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LA
FONDAZIONE - PRIMI
PASSI - IL PRIMO DOPOGUERRA -
DALL'ADDIO DI BERNARDINI AL RITORNO
DI SCLAVI - NASCE IL DERBY -
IL
GIRONE UNICO - DA SCLAVI A PIOLA
- IL REGNO DI ZENOBI
- I
FRATELLI SENTIMENTI - L'ERA
TESSAROLO - VERSO IL BARATRO
- LA PRIMA RETROCESSIONE -
IL
RITORNO IN A - L'ERA LENZINI -
ARRIVANO CHINAGLIA E MAESTRELLI -
ILTRIONFO - INIZIA
L'ODISSEA - IL CALCIOSCOMMESSE
- IL FIGLIOL PRODIGO - IL SECONDO CALCIOSCOMMESSE - DALL'HANDICAP ALLA
RISCOSSA - L'AVVENTO DI CRAGNOTTI - LA SFIDA - ZEMANLANDIA - SVEN GORAN
ERIKSSON - LA BEFFA - UNA STAGIONE INDIMENTICABILE- LAZIO OGGI
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A UN PASSO DALLA
SERIE C |
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Di fronte alla
nuova caduta Lenzini decise di affrontare di petto la situazione
societaria, promuovendo un sodalizio con l'ex presidente napoletano Fiore,
il quale, come prima mossa, impose la sostituzione di Neri con Gei,
allenatore che già conosceva la cadetteria ove aveva ottenuto ottimi
risultati. Gei però, per quanto molto dotato dal punto di vista tecnico,
era uomo troppo freddo e distaccato, alieno da quegli atteggiamenti che
avevano fatto la fortuna ad esempio di Lorenzo e che tanto piacevano alle
tifoserie di una piazza calda come quella romana. Uomo dall'aria
dottorale, portato più al ragionamento che all'invettiva, egli non riuscì
mai ad entrare in sintonia con l'ambiente e di conseguenza, una stagione
nata con l'unico intento di tornare in serie A, prese ben presto una piega
inaspettata, portando la squadra biancoceleste in piena lotta per evitare
una nuova caduta. Per evitare la serie C fu necessario ricorrere a Lovati
che però si trovò di fronte ad un compito impròbo, reso ancora più
difficile dall'accavallarsi degli avvenimenti. Il 25 febbraio 1968, dopo
la partita col Genoa, scoppiò infatti il caso Morrone, che vide il
giocatore argentino risultare positivo all'antidoping. E neanche una
settimana dopo la CAF ripristinò l'originario 1-1 col quale si era chiusa
la partita di Lecco e che, causa le intemperanze del pubblico, era stato
tramutato in un 2-0 per la Lazio. Il risultato a tavolino punì invece la
Lazio nella partita interna col Livorno, con la squalifica del campo per
tre turni, poi ridotti ad uno. A questo punto Lenzini decise di ricorrere
di nuovo a Lorenzo che, dopo la fallimentare esperienza con la Roma aveva
guidato la nazionale del suo paese ai Mondiali del 1966 e proprio in
concomitanza con l'uscita di scena di Fiore, Lorenzo ripagò la fiducia di
Lenzini portando la squadra verso la salvezza. |
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ARRIVA CHINAGLIA... |
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L'annata
successiva può tranquillamente essere considerata una stagione chiave
nella lunga e travagliata storia della Lazio. Essa infatti vide
soprattutto una novità in casa biancoceleste, l'arrivo di Giorgio Chinaglia
dall'Internapoli. Figlio di emigranti, Chinaglia si era formato nel calcio
britannico, per poi trasferirsi in Italia quando i dirigenti dello Swansea
avevano deciso, in maniera abbastanza sorprendente, che non era adatto al
calcio professionistico. Nella Massese prima e nell'Internapoli poi, si
era messo in mostra tanto da essere convocato per l'Under 21 e da essere
messo sotto osservazione dalla Fiorentina. Era stato invece l'Internapoli
ad acquistarlo per 100 milioni, una cifra enorme per una squadra di serie
C, che però Chinaglia aveva immediatamente giustificato con le sue
prestazioni. E dall'Internapoli alla Lazio il passo era stato breve.
