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LA
FONDAZIONE - PRIMI
PASSI - IL PRIMO DOPOGUERRA -
DALL'ADDIO DI BERNARDINI AL RITORNO
DI SCLAVI - NASCE IL DERBY - IL
GIRONE UNICO - DA SCLAVI A PIOLA
- IL REGNO DI ZENOBI - I
FRATELLI SENTIMENTI - L'ERA
TESSAROLO - VERSO IL BARATRO
- LA PRIMA RETROCESSIONE - IL
RITORNO IN A - L'ERA LENZINI -
ARRIVANO CHINAGLIA E MAESTRELLI -
ILTRIONFO - INIZIA
L'ODISSEA - IL CALCIOSCOMMESSE
- IL FIGLIOL PRODIGO - IL SECONDO CALCIOSCOMMESSE - DALL'HANDICAP ALLA
RISCOSSA - L'AVVENTO DI CRAGNOTTI - LA SFIDA - ZEMANLANDIA - SVEN GORAN
ERIKSSON - LA BEFFA - UNA STAGIONE INDIMENTICABILE- LAZIO OGGI
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IL PRIMO DERBY
I primi dissapori portano alla fuoriuscita di alcuni soci che decidono di fondare la
Virtus: è il primo derby nella storia del calcio romano. Arriva Santino Ancherani,
il primo grande attaccante nella storia del calcio romano. Le prime imprese fuori
dalle mura cittadine fanno conoscere la Lazio fuori dai confini cittadini.
Tre vittorie in un giorno!
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Nel frattempo, da
una costola della stessa Lazio (alcuni soci avevano deciso di fuoriuscire
dalla casa madre per una serie di dissapori dovuti a gelosia), era sorta
la Virtus, e proprio contro questa società fu giocato quello che è
considerato il primo derby della storia romana. La partita, giocata il 16
maggio del 1902 sul campo di Piazza d'Armi, fu vinta dalla Lazio col secco
punteggio di 3-0, grazie ad una tripletta del centravanti Santino
Ancherani primo grande centravanti della storia laziale, vero e proprio
precursore dei vari Piola, Chinaglia, Giordano e Crespo. E l'evento in
questione suscitò grande curiosità se si considera che alcune centinaia
di spettatori si assieparono attorno al rettangolo di gioco per assistere
alle evoluzioni dei primi footballers romani.
Ben presto la fama della Lazio varcò i confini cittadini, e la squadra
biancoceleste fu chiamata a confrontarsi fuori Roma. Nel 1907 fu il
Comitato toscano a invitare la Lazio per una partita contro la vincente di
un torneo regionale. Una volta sul posto però, gli accordi furono
stravolti, in quanto Pisa e Lucca, le squadre che erano state sconfitte in
precedenza dal Livorno, avevano chiesto e clamorosamente ottenuto di poter
giocare anch'esse contro la Lazio. La prima partita fu giocata alle dieci
del mattino contro Lucca e terminò con un facile 3-0. Alle due del
pomeriggio fu il turno del Pisa, regolato con un secco 4-0, nonostante il
pranzo appena consumato avesse fornito una sgradita zavorra per i
footballers biancocelesti. Molto più ostico, si rivelò l'impegno col
Livorno, soprattutto a causa della fatica accumulata in precedenza. I
biancocelesti, nei quali militava anche un portoghese, Dos Santos decisero
perciò di giocare in difesa lanciando sporadici contropiede al fine di
sfruttare la velocità di Ancherani. Ad una decina di minuti dal termine
inflissero il colpo del KO proprio grazie ad una rete del centravanti,
lesto ad approfittare di un ribaltamento di fronte. L'impresa assume
contorni ancora più nitidi se si considera che la comitiva laziale era
partita da Roma con gli effettivi contati e che con gli stessi undici
giocatori aveva dovuto affrontare tutte e tre le partite.
Nel corso degli
anni precedenti il primo conflitto, la Lazio dominò in lungo e in largo
il calcio romano e non solo se si considera che nel 1908 andò a battere a
domicilio il Naples per 3-1 dimostrando una discreta efficienza che però
non era ancora mai stata verificata a livello nazionale, in particolare
contro rappresentanti di quel calcio del Nord che già aveva raggiunto
livelli di eccellenza.
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FINALISTA
NAZIONALE
Nel 1913 arriva, finalmente, il primo torneo di carattere nazionale: la Lazio arriva in finale
dove viene battuta dalla Pro Vercelli, dominatrice del calcio d'epoca. Impresa ripetuta l'anno successivo, quando
la Lazio perde col Casale. Ma il gap col calcio nordico continua ad essere
profondo, nonostante i progressi palesati dai laziali.
