|
|
![]() |
STORIE DI CALCIO |
|
Stranieri,
una storia senza toni intermedi Il grande afflusso di stranieri nel
nostro calcio, è una caratteristica che distingue il nostro sport
pedatorio sin dalle origini. I primi ad arrivare furono gli inglesi,
sostituiti poi dai danubiani. Alla fine degli anni '30, grazie al
marchingegno degli oriundi, fu la volta dei grandi assi sudamericani, che
resero grande il nostro calcio. La storia è continuata, con qualche
sporadico stop, sino ai giorni nostri, con una costante: gli stranieri, o
sono assi o sono bidoni. Non c'è una via intermedia. Proviamo a
tracciarla noi, andando a vedere più in profondità. Crisi
di una vocazione Una volta, l'Italia era una terra di santi,
navigatori, poeti e grandi portieri. Oggi non è più così e dietro a
Buffon, si stenta ad intravvedere degni successori. Eppure non è passato
moltissimo da quando i nostri portieri erano considerati i più affidabili
in assoluto. Di converso, le nostre squadre più forti, Inter e Roma in
primis, hanno affidato la difesa della loro rete a portieri brasiliani,
gli stessi che una volta erano considerati una vera palla al piede per la
Selecao. Questione congiunturale o vera e propria inversione di tendenza? |
|
|
Altro che cassanate! Se qualcuno pensa che Cassano sia un caso isolato nella storia del cacio italiano, si ricreda, c'e chi ha saputo fare molto meglio (o peggio?) di lui. Nella prima metà degli anni '50, arrivò nel nostro paese il grandissimo Helge Bronèe, un fuoriclasse che riuscì a far parlare di sé non solo per le imprese sul campo. Giocatore estrosissimo, capace di trascinare la sua squadra, ma anche di estraniarsi dalla contesa per motivi che riusciva a comprendere solo lui, Bronèe fu croce e delizia delle tifoserie che poterono ammirarlo. La sua parabola italiana, fu contraddistinta anche dall'irriducibile dissidio con Gipo Viani, il quale arrivò a mettergli le mani addosso. Scopriamo uno dei più grandi artisti mai arrivati nel nostro paese. Moviola, si o no? Gli errori ci sono sempre stati. E gli arbitri sono sempre stati il bersaglio preferito dei tifosi, per giustificare la sconfitta della loro squadra. Tra gli errori arbitrali più famosi, non può mancare il famoso goal annullato a Turone nel 1981, ma ve ne sono altri che la massa dei tifosi di oggi non conoscono, ma che furono altrettanto clamorosi e decisivi. A partire da quello che vide protagonista involontario l'arbitro Rigato, che, nel corso di un Lazio-Napoli decisivo per la promozione in serie A, non si accorse di una rete segnata da Seghedoni, provocando le clamorose rimostranze dei bianocelesti. E se ci fosse stata la moviola? Campioni in crisi I casi che negli ultimi mesi hanno riguardato campioni come Shevcenko, Ballack e Beckham, messi in discussione per un rendimento non certo pari alle attese e alla loro fama, non possono proprio stupire, alla luce dei tanti, eccellenti, precedenti. Perchè non sempre i campioni riescono ad integrarsi nella nuova realtà, o perchè mal utilizzati. Per non parlare di blocchi psicologici causati dalla responsabilità che la cifra spesa comporta. Il calcio italiano è ricco di precedenti in tal senso. Basterebbe ricordare l'orribile stagione vissuta da Angel Benedicto Sormani a Roma, per capire che non è automatico il rientro per chi decide di investire forte su un giocatore. Il primo derby romano Nel 1929, si giocò il primo derby romano della storia. La Roma, nata nel 1927, aveva cercato di inglobare anche la Lazio, senza però riuscirvi. Per fortuna. Perchè in tal modo nacque la più accesa rivalità cittadina, capace di intrigare anche coloro che non sono romani. La prima stracittadina fu preceduta da una settimana densa di preoccupazioni, nel ricordo dei clamorosi incidenti che avevano sempre caratterizzato le sfide tra la Lazio e le squadre che si erano riunite per dar vita alla Roma. Andiamo a rivivere quella prima, straordinaria partita, per cercare di capire le ragioni di una rivalità così accesa. Il 5-0 che divenne un film Nel 1931, si verificò un fatto straordinario per il calcio italiano dell'epoca: per la prima volta, infatti, una squadra centromeridionale andò ad insidiare decisamente la supremazia degli squadroni nordici. Fu la Roma, nata pochi anni prima proprio per dar luogo ad una sola, forte squadra capitolina, in grado di entrare permanentemente nell'area dello scudetto, a riuscire in una impresa epocale, che portava a compimento l'unificazione dell'Italia calcistica. E proprio nella primavera del 1931, la Roma sconfisse la Juventus, sua rivale nella lotta al titolo, con un 5-0 che fece scalpore e che divenne oggetto di una pellicola dell'epoca. La calata
degli oriundi Nella prima metà degli anni '30, si ebbe una massiccia
iniezione di oriundi nel nostro calcio. Approfittando della normativa che
prevedeva la naturalizzazione di chi potesse provare di avere antenati
italiani, dal Sudamerica sbarcarono decine e decine di giocatori. A volte
ottimi, altre un pò meno. Ad approfittare di questa possibilità, fu
soprattutto la Lazio che, nel 1931-32 approntò una squadra composta quasi
interamente di giocatori brasiliani. La Brasilazio, come fu ribattezzata
dai tifosi biancocelesti, rischiò addirittura la retrocessione, a causa
