|
|
|
LA
FONDAZIONE - PRENDE
CORPO LO SQUADRONE - IL
GIRONE UNICO - AD UN PASSO DAL TITOLO
- GLI ANNI RUGGENTI DI TESTACCIO -
UNA FUGA MISTERIOSA -
VERSO
LA GUERRA - IL PRIMO SCUDETTO
- GLI ANNI DELLA CRISI -
LA
SERIE B - LA RINASCITA CON
SACERDOTI - L'EPOCA DELLE
CONTRADDIZIONI - ANACLETO
V - TRIONFI E DELUSIONI: DALLA COPPA DELLE FIERE ALLA NASCITA DELLA
ROMETTA - MARCHINI ED HERRERA - GLI ANNI BUI DI ANZALONE - INIZIA L'ERA
VIOLA - IL SECONDO SCUDETTO - UNA MALEDETTA SERATA DI MAGGIO - DECLINA LA
STELLA DI VIOLA - CON CIARRAPICO AD UN PASSO DAL FALLIMENTO - LA RINASCITA
CON SENSI - ALTI E BASSI CON MAZZONE E BIANCHI - ZEMANLANDIA - DA ZEMAN A
CAPELLO - IL TERZO SCUDETTO
|
||
![]() |
IL RITORNO DI
SACERDOTI |
|
|
La caduta in
serie B ebbe l'effetto di risvegliare un ambiente che negli ultimi anni si
era un pò disamorato di fronte all'abulìa societaria e al marasma
tecnico che sembravano essere diventati il marchio di fabbrica della Roma
postbellica. Mentre i tifosi reagivano fondando clubs in ogni angolo della
Capitale e attivandosi per fornire il massimo di sostegno alla squadra nel
momento più difficile della sua storia, la società vedeva il ritorno di
Sacerdoti, il "Banchiere di Testaccio" che elaborò un piano
finanziario in grado di garantire l'immediato ritorno in serie A, partendo
stavolta dalla guida tecnica che fu assunta da uno dei migliori allenatori
della penisola, Gipo Viani il quale preferì la Roma e le difficoltà che
lo avrebbero atteso ad una avventura piena di incognite sulla panchina
della Juventus. Del resto Viani era tecnico abituato e quasi affezionato
alle difficoltà, se solo si considera che si era fatto le ossa come
tecnico al Siracusa ove, per rimediare alla cronica mancanza di soldi
della società, era solito passare intere notti sui tavoli da poker
durante le quali rimediava i soldi che servivano per le trasferte.
L'inventore del Vianema (modulo che serviva ad ovviare alle lacune
difensive del WM inglese e che Viani aveva varato a Salerno, mandando il
suo centravanti a marcare quello avversario e liberando così il
centromediano che poteva fungere da libero) naturalmente chiese alla
società di non puntare su elementi tecnici, bensì su lottatori e
agonisti di vario genere, assai più utili ai campetti spelacchiati della
provincia ove le doti caratteriali erano assai più preziose della
sapienza calcistica. Era questo un assunto che aveva avuto modo di capire
lo stesso allenatore che una volta, durante una partita a Taranto
terminata con un a invasione di campo, aveva dato talmente tanti pugni ai
facinorosi che tentavano di aggredirlo da ritrovarsi con una denuncia per
lesioni! |
||
![]() |
DI NUOVO
NELL'OLIMPO |
|
|
La stagione del
riscatto partì subito bene e non poteva che essere così, se non si
voleva dar fiato alle ambizioni del nutrito lotto di potenziali avversarie. Alla vittoria casalinga con il Fanfulla, fece
seguito il pareggio di Vicenza e una serie di sei vittorie di fila che
fecero addirittura titolare un periodico sportivo nel seguente modo:
"Roma, sei grande, troppo grande per la serie B". Era però
troppo presto per abbandonarsi ai trionfalismi, come si incaricò di
ricordare la prima battuta d'arresto, che si ebbe proprio con quella che
sembrava dovesse essere la rivale più insidiosa sulla strada della A, il
Genoa, seguita una settimana dopo da quella di Piombino di fronte ad uno
stadio gremito dai tifosi giallorossi giunti con ogni mezzo dalla
Capitale. E una delle caratteristiche di questo torneo di Serie B, furono
proprio i viaggi della speranza organizzati dai tifosi romanisti, al fine
di far sentire sempre il loro affetto alla squadra. |
||
![]() |
UNA ROMA GRANDI
FIRME |
|
|
Tornata in serie
A la Roma decise di voltare definitivamente pagina e di lasciarsi alle
spalle le sofferenze degli ultimi anni. La dirigenza era ormai decisa a
riportare la squadra ai livelli che gli competevano, aderendo a quella che
era stata la missione storica che ne aveva caratterizzato la nascita. Da questa risoluzione scaturì una
campagna acquisti che vide arrivare a Roma una schiera di grossi calibri
come Azimonti, Grosso,
Renosto, Pandolfini
e Broneè. Helge Broneè, era
uno dei talenti più puri espressi dal calcio europeo in quel lasso di
tempo. Vero e proprio artista del pallone, era capace di giocate sublimi
per poi estraniarsi dalla contesa se qualcosa non gli andava a genio o se
un compagno non gli passava la palla per darla a chi era meglio piazzato
di lui. Nelle giornate in cui si sentiva di giocare, era capace di vincere
le partite da solo e di far divertire il pubblico, ma nelle giornate di
luna storta diventava un pericolo pubblico per la propria squadra.
L'arrivo di quest'ultimo comportò però il sacrificio di Viani che col
danese aveva litigato nel corso dell'annata che i due avevano passato
insieme a Palermo. La dirigenza, di fronte all'aut aut posto dall'asso
danese, decise di sacrificare Viani, il quale fu sostituito da Giovanni
Varglien. Di grande rilievo erano, oltre a quello di Broneè, gli arrivi
dell'interno Egisto Pandolfini dalla Fiorentina e del centromediano Pietro
Grosso dal Milan, due giocatori già da tempo nel giro della Nazionale e
che provvedevano ad alzare in maniera esponenziale il tasso tecnico della
squadra. Pandolfini era un interno capace di costruire con geometria
euclidea il gioco e di andarlo sovente a concluderlo nel migliore dei
modi. Grande stupore aveva destato la sua cessione da parte della
Fiorentina, considerando il valore del giocatore, ma il pressing di
Sacerdoti aveva infine consentito la sua acquisizione, che andava ad
integrare nel migliore dei modi i vari Bronèe, Bortoletto e Venturi. Grosso era invece un centrale difensivo che faceva onore al suo nome
e poteva esibire doti fisiche ed agonistiche che gli consentivano sovente
di mettere il bavaglio all'attaccante che gli veniva affidato. |
||
|
|
||