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DALLA FONDAZIONE
ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE - DOPO
LA GUERRA UN PICCOLO MILAN - DAL
GIRONE UNICO ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE - IL
TRIO RIPORTA IL MILAN TRA LE GRANDI - ROCCO E RIVERA
PORTANO IL MILAN SUL TETTO D'EUROPA - DALLE STELLE ALLE STALLE - COMINCIA L'ERA
BERLUSCONI - UN TRIONFO TIRA L'ALTRO - DALLO SCANDALO CALCIOPOLI
ALLA CHAMPIONS LEAGUE
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NASCE IL MILAN |
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La
nascita delle società di calcio, perlomeno
quelle nate nelle epoche più remote, sono molto spesso avvolte da una
aura di leggenda. Il Milan non fa eccezione. La prima notizia che riguarda
la società rossonera, è datata 18 dicembre 1899 e fu oggetto di un
articolo della Gazzetta dello Sport. Da quell'articolo, si deduce che in
una data compresa tra il 9 e il 17 dicembre di quell'anno, i soci
fondatori abbiano dato consistenza anche dal punto di vista della forma
all'esistenza di una società sportiva che già aveva cominciato ad
operare. Il luogo in cui avvenne la genesi di quella che oggi è una delle
più importanti società del mondo, fu l'Hotel du Nord, nell'area di
Piazza della Repubblica. La neonata società si iscrisse, il 15 gennaio
del 1900, alla Federazione Italiana Football e, nello stesso anno, il
Milan giocò la sua prima partita ufficiale, di campionato, contro la
Torinese, finendo sconfitto per 3-0. Vale la pena di riportare la squadra
che giocò quella prima storica partita: Hood; Cignaghi, Torretta; Lies,
Kilpin, Valerio; Dubini, Davies, Neville, Allison, Formenti. Come si può
notare, a differenza di quanto avveniva in altre compagini, la presenza di
italiani era già abbastanza folta. Parziale riscatto alla debacle contro
la Torinese, arrivò dalla vittoria nella partita con la Juventus, a
seguito della quale il Milan si aggiudicò la "Medaglia del Re",
primo torneo a finire nella bacheca rossonera. Se l'inizio era stato così
così, il torneo 1900-01 vide l'immediata crescita del Milan. Nel
campionato nazionale, dopo aver eliminato la Mediolanum e la Juventus, la
squadra capeggiata da Kilpin andò a sovvertire il pronostico sfavorevole,
battendo a Ponte Carrega il favoritissimo Genoa: era il primo titolo
nazionale nella lunga e gloriosa storia rossonera. La finale tra rossoneri
e grifoni caratterizzò anche il campionato successivo, ma stavolta la
vittoria finale arrise alla squadra della Lanterna, grazie ad un classico
2-0 siglato da Pasteur e Salvadè. |
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DAL TERZO TITOLO AL
DECLINO |
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Il
Milan, insieme al Genoa, era ormai la squadra da battere nell'ancor
limitato mondo del football italico. La conferma della sua forza avvenne
nel 1906-07, quando i rossoneri confermarono trionfalmente il titolo
dell'anno precedente battendo prima la Milanese nel turno preliminare e
poi Andrea Doria (5-0 e 2-0) e Torino (doppio pareggio) nel girone finale.
Il calcio italiano era però in preda in quel momento a seri problemi di
carattere organizzativo, derivanti dal conflitto tra coloro che volevano
l'autarchia e i sostenitori dell'internazionalizzazione dello sport
pedatorio. La cosa divertente era che entrambe le fazioni sostenevano le
posizioni con l'obiettivo di rendere più forte il movimento. All'atto
pratico,la vittoria della fazione autarchica in seno alla Federazione,
portò all'abbandono di molte delle squadre più forti, tra cui il Milan,
cosicchè il torneo 1907-08 |
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TEMPI GRAMI |
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Intanto il calcio
italiano stava attraversando una fase di grande fermento e andava
allargando i suoi confini. La Federazione, a questo punto, decise di
coinvolgere anche le molte società che si erano andate formando nel
centrosud, glissando sul fatto che per evidenti motivi, le stesse non
potevano competere ancora in maniera valida con le consorelle
settentrionali. Furono perciò organizzati gironi territoriali che
avrebbero dovuto portare la vincente del Nord a confrontarsi con quella
del centrosud, dando un ulteriore impulso al già notevole sviluppo del
football nel nostro paese. In vista del campionato, la società presieduta
da Pirelli perse il grande Aldo Cevenini e i suoi fratelli, i quali
presero a pretesto la crisi societaria che attanagliava il Milan per
andare all'Inter. La dipartita di Aldo Cevenini si sarebbe rivelata
purtroppo esiziale, in quanto Van Hege perdeva la sua più valida spalla,
senza che si potesse rimediare. Il cammino del Milan fu molto buono nel
girone preliminare lombardo-ligure, ove i rossoneri si piazzarono al primo
posto davanti a Genoa e Inter, ma poi i nodi vennero al pettine e, nel
girone finale dell'Italia settentrionale il Milan si piazzò terzo dietro
alla Pro Vercelli, che poi avrebbe vinto il titolo contro la Lazio, e al
Genoa, senza comunque mai insidiare seriamente la leadership dei
piemontesi. Alla partenza dei fratelli Cevenini, si aggiunse, nel 1913,
quella del grandissimo De Vecchi, ancora più irrimediabile per una
squadra che vedeva deteriorarsi in maniera irreparabile il suo materiale
tecnico. Il "Figlio di Dio" veniva ceduto al Genoa nel primo
vero atto di compravendita nella storia del calcio italiano e lasciava un
vuoto che non poteva essere riempito, visto il grandissimo valore tecnico
di quello che fu probabilmente il miglior giocatore italiano del periodo.
Nemmeno la strepitosa stagione di Van Hege riuscì a porre argine alla
partenza del terzino, tanto che il Milan non riuscì nemmeno a
qualificarsi per il girone finale. A condannare all'anonimato i rossoneri
fu la sufficienza con cui furono affrontati alcuni turni casalinghi con
squadre di bassa classifica, i quali comportarono la perdita di punti
preziosi che avrebbero consentito di scavalcare la Juventus e di andare a
contendere il titolo alle squadre più forti. La lezione fu appresa dai
rossoneri che nel torneo successivo fecero mostra di una maggiore
continuità. Dopo aver vinto il girone preliminare, il Milan fece
altrettanto in quello di semifinale. Nel torneo finale, ove giocavano
anche Genoa, Torino e Inter, i rossoneri non riuscirono però a confermare
l'ottimo comportamento tenuto sino ad allora ed erano praticamente fuori
dai giochi quando arrivò la sospensione causata dall'entrata del nostro
paese nella Prima Guerra Mondiale. Il calcio andava in soffitta. |
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