|
|
|
LA FONDAZIONE
- GLI
ANNI '50 E LA SAMP DEI VECCHIETTI TERRIBILI - IL
PRIMO PERIODO BUIO - I GRIGI ANNI '70
- INIZIA L'ERA MANTOVANI - DALLA PRIMA
COPPA ITALIA ALLO SCUDETTO - LA DELUSIONE DI WEMBLEY - DALLA MORTE DI
MANTOVANI ALLA SERIE B - ARRIVA GARRONE
|
||
![]() |
NASCE LA SAMPDORIA |
|
|
Il
primo torneo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, aveva visto la
partecipazione di ben tre società genovesi al girone settentrionale della
Serie A: il Genoa, l'Andrea Doria e la Sampierdarenese. Mentre scontata
era stata l'ammissione di Genoa e Sampierdarenese, molto sorprendente era
stata invece quella dell'Andrea Doria, che aveva potuto godere di un
permesso speciale concessole dal Presidente della Federazione, Mauro, a
causa delle vessazioni che questa società aveva subito durante il regime
fascista. Infatti, l'Andrea Doria, nel 1928 aveva dovuto subire la fusione
con la Sampierdarenese che aveva dato luogo alla Dominante, progetto
portato avanti dagli alti comandi della 26° Legione della Milizia
Fascista, un pò sul modello di quello che aveva portato alla costituzione
della Roma e che in pratica mirava ad inglobare tutte le realtà
calcistiche cittadine in una unica società. Gli ex doriani, però, non si
erano dati per vinti e un gruppo di indomabili, capeggiati da paolo
Franchetti, aveva costituito l'Alessandro Volta, presieduta da Olivari, la
quale aveva ricomincaito dalla prima divisione dilettanti, per poi far
rivivere l'antica denominazione Andrea Doria. Nel 1931-32, la squadra era
arrivata in serie C, dove era rimasta sino al 1936, allorchè i soci
dell'Andrea Doria dovettero arrendersi alle angustie economiche, di cui
erano direttamente responsabili le gerarchie fasciste cittadine, che
avevano mosso tutte le pedine possibili per strozzarli finanziarmente. Per
quanto concerne la Sampierdarenese, essa era nata nel 1911 come Società
Ginnastica Comunale, su impulso di un gruppo di studenti (Cornetto,
Lenuzza, Riccardi, Scatti, Berlingeri, Pastorino, Calvi, Langerotto e
Siegris). Dopo aver cominciato nella terza categoria, la Sampierdarenese
era passata nel 1915 in seconda. Nel 1920, la sezione calcistica si rese
autonoma e assorbì la dissestata Pro Liguria, acquisendo così il diritto
a prendere parte al torneo di prima categoria. Infine, come abbiamo visto,
nel 1928, anche la Sampierdarenese si era dovuta rassegnare alla
scomparsa. Non era però finita lì, poichè nel frattempo, la Dominante
aveva dato a sua volta luogo ad una nuova fusione con Rivarolese e
Sestrese, dalla quale era nato il Liguria, esperimento che però ben
presto era fallito con la caduta in serie C. Di fronte a questa
situazione, il Segretario del Fascio di Sampierdarena, Benvenuti, aveva
convocato Luigi Cornetto, uno dei fondatori della Sampierdarenese, il
quale aveva ripreso contatto coi vecchi soci e aveva accettato l'incarico
di ricostruire la società dalle fondamenta, con una unica condizione:
quella di riprendere l'antica denominazione. La nuova società era andata
talmente bene, da ritrovarsi nel giro di pochi anni in serie A. Ancora una
volta, però, le turbolenze societarie erano dietro l'angolo e, quando le
grandi acciaerie di Sestri e Cornigliano, che davano grande aiuto alla
squadra, chiesero una compensazione per l'aiuto economico dato, il
presidente Moio, un ex colonnello dei carabinieri divenuto capo
dell'ufficio personale dell'Ansaldo, decise di darla mutando nuovamente il
nome in Liguria. La sarabanda in questione, finì soltanto con l'arrivo
della guerra, dopo di che, si tornò alla situazione esistente alla fine
del primo conflitto mondiale, con Sampierdarenese e Andrea Doria ancora
una volta sulla breccia. |
||
![]() |
PRIMI PASSI |
|
|
La
neonata società, fu subito ribattezzata dalla stampa sportiva, la
"squadra dei milionari", per effetto della floridezza economica
apportata dai vecchi vertici doriani. La maglia prescelta, fu derivante
