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LA
FONDAZIONE - PRENDE
CORPO LO SQUADRONE - IL
GIRONE UNICO - AD UN PASSO DAL TITOLO
- GLI ANNI RUGGENTI DI TESTACCIO -
UNA FUGA MISTERIOSA -
VERSO
LA GUERRA - IL PRIMO SCUDETTO
- GLI ANNI DELLA CRISI -
LA
SERIE B - LA RINASCITA CON
SACERDOTI - L'EPOCA DELLE
CONTRADDIZIONI - ANACLETO
V - TRIONFI E DELUSIONI: DALLA COPPA DELLE FIERE ALLA NASCITA DELLA
ROMETTA - MARCHINI ED HERRERA - GLI ANNI BUI DI ANZALONE - INIZIA L'ERA
VIOLA - IL SECONDO SCUDETTO - UNA MALEDETTA SERATA DI MAGGIO - DECLINA LA
STELLA DI VIOLA - CON CIARRAPICO AD UN PASSO DAL FALLIMENTO - LA RINASCITA
CON SENSI - ALTI E BASSI CON MAZZONE E BIANCHI - ZEMANLANDIA - DA ZEMAN A
CAPELLO - IL TERZO SCUDETTO
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RAGGIO DI LUNA
La Roma strappa il grande Selmosson alla Lazio, tra le proteste della
tifoseria rivale. Arriva Piedone, ovvero Pedro Manfredini. Piedone
dimostra subito le sue doti, ma spacca la tifoseria a metà. Con lui,
anche David e Zaglio, promesse poi mantenute del nostro calcio. Nonostante le
reti di Manfredini la Roma termina solo al nono posto. Neanche Foni fa
miracoli.
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La coppia formata
da Nordhal e Busini fu confermata anche per la stagione successiva,
preceduta da una campagna acquisti a sensazione che vide arrivare alla
Roma il fuoriclasse svedese Arne Selmosson, strappato alla Lazio al
termine di una trattativa che aveva provocato la furiosa sollevazione
della tifoseria biancoceleste, il portiere Cudicini
dell'Udinese, il difensore David del Vicenza e il mediano Zaglio della
Spal. Era senza dubbio una campagna acquisti di grandissimo spessore, se solo si
considera che David e Zaglio erano tra i giovani centrocampisti italiani i
più promettenti e già erano finiti sul taccuino dei maggiori clubs,
mentre lo svedese Selmosson era uno dei più apprezzati uomini squadra del
calcio italiano e aveva ampiamente dimostrato negli anni passati a Udine e
alla Lazio le sue straordinarie capacità.
Partita, come logica imponeva dopo gli sforzi fatti in sede di rafforzamento, tra le favorite per la
vittoria finale, la Roma ottenne alla fine soltanto un deludente sesto posto,
preludio all'arrivo di uno dei più celebrati tecnici dell'epoca, Mario
Foni, ex terzino della Nazionale campione del mondo nel 1938, col quale la
dirigenza sperava di riuscire ad eliminare i difetti che avevano impedito
alla squadra di raccogliere quanto seminato. Il pezzo forte della campagna di rafforzamento fu costituito da
Pedro Waldemar Manfredini,
attaccante argentino consigliato da Stabile e Cesarini, un giocatore che
avrebbe fatto epoca e spaccato a metà la tifoseria giallorossa, così
come aveva fatto in Argentina ove molti non vedevano di buon occhio
l'essenzialità del suo gioco e il fatto che privilegiasse la praticità
all' estetica. Le 16 reti segnate da "Piedone" (come era stato
subito ribattezzato dai tifosi romanisti l'asso argentino a causa di una
foto scattata al suo arrivo nella Capitale che ne ritraeva in primo piano
le preziose estremità) in 24 partite, non bastarono però per andare
oltre un mediocrissimo nono posto nel torneo 1959-60, ottenuto nonostante
l'introduzione del libero decisa da Foni per dare maggiore ermeticità ad
una difesa che negli anni precedenti si era sempre mostrata il reparto
meno efficiente della squadra e l'ottimo rendimento palesato da David e
Zaglio, i quali dimostrarono che le ottime referenze che li avevano
accompagnati, non erano certo usurpate. La squadra aveva però dimostrato
una sconcertante mancanza di continuità e una cronica incapacità di
superare le difficoltà, mancanze che ne avevano appesantito il cammino
sino a portarla nel limbo dell'anonimato.
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ANACLETO V
Avvicendamento al vertice della società: arriva Anacleto Gianni, che
decide di dar luogo ad una grande campagna acquisti, comprando il grande
Pepe Schiaffino,
Lojacono e Fontana. Foni non riesce però a trovare la quadratura del
cerchio e la Roma arriva soltanto quinta. Alla fine dell'anno arriva però la
vittoria in Coppa delle Fiere.
