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LA
FONDAZIONE - PRENDE
CORPO LO SQUADRONE - IL
GIRONE UNICO - AD UN PASSO DAL TITOLO
- GLI ANNI RUGGENTI DI TESTACCIO -
UNA FUGA MISTERIOSA -
VERSO
LA GUERRA - IL PRIMO SCUDETTO
- GLI ANNI DELLA CRISI - LA
SERIE B - LA RINASCITA CON
SACERDOTI - L'EPOCA DELLE
CONTRADDIZIONI - ANACLETO
V - TRIONFI E DELUSIONI: DALLA COPPA DELLE FIERE ALLA NASCITA DELLA
ROMETTA - MARCHINI ED HERRERA - GLI ANNI BUI DI ANZALONE - INIZIA L'ERA
VIOLA - IL SECONDO SCUDETTO - UNA MALEDETTA SERATA DI MAGGIO - DECLINA LA
STELLA DI VIOLA - CON CIARRAPICO AD UN PASSO DAL FALLIMENTO - LA RINASCITA
CON SENSI - ALTI E BASSI CON MAZZONE E BIANCHI - ZEMANLANDIA - DA ZEMAN A
CAPELLO - IL TERZO SCUDETTO
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FLESSIONE |
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Nel 1936-37,
nonostante un altro grande acquisto come quello del nazionale Serantoni,
arrivato a Roma sul termine di una carriera che lo aveva visto
costantemente su alti livelli (tanto da divenire uno dei pupilli di Pozzo)
la Roma accusò una vistosa flessione, arrivando solo decima, risultato
che metteva a nudo in maniera abbastanza clamorosa il momento di
difficoltà della squadra. Tra le cause
di questa brutta annata la forzata perdita del bomber Dante Di Benedetti, bloccato
dal menisco proprio nel momento in cui aveva raggiunto il vertice della
sua carriera ed era stato convocato in Nazionale, e la prolungata assenza
di Guido Masetti, al cui posto si avvicendarono, con risultati non proprio
lusinghieri, i vari Valinasso, Nardi e Francalancia, le cui esitazioni
provocarono lo smottamento difensivo. I problemi derivanti
dalla mancanza di validi terminali offensivi e di un portiere in grado di
ovviare alle eventuali assenze del titolare si rivelarono praticamente
insormontabili per Barbesino, cui non restò che prendere atto delle
mancanze di una squadra che aveva visto nel corso degli ultimi anni
scemare il suo tasso tecnico. |
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FINE DI UN'EPOCA |
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La fuga dei tre
fuoriclasse argentini, si trasformò in un vero e proprio spartiacque per
la società giallorossa. Il decadimento di carattere tecnico che era stato
provocato dall'addio di Guaita e Scopelli, in particolare, sembrò
inaugurare una nuova epoca per la Roma che da quel momento fu costretta a
riporre in sottordine le grandi ambizioni che ne avevano contrassegnato i
primi anni. La società giallorossa continuò ad inanellare buone
stagioni, arrivando al sesto posto nel 1937-38 e al quinto in quella
successiva, sotto la guida del vercellese Guido Ara, ma molto diverso era
stato lo slancio del primo periodo, allorchè la Roma aveva messo in serio
imbarazzo il predominio sino ad allora esercitato dagli squadroni del
Nord. |
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ARRIVA UN
BASTIMENTO |
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La ricostruzione
di una squadra di primo piano in questi anni andò avanti tra alti e
bassi, essendo difficile rimpiazzare figure di straordinario rilievo come
quelle di Bernardini e Ferraris IV. L'ottimo rendimento di Coscia non
poteva bastare. A dargli man forte arrivò un ottimo terzino come
Brunella, prelevato dal Torino in cambio di Michelini. I dirigenti
granata, che pur conoscevano la forza di Brunella, furono spinti a questa
cessione dal fatto che il terzino era reduce da un grave infortunio al
ginocchio dal quale si stava riprendendo lentamente ed era reputato
giocatore a rischio. Negli anni successivi, una volta ristabilito
completamente, Brunella sarebbe divenuto uno dei migliori terzi italiani.
Nel tentativo di accelerare la crescita tecnica della squadra, i dirigenti
giallorossi tentarono ancora una volta la carta d'oltreoceano, ma i
risultati non furono esaltanti. Dopo aver trattato veri e propri crack del
calcio argentino, come il centromediano Minella del River Plate, Sabio,
interno del Boca Juniors e Staggi, attaccante del San Lorenzo, tutti
elementi di riconosciuto valore internazionale, arrivarono infatti (era il 1939) i vari
Pompei, Campilongo, Spitale, Provvidente e Pantò.
Di tutti costoro soltanto Pantò si rivelò un ottimo giocatore
ritagliandosi un ruolo anche per gli anni successivi, mentre gli altri si
dimostrarono, chi più chi meno, emeriti bidoni con punte farsesche
raggiunte dal centravanti Provvidente. Questo giocatore, del quale non si
riuscì mai a capire veramente l'età, si presentò affermando di aver
segnato carrettate di reti in tutte le squadre in cui aveva giocato,
confidando sulla pratica impossibilità di verifica da parte di coloro che
lo ascoltavano affascinati. In effetti, Provvidente aveva segnato tanto
nel campionato argentino, ma la sua lentezza lo rendeva del tutto inadatto
ad un campionato come il nostro. Una volta in campo dimostrò, purtroppo per
la Roma, soltanto i difetti che aveva sottaciuto e riuscì soltanto a meritarsi
frizzi e lazzi da parte della tifoseria che lo bollò con un nome che era
tutto un programma: Provolone. |
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