dalla fusione tra i colori che avevano caratterizzato Andrea Doria,
bianco-blu, e Sampierdarenese, bianco-rosso-nero. Allenatore fu scelto
Galluzzi, ex giocatore di buon livello della Fiorentina che, una volta
trasformatosi in tecnico, aveva introdotto il Sistema nella squadra
gigliata. La squadra fu naturalmente composta attingendo al meglio delle
rose di Andrea Doria e Sampierdarenese. Dalla prima furono prescelti il
portiere Lusetti, i mediani Bovoli,
Poggi e Gramaglia, l'interno Baldini,
l'ala Parodi. Dalla Sampierdarenese furono invece scelti l'altro portiere Bonetti,
il jolly difensivo Borrini, il mediano Bertani,
l'interno Fiorini. La rosa fu naturalmente
integrata con una robusta campagna acquisti che vide arrivare sotto la
Lanterna i terzini Piacentini dal Torino, Pischianz
dal Venezia e Zorzi dal Milan il forte mediano Fattori
dal Vicenza, l'interno Bassetto (una grande promessa del calcio italiano)
dal Vicenza, le ali Fabbri (il futuro
Commissario Tecnico della Nazionale) dall'Inter e Frugali
dall'Alessandria, e l'attaccante Barsanti, sempre dai nerazzurri milanesi.
Con questa inquadratura, la Sampdoria andava ad affrontare il primo torneo
della sua storia, con qualche timore, ma anche con fondate speranze di
reggere l'urto con le consorelle. La prima partita, a Roma contro i
giallorossi, confermò i timori della vigilia. Il centravanti romanista
Amadei rispose con una tripletta alla rete di Bassetto, sollevando più di
una perplessità in un ambiente che ancora ricordava il pessimo
comportamento dell'anno precedente. Alla seconda giornata, però, Pinella
Baldini regalò la prima vittoria della sua storia alla Sampdoria, proprio
nella settimana che precedeva un impegno da far tremare i polsi, quello
col Grande Torino. La partita del Filadelfia dette la conferma della buona
levatura degli uomini di Galluzzi, il cui Sistema resse al confronto con
quello della squadra monstre del momento. Ancora Baldini, fu autore della
rete che pareggiò quella di Valentino Mazzola, regalando ai doriani un
punto sul quale nessuno faceva affidamento alla vigilia. E quando alla
quarta giornata anche il Milan veniva regolato in rimonta, con il solito
Baldini autore stavolta di una doppietta, l'entusiasmo dell'ambiente
doriano toccò le stelle. Fu la sconfitta interna con il Bologna a
riportare tutti coi piedi per terra, ma fu un bene, in quanto nella
successiva partita, Baldini e compagni affrontarono con la dovuta
concentrazione il primo derby della storia con il Genoa. La stracittadina
non ebbe praticamente storia e le reti di Baldini, Frugali e Fiorini
consegnarono la vittoria alla Sampdoria, senza alcuna possibilità di
replica della controparte. Dopo la sconfitta esterna con la Lazio, i
doriani ripresero il loro cammino andando a violare il campo
dell'Alessandria, per poi maramaldeggiare sul Bari a Marassi. Alla
tredicesima giornata, grazie alla vittoria a tavolino a Venezia, gli
uomini di Galluzzi si trovarono addirittura al quarto posto, ma da questo
momento iniziò un periodo grigio che terminò solo alla prima giornata
del girone di ritorno, col 4-0 inflitto alla Roma. Se la parte alta della
classifica si era ormai allontanata decisamente, la Sampdoria continuò
comunque con una andatura che gli permise di installarsi saldamente nella
parte tranquilla della graduatoria e di togliersi ancora qualche
soddisfazione, come la seconda vittoria nel derby di ritorno col Genoa, un
3-2 propiziato dalle reti di D'Alconzo e Bassetto (doppietta). Alla fine
della stagione, la squadra doriana si classificò al decimo posto, un
piazzamento che, se poteva provocare qualche rimpianto, poteva anche
essere visto con una certa soddisfazione visto che era stato guadagnato
insieme a squadre come Inter, Lazio e Genoa. |
||
![]() |
SENZA INFAMIA E SENZA LODE |
|
|
Gli errori dell'estate
precedente, furono adeguatamente compresi dalla dirigenza doriana in
quella del 1948. Stavolta le cose furono fatte con grande discernimento.
