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LA
FONDAZIONE - PRIMI
PASSI - IL PRIMO DOPOGUERRA -
DALL'ADDIO DI BERNARDINI AL RITORNO
DI SCLAVI - NASCE IL DERBY -
IL
GIRONE UNICO - DA SCLAVI A PIOLA
- IL REGNO DI ZENOBI
- I
FRATELLI SENTIMENTI - L'ERA
TESSAROLO - VERSO IL BARATRO
- LA PRIMA RETROCESSIONE - IL
RITORNO IN A - L'ERA LENZINI -
ARRIVANO CHINAGLIA E MAESTRELLI -
ILTRIONFO - INIZIA
L'ODISSEA - IL CALCIOSCOMMESSE
- IL FIGLIOL PRODIGO - IL SECONDO CALCIOSCOMMESSE - DALL'HANDICAP ALLA
RISCOSSA - L'AVVENTO DI CRAGNOTTI - LA SFIDA - ZEMANLANDIA - SVEN GORAN
ERIKSSON - LA BEFFA - UNA STAGIONE INDIMENTICABILE- LAZIO OGGI
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L'ERA TESSAROLO |
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Il suo
successore, Annunziata, durò lo spazio di un mattino. Avendo subordinato
la sua permanenza ad un piano improntato all'austerità (nonostante la sua
politica attenta, Zenobi aveva infatti lasciato un deficit di 127 milioni
che per l'epoca erano una bella cifra), una volta che questo piano fu
bocciato, decise di togliere il disturbo lasciando la carica a Tessarolo.
Questi, di fronte al mediocre campionato disputato dalla Lazio nel 1952-53
(terminato ad un desolante undicesimo posto) decise di dar luogo ad un
deciso rafforzamento della rosa, acquistando Vivolo,
Burini e Fontanesi,
tutti giocatori quotatissimi che sembravano una garanzia per il salto di
qualità tanto atteso. In particolare gli acquisti di Burini e Vivolo, più
volte nazionali e punti di forza di Milan e Juventus, sembravano il segno
più evidente delle ambizioni di cui era portatore Tessarolo, cui
evidentemente non bastava il ruolo di quarta forza che aveva
caratterizzato l'era Zenobi e dimostrava di puntare decisamente al
vertice. |
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UN DIFFICILE
INIZIO Un undicesimo posto del tutto deludente. Il deficit è ormai fuori controllo, ma nessuno ci fa più caso. La voglia di grandezza non ha alcun limite. Arriva "Raggio di Luna", Arne Selmosson, ma non solo lui. Una campagna acquisti faraonica pone la Lazio tra le favorite per il titolo. La Cassa del Mezzogiorno: invidia o realtà? |
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L'undicesimo
deludentissimo posto ottenuto al termine del torneo 1954-55 e un deficit
di bilancio ormai spaventoso e praticamente fuori controllo, non fecero
perciò recedere la dirigenza laziale dalla grandeur che ormai la
caratterizzava e che probabilmente obnubilava la capacità di
discernimento di chi avrebbe dovuto porre riparo. Il campionato non era
ancora terminato che una serie di notizie bomba scuotevano l'ambiente,
esaltando i tifosi, ma destando al contempo la preoccupazione degli
osservatori più accorti, che ben conoscevano il reale stato delle casse
biancocelesti e lo stato di vero dissesto in cui versavano. La Lazio
infatti aveva intrecciato una serie di trattative clamorose che
interessavano l'uomo guida dell'Udinese Arne Selmosson,
oltre a Bettini, Muccinelli,
Olivieri, Villa, Molino
e altri. Particolarmente clamorosa era la voce riguardante lo svedese
Selmosson, concupito anche dalla Roma, il quale nel torneo appena finito
aveva mostrato di essere un vero uomo squadra e aveva trascinato l'Udinese
di Bruseschi al secondo posto, miglior risultato della sua storia. Ma se
la trattativa per Selmosson era clamorosa, anche quelle di contorno
sembravano prefigurare una Lazio da favola e capace finalmente di lottare
per quello scudetto che era sempre sembrato un miraggio più ancora che un
sogno, tranne che nella ormai dimenticata epoca in cui la presidenza era
stata rivestita da Gualdi. La trattativa per Selmosson e Bettini andò a
buon fine, portando i due a Roma mentre alla compagine friulana andavano