del mancato adattamento dei suoi oriundi. Andò molto meglio al Bologna,
che pescò fuoriclasse come Sansone, Puricelli, Fedullo o Andreolo. E gli
altri? |
|
|
La clamorosa fuga di Guaita e Scopelli Nell'estate del 1935, si verificò un episodio clamoroso, la fuga degli assi argentini della Roma. Guaita, Scopelli e Stagnaro, infatti, decisero di lasciare improvvisamente la squadra giallorossa e l'Italia, per paura di essere arruolati per la guerra d'Etiopia. L'episodio ebbe contorni oscuri, ma, soprattutto, privò la Roma della possibilità di vincere il suo primo scudetto, obiettivo per il quale aveva allestito una squadra fortissima e senza punti deboli. Andiamo a ripercorrere le tappe di una vicenda che non fu mai chiarita a fondo e che ancora oggi solleva interrogativi. Calcio
e politica Il calciomercato del 1934, fu caratterizzato dal clamoroso
passaggio di Silvio Piola alla Lazio. Il centravanti vercellese, destinato
al Torino, col quale era già stato siglato un precontratto, fu dirottato
a Roma grazie all'intervento del Tesoriere del PNF, Marinelli, a favore
della società biancoceleste. Non era il primo caso di commistione tra
politica e calcio, ma l'episodio fu clamoroso perchè mai sino ad allora
il potere politico si era ingerito così pesantemente negli affari
calcistici. Il connubio in questione sarebbe però andato avanti anche
dopo la fine del fascismo: troppo importante la cassa di risonanza
assicurata dal calcio per trascurarla... I giocatori
britannici in Italia Nel romanzo del calcio italiano, una pagina a parte spetta ai giocatori
anglosassoni. Che molto raramente sono riusciti ad inserirsi nel nostro
calcio. Eppure è proprio grazie a molti di loro che il football attecchì
nel nostro paese: basti pensare al ruolo importantissimo rivestito da
Spensley nella storia del Genoa e ad Herbert Kilpin, uno dei fondatori del
Milan. Dopo di loro, per molti decenni la lingua inglese andò in soffitta
e fu rispolverata solo con l'arrivo di John Charles, il Gigante Buono
della Juventus. Fu poi la volta di Law e Baker, croce e delizia per una
breve stagione del Torino, i quali fecero immediatamente innamorare la
Maratona per poi finire la loro esperienza italiana centrando un
monumento... Perchè il calcio italiano ha dimenticato Vittorio Pozzo? E' stato l'alfiere della doppia vittoria italiana ai mondiali del 1934 e del 1938, l'uomo che costruì la grande Nazionale che negli anni '30 dominò il calcio internazionale. Eppure, il calcio italiano sembra aver del tutto rimosso Vittorio Pozzo, tanto da non dedicargli neanche lo stadio costruito a Torino in occasione dei Mondiali del 1990. Tutto a causa di una supposta adesione del tecnico torinese alla Repubblica Sociale e della sua vicinanza al regime. Che non ci fu, poichè Pozzo, da fervente patriota, aveva soltanto servito il suo paese. Anzi, come provano i documenti del Fondo Pozzo, egli collaborò con la Resistenza, aiutando i partigiani nello smistamento dei prigionieri alleati. Inutilmente... Le leggende metropolitane del calcio romano Il calcio molto spesso è costruito su leggende. Nereo Rocco, usava ripetere, quando guidava il Torino, che se un giocatore della sua squadra avesse segnato dalla metacampo, sarebbe subito saltato sù qualcuno a dire che Valentino Mazzola era capace di segnare dagli spogliatoi. Il calcio romano non sfugge alla regola. Tra le leggende più dure a morire, ne abbiamo scelte tre, quelle riguardanti Ezio Sclavi, Amilcar Barbuy e il primo scudetto della Roma. Leggende fondate a volte sulla mancanza di adeguate informazioni o semplicemente su un inadeguato lavoro sulle fonti d'epoca. Poco male, comunque, in quanto proprio le leggende metropolitane, spesso, sono il sale del nostro sport più popolare... La leggenda del Santo Bevitore Nereo Rocco è stato uno dei migliori allenatori di ogni epoca, del nostro calcio. Ma, soprattutto, è stato un personaggio incredibile, uno di quelli che hanno costruito la leggenda dello sport più bello del mondo. Giocatore di ottima levatura, usava dire, esagerando, che se non si fosse sposato troppo presto, al posto di Meazza e Ferrari ci sarebbe stato lui. Una volta diventato allenatore, passò da un successo all'altro, sempre sulle ali dell'amato catenaccio. Prima alla Triestina, poi al Padova, quindi al Milan e al Torino, il Paron non sbagliò un colpo, vincendo scudetti e coppe, ma anche costruendo veri e propri miracoli, come quello del Padova, ammazzagrandi degli anni '50. Il
calcio italiano colpito dalle Leggi Razziali
Anche il nostro calcio dovette pagare tributo alla sciagurata politica
antiebraica di Mussolini. Tra le tante storie, le più clamorose furono
quelle di Renato Sacerdoti, presidente della Roma, di Anton
"Egri" Erbstein, uno degli artefici della costruzione del Grande
Torino e di Arpad Weisz, forse il miglior tecnico dell'epoca che
precedette la Seconda Guerra Mondiale. Sacerdoti pagò la fuga di Scopelli,
Guaita e Stagnaro col confino, Weisz morì in campo di concentramento,
come la sua famiglia ed Erbstein, dopo essere scampato ai campi di
sterminio, fu coinvolto nella sciagura di Superga, nella quale perì il
Grande Torino. Andiamo a ripercorrere le storie di tre grandissimi
personaggi del calcio italiano. |
|
|
|
|