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TORNEO METROPOLITANO

Un ritorno alla tradizione per quello che era considerato il campionato più bello del mondo. Tra le grandi tradizionali manca solo il Bologna: riusciranno i felsinei a tornare presto nei quartieri nobili del calcio italiano?

Si sono fatte desiderare, Genoa e Napoli, ma alla fine ce l'hanno fatta a ritornare in quello che può essere considerato il loro habitat naturale, la massima divisione. Dopo anni passati tumultuosamente tra i campi della cadetteria e quelli della terza serie, i rossoblù della Lanterna e i partenopei arrivano in braccetto nel calcio nobile della serie A e si lasciano alle spalle delusioni e cattivi pensieri. Preziosi e De Laurentiis possono alfine gioire e ascriversi l'onore di avere riportato nella massima serie due piazze storiche del nostro calcio. Undici scudetti e tanta gloria dietro le spalle, ma soprattutto due tifoserie tra le più affezionate dello stivale possono finalmente tirare un sospiro di sollievo e fare sogni in grande. 
Adesso però viene il difficile, per i due presidenti. Il calcio della serie A si è ormai talmente livellato che chi si presenta senza le carte in regola ai nastri di partenza, rischia di essere subito risucchiato nell'inferno della cadetteria. Il discorso sembra valere soprattutto per il Napoli, visto che il Genoa sembra già possedere una intelaiatura da serie A, grazie soprattutto agli innesti operati a gennaio. Giocatori come Leon e Di Vaio, per non parlare dei vari Adailton, Milanetto, Fabiano e De Rosa, hanno già fatto vedere ripetutamente le loro doti e in un calcio più tecnico, come quello della categoria superiore potrebbero far valere ancora di più le stesse. Diverso il discorso per il Napoli, squadra che era stata costruita soprattutto per il calcio da combattimento della serie B e che perciò necessita di robusti rinforzi in ogni settore. Rinforzi che potrebbero essere facilitati dal vero e proprio raddoppio dell'indotto che ha fatto seguito al ritorno dei partenopei in serie A. Adesso resta solo da vedere le prossime mosse dei presidenti.

TORNANO I DERBIES

Col ritorno di Genoa e Juventus, la massima serie torna ai canonici quattro derbies della tradizione. Saprà la Juventus rientrare subito nella lotta per lo scudetto? Anche Cairo non può più permettersi passi falsi.

Il ritorno del Genoa nella massima serie, riporta a quattro i derbies che interessano squadre della stessa città. Ridando il massimo di interesse ad un torneo che, negli ultimi anni, aveva visto nettamente scemare l'interesse dei tifosi anche per effetto dell'esclusione di piazze importantissime come quella napoletana e quella genoana, per non parlare di Bologna. E probabilmente ridarà maggior competitività ad un torneo che per effetto della retrocessione della Juventus, aveva perso qualità tecnica. E proprio alla Vecchia Signora sono legati gli interrogativi più intriganti. Saprà la dirigenza bianconera far fronte ad una situazione economica non proprio floridissima e reinserire immediatamente la squadra nella lotta ai massimi livelli? Probabilmente il prossimo sarà un campionato di transizione per la Juventus, il cui patrimonio tecnico è stato praticamente dimezzato dalle cessioni eccellenti operate un anno fa, ma non è da escludere che una campagna di rafforzamento mirata possa sopperire alle pecche di un organico molto sbilanciato in avanti e di scarsa qualità nei reparti arretrati. E di converso, il ritorno della Juventus nella massima serie, costringerà il patron granata Cairo a ponderare meglio le sue mosse, dopo i clamorosi errori che hanno portato il Torino ad un passo dalla serie B. Ma non solo il Torino sarà chiamato ad una maggiore competitività, visto che le pretendenti alle fatidiche prime quattro piazze, quelle che portano nel calcio d'elitè della Champions vedranno il prossimo anno non meno di cinque pretendenti.

L'ESODO DEGLI ATTACCANTI

Luca Toni al Bayern, Rolando Bianchi al Manchester City, Cristiano Lucarelli allo Shaktar: è in atto un vero e proprio esodo di attaccanti italiani verso l'estero. Tramonta il goal made in Italy nel nostro torneo?

Il Made in Italy tira forte all'estero. Dopo l'esodo dei portieri di qualche anno fa (Cudicini, Sorrentino, Roma), adesso sembra arrivato il momento degli attaccanti: Toni al Bayern, Bianchi al Manchester City di Sven Goran Eriksson e Lucarelli allo Shaktar salutano la massima serie e si propongono di ritagliarsi nei campionati di destinazione un ruolo come quello ricoperto nelle squadre in cui militavano. Resta da capire come mai in Italia non ci fosse più posto per due dei migliori cecchini dell'ultimo decennio e per il miglior prospetto della nuova generazione. Passi per l'Inter, ove il passaporto italiano esclude automaticamente qualsiasi giocatore nonostante le nuove regole. E passi per la Roma, che di punte sembra proprio non aver bisogno per effetto del modulo di gioco, che gli attaccanti puri non li prevede proprio. Ma le altre davvero non avevano bisogno di un Bianchi o di un Lucarelli? E' meglio affidarsi al caso, come sembrano fare alcuni presidenti (emblematico l'acquisto di un Lavezzi tutto da verificare) o meglio ancora provare la pista esotica per buttare un pò di polvere negli occhi del tifoso, invece di andare sul sicuro di giocatori che il calcio italiano lo conoscono a menadito e perciò non dovrebbero avere problemi di ambientamento? Stranezze del calcio del terzo millenniio, verrebbe da dire. Per fortuna c'è anche qualche rientro, come quello di Vincenzo Montella, il quale, dopo i mesi trascorsi al Fulham, si sposta a Genova e torna ad indossare la maglia blucerchiata per la gioia dei suoi vecchi tifosi. Speriamo che presto l'aeroplanino sia seguito da quell'Antonio Cassano che è ancora in tempo per non sciupare un talento cospicuo. Se il barese trovasse un posto in qualche squadra di fascia media, potremmo assistere alla ricostruzione di un giocatore che, se solo avesse il cervello a posto, sarebbe il primo grande acquisto per la nazionale di Donadoni. Aspettando un attaccante che proprio tale non è, ma che ultimamente si è divertito a segnare come il più spietato dei cecchini, quel Francesco Totti che in tanti sperano di rivedere in azzurro.