Bredesen (una cessione dolorosa questa poichè lo svedese, detto
affettuosamente "varechina" dai tifosi laziali, era stato
elemento di grande continuità e rendimento nel periodo trascorso a Roma),
Fontanesi, Secchi (acquistato dalla Triestina e prontamente girato
all'Udinese) più 120 milioni. Col loro acquisto e quello di Muccinelli,
ala della Juventus e della Nazionale, uno dei dribblomani più affermati
del calcio italiano, la Lazio si proponeva prepotentemente tra le maggiori
favorite per la vittoria finale nel torneo che andava ad iniziare. A
rendere un poco più oscuro l'orizzonte della tifoseria biancoceleste
v'era soltanto il nome che la stampa del Nord aveva affibbiato alla Lazio:
Cassa del Mezzogiorno. |
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LA GRANDE LAZIO |
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La squadra congegnata da Tessarolo e Vaselli fu affidata alla coppia
formata da Copernico e Ferrero, due tecnici tra i migliori di quell'epoca
e considerati all'altezza per una squadra che si allineava ai nastri di
partenza con ambizioni pressochè smodate. L'inizio della stagione fu però
tremendo e le pecche di un organico costruito badando più ai nomi che
alla sostanza, vennero rapidamente alla luce, provocando grandissima
preoccupazione nella tifoseria. Dopo un terrificante 1-5 nel derby per la
Coppa Zenobi e i soli 4 punti fatti nelle prime sei giornate, la Lazio
dette timidi segnali di ripresa andando a vincere in trasferta a Bologna e
con l'Inter. I segni di risveglio dati in questo periodo furono però solo
un'illusione, poichè la squadra continuò a denunciare scompensi
gravissimi cui la guida tecnica non seppe mai porre rimedio. Di fronte ad
un cammino così stentato, la dirigenza cominciò a guardarsi attorno,
alla ricerca affannosa di una via d'uscita, sperando che il tempo potesse
sanare almeno una parte degli scompensi denotati dalla squadra. La
situazione però non dette i segnali di miglioramento sperati, tanto che a
gennaio fu necessario ricorrere ad un nuovo trainer, l'inglese Jesse
Carver strappato in maniera rocambolesca e con consistente sforzo
finanziario all'Inter, che riuscì finalmente a trarre il meglio da un
materiale tecnico di prim'ordine con una serie di accorgimenti tattici che
portarono più indietro il baricentro della squadra e permisero alla
stessa di sfruttare al meglio le capacità contropiedistiche di Muccinelli,
Burini e Bettini, sino ad allora messe in sordina dalla mancanza di un
vero ariete alla Nordhal. Venne così un'ottima serie di risultati tra i
quali fecero spicco la vittoria nel secondo derby dell'annata (1-0 con
rete di Muccinelli) e quella di San Siro con il Milan, a dimostrazione
della comunque ottima caratura di una squadra che se pur non era in grado
di competere per lo scudetto,a causa di difetti strutturali abbastanza
vistosi, era pur sempre in grado di onorare la sua veste di outsider di
lusso e di trasformarsi, nelle giornate di grazia, in una vera mina
vagante capace di rompere le uova nel paniere altrui. Alla fine di una
annata contrassegnata da alti e bassi e comunque contraddittoria, la
squadra di Carver fu premiata da un ottimo terzo posto che poteva
coniderarsi del tutto inaspettato, alla luce delle peripezìe iniziali. La
gioia per un piazzamento così prestigioso, non poteva però nascondere la
realtà. Se si guardava spassionatamente alla situazione, quel terzo posto
era inadeguato di fronte alle spese sostenute in estate. Per ottenerlo, le
casse sociali erano state ulteriormente sottoposte ad una pressione che
giorno dopo giorno si faceva sempre più insostenibile e stava creando le
premesse per il fallimento societario.
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