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LA
FONDAZIONE - PRIMI
PASSI - IL PRIMO DOPOGUERRA -
DALL'ADDIO DI BERNARDINI AL RITORNO
DI SCLAVI - NASCE IL DERBY -
IL
GIRONE UNICO - DA SCLAVI A PIOLA
- IL REGNO DI ZENOBI - I
FRATELLI SENTIMENTI - L'ERA
TESSAROLO - VERSO IL BARATRO
- LA PRIMA RETROCESSIONE - IL
RITORNO IN A - L'ERA LENZINI -
ARRIVANO CHINAGLIA E MAESTRELLI -
ILTRIONFO - INIZIA
L'ODISSEA - IL CALCIOSCOMMESSE
- IL FIGLIOL PRODIGO - IL SECONDO CALCIOSCOMMESSE - DALL'HANDICAP ALLA
RISCOSSA - L'AVVENTO DI CRAGNOTTI - LA SFIDA - ZEMANLANDIA - SVEN GORAN
ERIKSSON - LA BEFFA - UNA STAGIONE INDIMENTICABILE- LAZIO OGGI
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UN CAMMINO
STENTATO |
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iDopo una
stagione nel segno della sofferenza i tifosi della Lazio si sarebbero
aspettati un deciso rafforzamento della squadra, che invece non arrivò.
Ignorando i numerosi campanelli di allarme suonati nel corso del primo
torneo a girone unico, la dirigenza biancoceleste dette luogo ad una
campagna estiva in tono assai dimesso che vide la partenza di uno dei
punti di forza della squadra, l'interno Rier ( ceduto alla Juventus in
cambio di Zanni) e l'arrivo di Lamon. E per
fortuna che la Lazio decise di non procedere alla ventilata cessione
dell'"Ammiraglio" Malatesta, uno dei migliori della stagione
appena conclusa, che avrebbe reso ancora più debole un reparto centrale
che già non era di grandissima qualità. Il risultato fu un altro torneo
in tono minore, arricchito soltanto dai due pareggi ottenuti nei derbies
che tra l'altro ebbero il risultato di frenare la corsa verso lo scudetto
della Roma che proprio in quel torneo stava confermando la validità del
disegno che ne aveva ispirato la nascita contendendo lo scudetto alla
grande Juventus palmo su palmo. In particolare la seconda stracittadina
stagionale si concluse con la forza pubblica in campo nel tentativo di
fermare i gli incidenti tra le rispettive tifoserie e con botte da orbi
tra i giocatori, innescati da un incidente che aveva visto protagonisti
Vaccaro (sempre lui!) e il terzino giallorosso De Micheli. Vaccaro
infatti, sul punteggio di 2-1 per la Lazio e al culmine del serrate
offensivo della Roma, aveva allontanato il pallone proprio mentre arrivava
trafelato De Micheli, provocando un alterco al termine del quale i due si
erano clamorosamente azzuffati, a ulteriore conferma del fatto che la
rivalità tra Lazio e Roma non aveva, sin da allora, eguali nel quadro del
nostro calcio. |
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LA BRASILAZIO |
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A questo punto la
dirigenza biancoceleste (era divenuto presidente nel frattempo quel Remo
Zenobi che avrebbe segnato un epoca) decise di cambiare la rotta portata
avanti sino a quel momento. Dati i buoni risultati che aveva dato
l'innesto dei cugini Fantoni , furono fatti arrivare dallo stato
sudamericano anche il forte terzino Del Debbio, Rizzetti,
Serafini, Guarisi (funambolica
ala che avrebbe partecipato ai mondiali del 1934), Castelli,
Salatin, Tedesco
e De Maria. I risultati di questo esperimento furono però deludenti. La
"Brasilazio", allenata naturalmente da un brasiliano, Barbuy,
non riuscì mai a decollare e anzi, rischiò addirittura la caduta in
serie B, a causa del mancato adattamento dei suoi oriundi i quali si
trovarono anche a lottare contro il particolare accanimento con cui li
affrontavano gli italiani e non riuscirono mai ad adattarsi alla durezza
di un calcio che già da allora andava configurandosi come uno dei più
difficili da affrontare. Le grandi aspettative maturate nel corso
dell'estate e confortate dalle prodezze dimostrate nelle amichevoli di
preparazione al campionato, affogarono nel mare magno di un torneo infido
e pieno di insidie, ove la scuola brasiliana, tutta improntata sulla
finezza tecnica, trovava a scontrarsi con la fisicità del gioco di scuola
piemontese o con la vera e propria scarponeria di molti terzini italiani.