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La possibilità
di misurarsi col calcio più evoluto del nord arrivò finalmente nel 1913 quando la
Federazione organizzò il primo torneo di carattere nazionale, basato su
gironi territoriali. In questo modo si cercava di arrivare
all'unificazione calcistica di due mondi che sino ad allora avevano
comunicato pochissimo, lasciando il calcio meridionale a livelli molto
mediocri.
La Lazio dominò in lungo e in largo il girone romano, opposta a
Roman, Fortitudo e Juventus, per poi battere nella semifinale
interregionale la Virtus Juventusque di Livorno. Eliminato il Naples, si
trovò di fronte nella finale nazionale la Pro Vercelli, quella stessa
squadra che soltanto cinque anni prima aveva declinato un invito della
Lazio per un torneo a Roma, ritenendo di non aver nulla da guadagnare nel
confronto con un calcio reputato di troppo scarso livello. Il preventivato
dislivello tra il calcio nordico e quello del centrosud vide una
schiacciante conferma in quanto la Pro Vercelli vinse la partita di Genova
per 6-0.
La stagione successiva vide la Lazio dominare di nuovo il lotto delle
squadre capitoline. Nel corso del torneo romano però, si ebbero
gravissimi incidenti nella gara tra la Lazio e la Juventus giocata sul
campo dell'Olmo, prime avvisaglie della violenza che avrebbe
caratterizzato negli anni seguenti la guerra il calcio della Capitale.
Travolta la resistenza delle varie Roman, Juventus, Audace, Fortitudo e
Pro Roma, toccò alla Spes di Livorno e all' Internazionale di Napoli
affrontare la Lazio in semifinale. I labronici se la cavarono con due
sconfitte onorevoli (1-0 e 3-0), molto peggio andò ai partenopei che,
dopo avere perso 1-0 a Roma, furono travolti ad Agnano con un clamoroso
8-0.
La Lazio era perciò di nuovo in finale, dove avrebbe trovato il
Casale che si dimostrò inattaccabile. I piemontesi vinsero l'andata con
un pirotecnico 7-1 (agevolati anche dal fatto che la Lazio aveva dovuto
schierare il cassiere Perugini al posto di Fioranti, fermato a Genova da
questioni di lavoro) e il ritorno disputato a Roma con un 2-0, dovuto
probabilmente più alla voglia di non infierire che ad una maggiore
resistenza della Lazio.
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LA GRANDE GUERRA
La Lazio, che nel frattempo ha trovato casa alla Rondinella, arriva ancora una volta alla finale nazionale, ma viene fermata
dall'arrivo della Grande Guerra. Grande il contributo di sangue della società
di Ballerini allo sforzo bellico della Patria: tra morti e feriti scompare la prima grande squadra
del calcio romano.
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Anche nel torneo successivo la Lazio riuscì ad arrivare in finale,
confermando in tal modo la posizione di preminenza conquistata nell'ambito
del calcio centromeridionale. La squadra biancoceleste era ormai la
formazione da battere, soprattutto negli infuocati derbies romani, nel
corso dei quali le rivali cittadine non esitavano a buttarla in rissa pur
di prevalere. Più di una volta la battaglia che si combatteva sul campo,
si propagò anche alle tribune, per effetto di una rivalità che già in
quel lasso di tempo montava ben oltre i limiti del consentito. Netto era
però il divario tra i biancocelesti e il resto del lotto, come del resto
confermò l'andamento del campionato.
La stagione, aveva visto la grande novità rappresentata dal trasferimento
della squadra nel nuovo campo della Rondinella, un nome che sarebbe
diventato un vero e proprio simbolo della gloriosa storia biancoceleste,
dovuto ad un increscioso incidente che aveva coinvolto la moglie del
Prefetto di Roma, Annaratone, raggiunta da una pallonata mentre passava
con la sua carrozza al Parco dei Daini, campo di gioco della Lazio. La
furibonda protesta del funzionario, ebbe come effetto la decisione di
comprare un terreno sul quale fu costruita la Rondinella, stadio
civettuolo e bellissimo sul quale la Lazio avrebbe costruito alcune delle
sue pagine più leggendarie.
Da rilevare comunque che il torneo in questione non si sarebbe mai concluso
per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, conflitto al quale la Lazio,
come del resto molte altre società italiane, pagò un prezzo elevatissimo
con la morte e il ferimento di molti suoi atleti, che non avevano esitato
ad arruolarsi. Solo per restare alla sezione calcio, da ricordare il
ferimento di Levi e Di Napoli. Con lo scoppio della guerra era finita
un'epoca del calcio biancoceleste e nuovi attori stavano per soppiantare
la società guidata da Ballerini.
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