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LA
FONDAZIONE - PRENDE
CORPO LO SQUADRONE - IL
GIRONE UNICO - AD UN PASSO DAL TITOLO
- GLI ANNI RUGGENTI DI TESTACCIO -
UNA FUGA MISTERIOSA -
VERSO
LA GUERRA - IL PRIMO SCUDETTO
- GLI ANNI DELLA CRISI -
LA
SERIE B - LA RINASCITA CON
SACERDOTI - L'EPOCA DELLE
CONTRADDIZIONI - ANACLETO
V - TRIONFI E DELUSIONI: DALLA COPPA DELLE FIERE ALLA NASCITA DELLA
ROMETTA - MARCHINI ED HERRERA - GLI ANNI BUI DI ANZALONE - INIZIA L'ERA
VIOLA - IL SECONDO SCUDETTO - UNA MALEDETTA SERATA DI MAGGIO - DECLINA LA
STELLA DI VIOLA - CON CIARRAPICO AD UN PASSO DAL FALLIMENTO - LA RINASCITA
CON SENSI - ALTI E BASSI CON MAZZONE E BIANCHI - ZEMANLANDIA - DA ZEMAN A
CAPELLO - IL TERZO SCUDETTO
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ARRIVA GHIGGIA |
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L'estate del 1953
vide ancora la Roma protagonista di una serie di grandi colpi sul mercato.
Furono acquisiti il portiere della Nazionale Moro,
il mediano Celio,
il difensore Renzo Venturi e Bettini, di ritorno dal Palermo. Ma
l'acquisto più sensazionale fu rappresentato da Alcide Ghiggia,
ala della nazionale uruguayana campione del Mondo in Brasile nel 1950, uno
dei più formidabili dribblomani mai apparsi sui campi della penisola. Il
suo arrivo fu annunciato da Sacerdoti, con la voce rotta dall'emozione, in
una riunione di tifosi tenuta a Testaccio, alla quale erano convenute
migliaia di persone che salutarono con grande entusiasmo il teatrale
annuncio del presidente giallorosso. Il profilo del fuoriclasse
uruguaiano, che ricordava molto quello di Fausto Coppi, sarebbe divenuto
ben presto popolarissimo tra gli habituè dell'Olimpico, lo stadio dei
centomila costruito in previsione delle Olimpiadi del 1960. E
nell'immaginario collettivo della Roma giallorossa sarebbero rimaste a
lungo impresse le serpentine con le quali era solito far impazzire le
difese avversarie che, non di rado, dovevano ricorrere alle maniere forti
per arginarlo. Da rilevare era anche l'arrivo di Giuseppe Moro, uno dei più
forti e stravaganti portieri mai espresso dal calcio italiano , del quale
si ricorda l'abitudine di avvicinarsi prima della partita agli avversari
che non gli andavano a genio per sussurrargli all'orecchio: "Oggi non
segni neanche con l'aiuto di Santa Rita da Cascia". E non era
soltanto una vana sbruffoneria, se solo si pensa che il 12 giugno del
1949, a pochi giorni di distanza dalla tragedia di Superga, Moro con la
Nazionale aveva fermato praticamente da solo la grande Ungheria di Puskas,
Kocsis e Boszik, bloccando il risultato su un'insperato 1-1, tanto che
alla fine il primo volle che i compagni gli facessero ala all'uscita dal
campo per applaudirlo. |
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AD UN PASSO DALLO
SCUDETTO |
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E proprio per
ovviare allo scarso rendimento dell'attacco la Roma decise di ricorrere ad
uno dei più celebrati stoccatori degli ultimi anni, Istvan Nyers,
mentre la rosa era ulteriormente arricchita dall'arrivo dei vari Bertuccelli,
Boscolo, Cavazzutti, Stucchi, Sandri e
Giuliano,
tutti giocatori ormai affermati o in via di definitiva consacrazione, i
quali sembravano offrire le garanzia adatte ad una squadra che non
nascondeva le proprie ambizioni. Di
particolare rilievo era l'arrivo di Nyers, attaccante che con l'Inter
aveva lasciato un segno indelebile sul calcio italiano di quegli anni e
segnato vere e proprie messi di reti e che la società nerazzurra si era
decisa a lasciar partire in considerazione di un avanzamento dell'età che
ne aveva leggermente appannato le capacità sotto porta. Poichè alla Roma
serviva un'ala di esperienza, capace di segnare e di confezionare assist
per la testina d'oro di Carletto Galli, i dirigenti giallorossi decisero
di puntare sull'apolide, sperando che l'usura atletica non ne riducesse
troppo il rendimento. |
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PROMESSE DELUSE |
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Nonostante il
terzo posto ottenuto, alla fine dell'anno Carver, cui era stato
rimproverato l'eccessivo difensivismo che secondo alcuni aveva frenato la
squadra, fu sostituito da Sarosi, allenatore che prediligeva l'estetica e
rifuggiva dalle elaborazioni tattiche che ormai imperavano nel calcio
italiano. Il nuovo tecnico, purtroppo, non riuscì a dare quel di più che
una tifoseria impaziente si aspettava e, anzi nei due anni successivi non riuscì mai a trovare il
bandolo della matassa, ottenendo un sesto e un quattordicesimo posto che
mortificavano le ambizioni di una società che continuava ad investire
moltissimo e a portare a Roma ottimi giocatori come il brasiliano Da
Costa, capace addirittura di vincere la classifica dei marcatori nel corso
del 1956-57 ma anche ad inanellare clamorosi errori come quello relativo a
Nordhal cui
fu affidato il compito di guidare l'attacco nella stagione 1956-57,
funzione cui il pompiere, causa l'avanzare impietoso dell'età
poteva assolvere solo sporadicamente. |
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