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URUGUAY
1930
- ITALIA
1934 - FRANCIA 1938
- BRASILE 1950 - SVIZZERA 1954
- SVEZIA 1958 - CILE 1962 -
INGHILTERRA 1966 -
MESSICO 1970 - GERMANIA 1974 - ARGENTINA 1978 - SPAGNA 1982 -
MESSICO 1986 - ITALIA 1990 - USA 1994 - FRANCIA 1998 - COREA/GIAPPONE 2002
- GERMANIA 2006
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DOPO LA TEMPESTA |
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Da
quella grande finale tra Italia e Ungheria, passarono ben dodici anni,
intervallati dal terribile conflitto mondiale
che devastò l'Europa a partire dal 1939 allargandosi poi a molte altre
parti del mondo. Una volta terminata la follia bellica, il calcio divenne
immediatamente uno degli strumenti di ricomposizione tra popoli che si
erano lottati strenuamente sui vari fronti. Fu quello che successe per
l'Italia, uscita predente e devastata dal conflitto. Il Grande Torino, lo
strepitoso squadrone messo sù nel corso degli anni da Ferruccio Novo, si
fece ambasciatore della rinascita dell'Italia democratica risorta sulle
rovine lasciate dal fascismo e destò ammirazione in ogni parte del globo
in cui fu chiamato a giocare. Naturalmente, la rinascita del calcio,
comportò la ripresa di una competizione che già in quei primi assaggi
prebellici, aveva dimostrato tutto il suo fascino. L'Assemblea della FIFA,
riunita a Lussemburgo nel 1946, decise di riprendere la competizione nel
1950, come da scadenza naturale e di intitolarla a Jules Rimet, l'uomo che
aveva lavorato più di tutti per renderne possibile la nascita. Altra
decisione importante, fu quella riguardante i gironi di qualificazione. In
segno di ricomposizione con le quattro federazioni britanniche, rientrate
nell'ambito della Federazione, sarebbe stato l'Home Championship, il
classico Torneo Interbritannico, a promuovere alla rassegna iridata le
prime due classificate. Stavolta, la FIFA non potè esimersi dall'affidare
l'organizzazione del mondiale ad un paese sudamericano, dopo le due
edizioni svoltesi in Europa e la scelta cadde sul Brasile, favorito
all'Argentina in virtù di una crisi interna al calcio platense che
sarebbe deflagrata in maniera fragorosa nel 1948 in uno sciopero e nella
successiva emigrazione dei più rinomati assi argentini in Colombia.
Purtroppo, la crisi argentina, privò il Mondiale brasiliano di quella che
era conosciuta come la Macchina del Gol, l'attacco del River Plate formato
dai celeberrimi Munoz, Moreno, Pedernera, Labruna e Loustau, nonchè
dell'asso emergente Alfredo Di Stefano, che avrebbe potuto dire una parola
decisiva nella caccia al titolo mondiale. La conseguenza di questo
tourbillon, fu l'eliminazione di una rabberciata selezione, incapace di
reggere l'urto di squadre abbastanza modeste. Ma oltre all'Argentina v'era
da registrare l'assenza anche di un altro pezzo da novanta, quell'Ungheria
che proprio in quel lasso di tempo viveva la fioritura di una
straordinaria serie di campioni, a partire da Puskas e Hidekguti, che
avrebbero potuto cercare senz'altro di vendicare la sconfitta del 1938.
Purtroppo i problemi nazionali che viveva il mondo dell'Est, risolti con
la pratica attrazione di tutta l'area nell'orbita sovietica, impedirono
all'Ungheria, ma anche alla Cecoslovacchia, di prendere parte alla
kermesse del 1950. |
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ECATOMBE DI FAVORITE |
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Oltre
a Italia e Brasile, si qualificarono l'Inghilterra, la Yugoslavia, la Svizzera, la Svezia, la Spagna, la Bolivia, il Cile, il Paraguay,
l'Uruguay, il Messico e gli USA.