La zavorra rappresentata dalla colonia argentina, fu rispedita al mittente
e avvicendata con il centravanti Juan Carlos Lorenzo, prelevato dal Boca
Juniors e l'interno Josè Osvaldo Curti, del River Plate, giocatori di
sicuro livello che potevano garantire un rendimento costante. Sul mercato
interno, erano da rilevare l'arrivo di Aristide Coscia, classico interno
acquistato dall'Alessandria dopo aver costituito uno dei punti di forza
della Roma tricolore del 1941-42 e quello di Renato Gei, interno dalle
spiccate attitudini offensive prelevato dalla Fiorentina. Inoltre la
società dimostrava di saper guardare al futuro, procedendo agli acquisti
di due promesse come l'ala Lucentini del Tolentino e l'altra ala Prunecchi,
che si era messo in grande evidenza nella Carrarese. In panchina rimaneva
Adolfo Baloncieri, che stavolta riusciva ad assemblare al meglio la rosa
consegnatagli dalla campagna estiva e, dopo aver limato in maniera
adeguata le magagne che nell'anno precedente aveva portato verso il basso
la squadra, riusciva a presentare ai nastri di partenza del torneo 1948-49
una formazione completamente rinnovata nel gioco e nello spirito. L'inizio
non era dei migliori, soprattutto a causa di una non perfetta tenuta
difensiva che vanificava le buone cose prodotte dal settore offensivo.
Nelle prime quattro giornate la Sampdoria subiva la bellezza di dieci reti
e guadagnava solo tre punti. Alla quinta giornata, però, il derby con il
Genoa, fece vedere una squadra da sogno, capace di spazzare via
l'avversaria concittadina con un roboante 5-1. La battuta di arresto col
Modena, non scoraggiò i doriani, i quali nella settima giornata compirono
una nuova impresa, sconfiggendo la Juventus 2-0. Alla decima giornata, il
4-2 esterno rifilato alla Roma, confermò le grandi attitudini offensive
dei blucerchiati, risultato della sapienza tecnica e tattica di una coppia
di interni come quella formata da Bassetto e Gei e della puntuale
chiusura della manovra assicurata dal solito Baldini. Ma non soltanto
loro, se si pensa che Baloncieri poteva contare anche su riserve di ottimo livello come
Lorenzo e Lucentini, capaci di non far pesare troppo le eventuali assenze
dei big e sulla costanza ad alti livelli di Coscia e Gramaglia. Dopo aver
girato al quinto posto il girone di andata, la Sampdoria si confermò su
alti livelli anche nella parte discendente del torneo, continuando a
mostrare una facilità di manovra e una prolificità che autorizzavano la
tifoseria a coltivare sogni di alta classifica. Alla quinta giornata di
ritorno, addirittura, gli uomini di Baloncieri si trovavano al secondo
posto, in coabitazione con l'Inter, ma una piccola crisi li allontanò
dalla parte più nobile della classifica, anche se i blucerchiati non
scesero mai sotto al quinto posto che sarebbe poi stato il piazzamento
finale. Piazzamento che però contava poco, in considerazione della
terribile sciagura che nel maggio del 1949 colpì il Grande Torino, il cui
aereo andò a schiantarsi contro il muraglione della cattedrale di Superga.
Era la più grave sciagura che avesse mai colpito il calcio italiano e
pensare al pur ottimo comportamento della squadra in simili condizioni,
diventava quasi impossibile. |
||
|
|
||