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LA
FONDAZIONE - PRENDE
CORPO LO SQUADRONE - IL
GIRONE UNICO - AD UN PASSO DAL TITOLO
- GLI ANNI RUGGENTI DI TESTACCIO -
UNA FUGA MISTERIOSA -
VERSO
LA GUERRA - IL PRIMO SCUDETTO
- GLI ANNI DELLA CRISI -
LA
SERIE B - LA RINASCITA CON
SACERDOTI - L'EPOCA DELLE
CONTRADDIZIONI - ANACLETO
V - TRIONFI E DELUSIONI: DALLA COPPA DELLE FIERE ALLA NASCITA DELLA
ROMETTA - MARCHINI ED HERRERA - GLI ANNI BUI DI ANZALONE - INIZIA L'ERA
VIOLA - IL SECONDO SCUDETTO - UNA MALEDETTA SERATA DI MAGGIO - DECLINA LA
STELLA DI VIOLA - CON CIARRAPICO AD UN PASSO DAL FALLIMENTO - LA RINASCITA
CON SENSI - ALTI E BASSI CON MAZZONE E BIANCHI - ZEMANLANDIA - DA ZEMAN A
CAPELLO - IL TERZO SCUDETTO
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IL DOTTORE AL
CAPEZZALE |
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Un degrado
tecnico come quello in atto dalla fine della guerra, poteva essere fermato
soltanto con un serio piano a medio termine e proprio per cercare di
ovviare alla bisogna il nuovo presidente Restagno chiamò sulla panchina
Fulvio Bernardini che, dopo l'addio alla maglia giallorossa si era formato
come allenatore alla Mater ed era un convinto assertore del Sistema, il
modulo di gioco che aveva fatto la fortuna del Grande Torino. Il Dottore
aveva capito la gravità dei problemi e, soprattutto, aveva chiaro che
l'unico modo per rimediare alle lacune della rosa, in assenza di mezzi
finanziari rilevanti, era quello di convertire la Roma al nuovo modello di
gioco, trovando al contempo giocatori giovani in grado di esprimersi al
meglio senza le remore mentali che dimostravano gli anziani, legati al
modulo che aveva caratterizzato il calcio italiano sino ad allora. |
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SI CERCA DI
CORRERE AI RIPARI |
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Nonostante il
salvataggio operato nell'anno appena finito, Brunella non fu confermato
per la stagione 1950-51 ad onta di precedenti assicurazioni dategli da Restagno.
Ancora una volta, si metteva da parte una carta, quella della perfetta
conoscenza dell'ambiente, che avrebbe potuto rimediare in parte alle
magagne della rosa. Con
ogni probabilità, la dirigenza giallorossa riteneva ancora che il
materiale tecnico posto a disposizione del settore tecnico potesse dare
quello che non aveva dato sino ad allora e questa errata valutazione
testimonia la confusione che ormai regnava sovrana alla Roma. Al posto di
Brunella, arrivava una vecchia gloria del calcio nazionale, Adolfo
Baloncieri, proprio mentre la società sembrava finalmente accorgersi dei
nuvoloni che si stavano addensando sempre più fitti sul cielo di Roma.
Dopo aver trattato Nacka Skoglund, che avrebbe potuto veramente
rimpinguare la cifra tecnica di una squadra sempre più povera, però dalla Svezia arrivavano Knut Nordhal
(fratello del pompiere rossonero, il quale doveva il suo ingaggio proprio
alla speranza che sarebbe stato seguito di lì a poco dal più illustre
consanguineo), Andersson e
Sundqvist, mentre sul mercato interno si procedeva alla acquisizione del
portiere Tessari e del terzino Eliani.
Di tutta questa campagna acquisti, a bocce ferme, sarebbe stato da salvare
il solo Eliani, che nel corso della sua permanenza a Roma confermò
ampiamente le referenze con le quali era giunto e che testimoniavano la
validità di un difensore di primo piano. Gli svedesi, infatti, non
riuscirono mai ad ambientarsi appieno in un calcio difficile come il
nostro, nonostante il grande credito che avevano accumulato nel corso
della militanza in patria e pagarono le difficoltà di adattamento con un
rendimento mai in grado di aiutare realmente la squadra. Sul fronte delle partenze, da
registrare quella di Pesaola, uno dei maggiori beniamini del pubblico
romanista, il quale fu vittima di un clamoroso errore di valutazione della
dirigenza dopo un infortunio che lo aveva costretto a saltare buona parte
del torneo appena concluso. Ritenendo difficile una sua piena guarigione,
e confidando sulle qualità di Andersson, il Petisso fu spedito a Novara,
ove avrebbe dimostrato di essere tornato invece in piena efficienza
atletica e avrebbe spiccato il volo verso Napoli, per poi arrivare
addirittura a vestire la maglia della Nazionale. |
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SERIE B |
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L'inizio del
torneo si incaricò subito di smentire ogni illusione sulla consistenza
della squadra di Baloncieri, con tre sconfitte consecutive che la
trascinarono sul fondo della classifica. Gli svedesi non erano esattamente
dei fulmini di guerra e non potevano risolvere d'incanto problemi
sedimentati nel corso degli anni, mentre il gruppo degli italiani era
costituito da molti onesti mestieranti, ma scarseggiava di qualità
tecnica se si fa eccezione per Arcadio Venturi,
uno dei giovani emergenti del calcio italiano, la cui acerba bravura fu
subito notata (in particolare dall'Inter che gli avrebbe fatto una corte
serrata per anni, senza che i dirigenti romanisti ritenessero di dover
corrispondere a tali amorevoli effusioni) senza che però potesse bastare
ad una decisa inversione di rotta. |
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