A farne le spese fu soprattutto il piccolo e classico Filò, la cui
straordinaria abilità nel dribblare gli avversari fu ampiamente frenata
dalla mancata tutela arbitrale di fronte alle scorrettezze che gli stessi
usavano una volta vistisi superare dal brasiliano. Quando divenne
conclamata la scarsa adattabilità dei brasiliani al campionato italiano,
divenne del tutto naturale cambiare rotta nel torneo successivo, chiamando
alla guida della squadra l'austriaco Sturmer, uno dei più quotati tecnici
dell'epoca e riconosciuto interprete di primo piano della scuola danubiana
e tenendo solo gli oriundi che avevano dimostrato affidabilità, come Guarisi,
i cugini Fantoni, De Maria e Del
Debbio. L'unico acquisto di rilievo in vista della stagione 1932-33 fu
quello dell'attaccante Bisigato
dal Bari, una delle maggiori promesse del nostro calcio, strappato dalla
Lazio ad una concorrenza molto folta che però non riuscì mai a
confermare a Roma le doti messe in mostra coi galletti pugliesi. Le
speranze della società erano tutte riposte sulla straordinaria abilità
di Sturmer nel lavorare con i giovani, cosa che l'austriaco aveva già
fatto egregiamente a Torino creando i Balon Boys e curando personalmente
il loro addestramento. Compito che Sturmer assolse con grande abilità
lasciando un ricordo indelebile presso gli sportivi romani grazie alla
straordinaria formazione di pulcini (allora si chiamavano microbi) che
annoverò nei suoi ranghi giocatori come Vettraino, Uneddu, Giovannini,
Capponi, Ferri e Longhi, solo per fare alcuni nomi e soprattutto lasciando
un patrimonio tecnico ad uso futuro, di straordinario valore. Non furono
pochi coloro che, al termine del secondo conflitto mondiale, accolsero con
grande rammarico la mancanza di notizie sul conto del tecnico austriaco,
del quale si erano perse le tracce dopo che aveva seguito le truppe tedesche
in ritirata sotto l'incalzare dell'offensiva alleata. |
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PICCOLO CABOTAGGIO |
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Sotto la guida di Sturmer, la Lazio disputò due tornei non eccelsi (due
decimi posti che comunque avevano il pregio di essere arrivati senza mai
correre eccessivi rischi), nel corso dei quali il trainer austriaco, che
già aveva mostrato nel corso della sua carriera particolare talento nel
trattamento degli elementi più giovani, dedicò le sue attenzioni
soprattutto al vivaio dal quale attinse a piene mani per rimediare alla
cronica mancanza di mezzi finanziari adeguati da parte della società e
alla pratica impossibilità di competere per assicurarsi le prestazioni
dei giocatori più forti, che andavano regolarmente a finire su ben altre
sponde. Furono perciò lanciati in prima squadra elementi come Gabriotti
e Tonali, ma non potevano certo
essere dei giovani, pur bravi, a raddrizzare le sorti di un complesso non
trascendentale e disegnato più dalle esigenze di bilancio che dalle
scelte tecniche. Per fortuna della Lazio, Sturmer era tecnico molto
preparato dal punto di vista tattico e aveva compreso per tempo che i voli
pindarici della Brasilazio non avevano diritto di cittadinanza in un
torneo complicato come quello italiano e che le sole doti tecniche non
potevano competere con la tenacia e la durezza delle difese del nostro
paese, provvedendo ad innestare elementi che potessero compensare almeno
in parte la scarsa duttilità e vis pugnandi dei brasiliani rimasti. |
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