I favori del pronostico, andavano a Brasile, Inghilterra, Uruguay e
Italia. Che erano le quattro teste di serie dei gironi, messi sù per
poter avere nel girone finale proprio le stesse. L'Italia, a differenza di Germania e Giappone, aveva scongiurato
l'espulsione dalla FIFA grazie ad un invito della Svizzera a giocare una
amichevole nel 1945, in sostituzione della Spagna, che aveva defezionato
proprio alla vigilia. L'ambiente azzurro, era però in preda a grande
confusione e causa di questa era stata l'ingombrante presenza presenza di
Pozzo. Araldo del Metodo, che reputava più adatto ai giocatori italiani,
il vecchio Commissario Tecnico si era piegato a malincuore al Sistema, ma
aveva compiuto un grave errore, convocando in azzurro giocatori che nel
loro campionato giocavano col vecchio sistema di gioco invece di chiamare
specialisti del Sistema. In conseguenza di ciò si erano persi ben tre
anni e soltanto la disfatta ai Giochi Olimpici del 1948 aveva persuaso la
nostra federazione ad accantonare l'uomo del doppio trionfo mondiale
dell'anteguerra. Pozzo era stato sostituito da Ferruccio Novo, l'uomo che
aveva costruito praticamente da zero il miracolo del Grande Torino, sul
quale, naturalmente, sarebbe stata imperniata la nostra selezione. La
Sciagura di Superga, si rivelò però esiziale per il calcio italiano. In
particolare, con la scomparsa di Mazzola e Loik, forse la più grande
coppia di mezzali mai prodotta dal nostro calcio, risaltava la mancanza di
validi sostituti in quel ruolo, tanto che si provò a risolvere la cosa
impiegando dei centravanti in quel ruolo. Ai problemi di carattere
tecnico, si aggiunsero poi quelli derivanti dalla paura dei nostri
giocatori di prendere l'aereo, dopo quello che era successo al Grande
Torino. Si dovette perciò ripiegare sulla nave e la traversata pesò non
poco sulla tenuta dei nostri giocatori. La prima partita dette una
subitanea mazzata alle aspirazioni italiane: la Svezia, pur priva del trio
Gren-Nordhal-Liedholm, che furoreggiava nel Milan, ma non era stato
chiamato in ossequio alle leggi che regolavano il calcio nordico,
rigorosamente dilettantistico, battè gli azzurri per 3-2, rendendo inutile il
successivo 2-0 sul Paraguay. Purtroppo, le magagne di cui soffriva la
nostra selezione, furono aggravate da alcuni errori fatti in sede di
selezione dei 22 che dovevano andare ai Mondiali. A fronte di soli tre
terzini, v'erano ben otto attaccanti. Inoltre erano stati lasciati a casa
elementi affidabili come Fattori e Mari, che avrebbero potuto far comodo,
preferendo puntare su esordienti come Furiassi e
Magli. Decisiva, in
negativo, fu inoltre la giornata storta del portiere italiano, Lucidio
Sentimenti IV, il quale ebbe grandi responsabilità su almeno due reti
svedesi, macchiando una grande carriera che ne aveva fatto uno dei
migliori portieri del nostro calcio nel periodo a cavallo della guerra. Ma l'Italia non fu l'unica delle favorite ad
uscire. Ancora più clamorosa fu l'eliminazione dell'Inghilterra,
attesissima alla sua prima partecipazione. Dopo aver battuto facilmente
il Cile, 2-0, i "Maestri" inciamparono proprio sull'ostacolo
più facile, gli USA. Le parate del portiere Borghi e la rete di Gaetjens,
concretizzarono ciò che alla vigilia si riteneva fantascienza. La notizia
era talmente inaspettata che gli organi di stampa britannici, convinti di
un errore di trasmissione oceanica, dettero notizia di una vittoria
inglese per 10-1. Gli inglesi avrebbero ancora potuto rimediare, ma
persero anche la partita contro la Spagna, 1-0, uscendo nel peggiore dei
modi da un mondiale che doveva vederli tra i protagonisti. Andò meglio
alle altre due favorite, il Brasile e l'Uruguay. La Celeste dovette
sostenere una unica partita con la Bolivia, una sorta di allenamento al
piccolo trotto, conclusosi 9-0, con cinque reti del regista Schiaffino,
mentre il Brasile si qualificò abbastanza agevolmente, denotando però
grosse difficoltà di fronte al catenaccio della Svizzera, cosa che
avrebbe dovuto mettere in guardia il tecnico Flavio Costa. Il
selezionatore brasiliano, aveva intuito per tempo che il grande avversario
dei verdeoro era la fragilità difensiva, figlia di quell'atteggiamento di
superiorità che aveva provocato danni nel 1938. Nel tentativo di unire
spettacolarità di gioco e un minimo di protezione ai reparti arretrati,
aveva adottato la "Diagonal", un modulo arioso che rivedeva il
Sistema, fondato su quattro attaccanti, un interno che costruiva gioco,
due mediani, un centrale difensivo e due terzini. Purtroppo per lui, il
problema non era costituito dal modulo, ma dalla testa dei giocatori, come
avrebbe dimostrato il prosieguo del torneo. Qualificate le quattro regine,
poteva partire il girone finale.
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LA TRAGEDIA DI UN POPOLO |
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Il girone finale, partì
nel migliore dei modi per il Brasile. I grandi virtuosisti di Costa,
maramaldeggiarono infatti con quella Svezia che aveva sbattuto fuori
l'Italia. Il 7-1 finale, con quattro reti del centravanti arretrato Ademir,
dimostrava nel modo più chiaro che il pronostico a favore dei verdeoro
non era usurpato. E il risultato del Brasile, risaltava ancora di più se
rapportato allo stentato pareggio dell'altra grande favorita, l'Uruguay,
con la Spagna. Il 2-2 fu soprattutto dovuto alla grande giornata di uno
dei migliori giocatori della storia del calcio platense, Obdulio Varela,
il quale quel giorno aveva fatto gli straordinari, andando anche a segnare
la rete del definitivo pareggio. A quel punto, il calendario avrebbe
imposto lo scontro tra le due sudamericane, che però fu rimandato per
ragioni di cassetta. Si giocò perciò la partita tra Brasile e Spagna,
che si rivelò una nuova passerella trionfale per i ragazzi di Costa. Il
6-1 finale neanche riusciva a rendere chiaro il divario dimostrato quel
giorno dal Brasile rispetto alle Furie Rosse e, naturalmente dava
ulteriore fiato all'entusiasmo con cui la torcida brasiliana seguiva le
vicende del torneo. A sua volta la Celeste stentava anche con la Svezia,
riuscendo a raddrizzare il risultato solo nei minuti finali. La doppietta
con cui Miguez donò la vittoria alla sua squadra, rese decisiva l'ultima
partita tra Brasile e Uruguay che, in caso contrario, sarebbe stata
puramente platonica. |
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