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La delusione
dell'anno appena concluso, spinse Foni a chiedere un deciso rafforzamento
alla società, ove nel frattempo si era verificata l'ascesa alla
presidenza da parte di Anacleto Gianni, il quale decise di presentarsi al
meglio alla tifoseria e di accontentare le richieste dell'allenatore nel
tentativo di portare la Roma al livello delle squadre più forti, dando
luogo ad un altro notevolissimo sforzo finanziario. Giunsero così nella
Capitale il forte terzino Fontana, prelevato dal Milan, l'argentino
Lojacono, estroso attaccante prelevato dalla Fiorentina e Pepe Schiaffino, uno dei più grandi giocatori che abbiano mai
calcato i campi della penisola, che però era ormai nella fase calante
della carriera e per avere il quale la Roma aveva provveduto ad un esborso
economico che costituiva un vero e proprio azzardo. Molto più prezioso
sarebbe risultato all'atto pratico l'acquisto di Ramon Lojacono, interno
dotato di un tiro micidiale che, nelle giornate di grazia, costituiva un
vero e proprio pericolo pubblico per le difese avversarie, ma che godeva
di pessima reputazione a causa di una inclinazione alla bella vita che lo
esponeva alle critiche di chi riteneva che un atleta non poteva dissipare
le proprie energie nei night della Capitale.
All'inizio della stagione
comunque, il morale era altissimo, tanto che Foni, nelle interviste
rilasciate, si reputò più che
soddisfatto degli arrivi, spingendosi a definire fortissima la sua squadra
che però, all'atto pratico riuscì a cogliere soltanto un quinto posto
che non poteva certo giustificare lo sforzo finanziario messo in atto in
estate. A rendere meno negativa l'annata arrivò nell'ottobre del 1961 la
vittoria nella seconda edizione della Coppa delle Fiere (progenitrice
della coppa UEFA), ottenuta a spese degli inglesi del Birmingham battuti
2-2 e 2-0 in una doppia finale macchiata dalle scorrettezze degli
avversari. Nella partita di ritorno, vedendo ormai compromesse le proprie
speranze dalle reti di Lojacono e Pestrin, gli inglesi cominciarono a
menare botte da orbi, senza però riuscire a cambiare il corso di una
partita ormai segnata. Nel corso del cammino, la Roma aveva
eliminato i belgi dell'Union St. Gilloise, i forti tedeschi del Colonia e
gli scozzesi dell'Hibernian, dimostrando una forza che solo raramente
aveva sciorinato in campo nazionale. A pagare il contraddittorio cammino
della squadra, sarebbe stato proprio il tecnico, che dopo l'incredibile
sconfitta nel derby di ritorno rischiò addirittura di non finire la
stagione. I suoi giorni romani erano comunque contati.
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ARRIVA ANCHE
ANGELILLO
Gianni chiama Carniglia al
capezzale della squadra. E insieme al nuovo allenatore arrivano anche
Angelillo, il più celebrato stoccatore dell'epoca, Carpanesi e Jonsson. Ancora una volta la Roma parte tra le favorite e
ancora una volta termina soltanto quinta, facendo in tal modo guadagnare al suo presidente il
soprannome di Anacleto V°.
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Nel tentativo di
dare una decisa sterzata, Gianni aveva infatti deciso di affidare la conduzione tecnica
della squadra a Carniglia, ex trainer della Fiorentina e convinto
assertore del bel gioco e, in vista della stagione 1961-62, acquisì i
cartellini di Angelillo dall'Inter, di Carpanesi dalla Spal e del poderoso
mediano Jonsson
dalla Fiorentina. Particolare sensazione destò l'acquisto di Angelillo,
entrato in rotta di collisione con Helenio Herrera a causa di una vicenda
privata, e che sembrava l'uomo adatto per far fare il salto di qualità ad
una squadra piena di grandi individualità, soprattutto dal centrocampo in
poi, ma che non riusciva a concretizzare la grande mole di gioco che era
solita proporre. Se si considera che Angelillo era il più celebrato
stoccatore dell'epoca, non sembrava un azzardo pronosticare una Roma da
scudetto.
Ancora una volta i risultati furono molto inferiori alle grandi
attese attese che avevano fatto seguito ad una campagna così congegnata,
concretizzandosi in un quinto posto che ebbe l'effetto di far bollare il
povero Gianni come Anacleto V, giudizio abbastanza ingeneroso per un
presidente che aveva investito moltissimo nel tentativo di far spiccare il
salto di qualità definitivo alla Roma. Purtroppo per i giallorossi, Angelillo aveva sì
dimostrato di essere giocatore fortissimo, ma era ormai in preda ad una
involuzione tattica che lo aveva visto arretrare il suo raggio di azione
sino a proporsi nelle nuove vesti di regista, riproponendo ancora una
volta in tutta la sua complessità il problema della finalizzazione del
gioco che ormai assillava la squadra giallorossa da anni, nonostante la
presenza di Manfredini in attacco. Presenza che tra l'altro non era
graditissima a Carniglia, al quale non piaceva la scarsa partecipazione
del connazionale alla costruzione della manovra. I due furono protagonisti
di un vero e proprio teatrino, nel quale l'uno fungeva da nemico
dell'altro, che appassionò la stampa romana, ma che
certo non contribuiva alle fortune della squadra. La nota più
lieta dell'annata fu costituita dalla definitiva affermazione di due
prodotti del vivaio giallorosso, Giancarlo De Sisti e Giampaolo Menichelli.
Il primo era un interno dotato di grande tecnica e vivissima intelligenza
tattica, che ad onta della sua giovanissima età aveva subito dimostrato
di essere un campione ed era stato preso sotto la sua ala protettiva da
Pepe Schiaffino, il secondo un'ala classica capace di andare sul fondo a
ripetizione e di rifornire gli attaccanti di cross invitanti. Di loro si
sarebbe sentito parlare ancora per molto tempo. Purtroppo, su altri lidi.
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