen, Broneè e tanti altri vennero a dimostrare la bontà di
scuole che in quel momento non erano seconde a nessuno. Ma non solo i
nordici caratterizzarono quella seconda ondata, se si pensa all'apolide Nyers
e al grandissimo Julio Bothelo, in arte Julinho, che trascinò la
Fiorentina al primo titolo della sua storia, agli argentini Sivori, Grillo
e Angelillo. Per non parlare di Mario Boyè, asso che dopo aver incantato
la folla genoana, pensò bene di obbedire alla sua signora e di tornrsene
a casa senza salutare nessuno. E qui la finiamo perchè la lista sarebbe
lunghissima... |
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...E BIDONI |
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...per
cominciare quella dei supposti bidoni, altrettanto lunga. Chi ha mai
sentito nominare un certo Tomas Garibaldi, giocatore acquisito dal Genoa
alla fine degli anni '30? Argentino dal passato non proprio banale (aveva
giocato col Boca Juniors senza destare particolare scandalo), passò come
una meteora sul cielo genovese, senza più dare alcuna notizia di sè.
Passiamo poi alla lunga sfilza di brasilaziali ricordati ancora con orrore
sulla sponda biancoceleste del Tevere. Con loro, la squadra capitolina
rischiò la prima retrocessione della sua storia (almeno per ciò che
concerne il girone unico), in quanto i vari Ratto, Tedesco, Salatin, Del
Debbio, Fantoni I° e II°, Demaria, non riuscirono mai ad abituarsi alle
robuste randellate con cui i difensori italiani usavano spazzare le loro
aree di rigore. Eppure quasi tutti questi giocatori avevano vestito la
maglia della loro nazionale e avevano caratterizzato con grandi giocate la
loro precedente carriera brasiliana. Basterebbe vedere come viene
ricordato il terzino Del Debbio nelle cronache calcistiche d'epoca del suo
paese, per capire che non stiamo parlando di famigerate "pippe"
arrivate a caso nel nostro calcio. E sull'altra sponda del Tevere non è
che si distinguessero al meglio i vari Campilongo
e Spitale, argentini la cui chiara fama in patria fu messa in forte dubbio
dalle difficoltà incontrate al loro primo impatto col calcio italiano.
Nonostante avessero giocato centinaia di partite nella massima serie di un
calcio all'avanguardia, come quello argentino, ancora oggi vengono
etichettati come bufale da chi si occupa della sacra storia della Roma. |
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