Accolto da un certo scetticismo (tanto che Lorenzo, che aveva capito lo
scarso entusiasmo che circondava il nuovo acquisto, si premurò di dire
che Chinaglia in serie A avrebbe segnato più che in C) il centravanti
italo-inglese dimostrò subito di essere un campione trascinando la Lazio
ad una salvezza tranquilla. Lorenzo nel presentarlo, aveva avuto buon
gioco nel dire che nella massima serie Chinaglia avrebbe lasciato una
traccia profonda grazie ad una potenza fisica devastante e così fu.
Fisisco dirompente, leggermente ingobbito, il giovane centravanti fece
subito capire la pasta di cui era fatto, resistendo grazie alla mole
fisica alle cariche robuste che i difensori italiani usavano riservare
agli attaccanti più temuti e imponendosi come uno dei centravanti più
forti del nostro calcio. Oltre al fiuto del goal, Chinaglia si segnalò
subito anche per una certa indocilità di carattere che lo spinse spesso
nell'occhio del ciclone. |
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...E MAESTRELLI |
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Ancora una volta perciò, l'ambiente biancoceleste si trovava nella
condizione di dover raccattare i cocci per cercare di ripartire.
Paradossalmente però, la nuova retrocessione si trasformò in una fortuna
per la Lazio. Lenzini infatti, decise di dare una sterzata nella
conduzione tecnica della squadra e di affidarsi a Tommaso Maestrelli, uno
degli allenatori più in spolvero in quel momento, il quale si era messo
in grande evidenza negli anni precedenti col Foggia, portato in serie A e
retrocesso soltanto per una serie di episodi arbitrali che avevano
favorito la Fiorentina ai danni di una squadra che aveva giocato un calcio
bellissimo e che era stata costretta a pagar dazio al maggior blasone dei
toscani. I risultati della scelta del presidente furono straordinari.
Portata la Lazio in serie A nella stagione successiva, nonostante le
difficoltà di carattere ambientale frapposte dal partito degli orfani di
Lorenzo (e anche da un certo scetticismo che aveva trovato nella squadra,
ad opera soprattutto di Chinaglia che dall'addio al tecnico argentino si
era sentito dolorosamente colpito dal punto di vista umano) Maestrelli
mise su una macchina perfetta grazie anche ad una serie di fortunate
operazioni di mercato innescate dalla cessione di Massa all'Inter che
portarono a Roma giocatori come Garlaschelli, Frustalupi,
Pulici, Re Cecconi e
Martini. Nel precampionato, la Lazio si vide messa in discussione per una
serie di risultati non esaltanti, a fronte dei quali non pochi furono i
tifosi che storsero la bocca, immaginando un immediato ritorno nella
cadetteria. In effetti nessuno aveva capito che per poter fare risultato,
la Lazio, proprio per effetto della rivoluzionarietà del proprio sistema
di gioco aveva bisogno di entrare nella condizione fisica ottimale. E
infatti, gli uomini di Maestrelli, una volta terminato il laborioso
rodaggio, misero in mostra un calcio che raramente si era visto sui campi
italiani e che riusciva anche a superare la non straordinaria caratura
tecnica di alcuni uomini dell'organico e si tramutarono in una squadra
pressochè perfetta. I primi segnali di ciò che andava maturando si
ebbero sin dalla prima giornata contro l'Inter, in una partita che ebbe
proprio nella squadra di Maestrelli il vincitore morale. Dopo aver violato
il campo della Fiorentina, la Lazio fu chiamata ad un altro impegno da far
tremare i polsi ad una neopromossa, quello contro la Juventus, che però
vide ancora una volta i biancocelesti reggere alal grande l'urto. Le due
vittorie contro Vicenza e Ternana, introdussero la Lazio al primo derby
dell'anno, che si risolse a suo vantaggio grazie ad una poderosa bordata
di Nanni che si andò ad infilare sotto l'incrocio della porta difesa da
Ginulfi. A questo punto l'opinione pubblica cominciò ad interrogarsi
sulla reale portata del miracolo Lazio.
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