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DALLA
FONDAZIONE ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE
- DAL
SECONDO SCUDETTO ALLA CRISI DEGLI ANNI '20 - I BRILLANTI
ANNI '30
- L'ERA MASSERONI -
L'ERA D'ORO DI
ANGELO MORATTI - L'INTER EUROMONDIALE - DA MORATTI A FRAIZZOLI - CON
PELLEGRINI E TRAPATTONI E' ANCORA GRANDE INTER - A CORRENTE ALTERNATA - IN
NOME DEL PADRE: ARRIVA MASSIMO MORATTI
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IL SECONDO SCUDETTO |
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Passata
la bufera della guerra, si poteva cominciare a ricostruire e, soprattutto
a cercare di dimenticare i tanti lutti apportati da un conflitto che aveva
visto milioni di ragazzi europei immolarsi nelle trincee. Nell'autunno del 1919,
dopo anni di calcio semiclandestino, poteva tornare il campionato
ufficiale, che comunque era stato preceduto da un torneo di carattere
regionale, organizzato soprattutto per poter mettere una pietra sopra alle
polemiche che avevano seguito la Coppa Mauro dell'anno precedente, a causa
di una serie di decisioni a tavolino molto avventate che avevano
penalizzato il Legnano, maggiore antagonista del Milan per la vittoria
finale. Tra l'altro, nel corso di quel torneo, uno dei tanti organizzati
per portare avanti un minimo di attività agonistica in vista della fine
delle ostilità, l'Inter
aveva subito un terrificante 8-1 nel derby col Milan, rinforzato da due
dei fratelli Cevenini, risultato che rimarrà come il più penalizzante
mai riportato nel corso di una stracittadina milanese. Naturalmente, non
si fecero grandi drammi per una sconfitta sportiva, visto quello che stava
succedendo sui vari fronti di guerra e soprattutto in considerazione del
fatto che il calcio di guerra andava preso per quello che era, una vera e
propria parentesi organizzata per tenere in allenamento i giocatori. |
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INIZIA IL PERIODO GRIGIO |
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Naturalmente,
anche all'epoca imperava il detto "squadra che vince, non si
tocca", cui in pratica si uniformarono i vertici societari. I
giocatori che avevano vinto il secondo titolo della storia interista,
furono riconfermati quasi in blocco, se si fa eccezione per l'innesto di
Da Sacco e Martinella in mediana. L'Intere cominciò la stagione 1920-21
vincendo agevolmente il girone preliminare lombardo con Casteggio, Giovani
Calciatori Legnanesi e Ausonia Pro Goria. Era quella la stagione in cui la
Federazione non si premuniva di predisporre filtri in grado di fare una
selezione preventiva e già dai nomi delle società in questione, si
capisce come l'impresa nerazzurra non era certo epica. Dopo questi primi
impegni, cominciava il girone finale lombardo, nel quale l'Inter si trovò
di fronte Legnano, U.S. Milanese, Milan, Saronno e Trevigliese.
L'avversaria più ostica si rivelò il Legnano, mentre il Milan riservò
le proprie forze alle due stracittadine, impattate entrambe. Passavano le
prime quattro e naturalmente per i nerazzurri non fu difficile superare
anche questo turno. Poi, però, il girone semifinale interregionale mise
di fronte all'Inter il peggiore degli avversari possibili, la grande Pro
Vercelli che già da anni aveva istaurato una ferrea dittatura sul calcio
italiano, interrotta solo di tanto in tanto e fu notte profonda. I
nerazzurri raggranellarono la miseria di tre punti a fronte dei dieci dei
bianchi piemontesi e dei nove della Torinese, finendo nel modo più
inglorioso quella che, nelle intenzioni, doveva essere l'annata della
conferma ad altissimi livelli. |
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ARRIVA MEAZZA |
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Nonostante i piccoli
passi avanti, la squadra nerazzurra continuava comunque a manifestare una
certa mediocrità, anche perchè non si vedevano segni di un deciso
miglioramento in grado di riportarla nel gruppo delle migliori. Anche il
1925-26 confermò questa caratteristica. Nonostante una mediana di grande
valore, costituita da Pietrobuoni, Tornabuoni e Agradi, l'Inter si classificò al quinto posto nel girone A della Lega
Nord. Le primattrici del calcio italiano, Genoa, Bologna, Torino, solo per
fare dei nomi, rimanevano almeno un gradino sopra ai nerazzurri,
nonostante i tentativi di migliorare la rosa. A fare le spese della
mancanza di risultati apprezzabili fu Schiedler, accusato di essere troppo
morbido nei rapporti con lo spogliatoio. Le buone attitudini realizzative
di Schonfield, ungherese acquistato dal Torino e l'ottima annata di Conti,
non produssero il miracolo atteso da una tifoseria impaziente, anche se a parziale scusante
si poteva accampare l'inserimento in un girone terribile, con Bologna e
Torino, che sin dalla vigilia lasciava poche speranze. A questo punto, la
dirigenza decise di intervenire con decisione, affidando la guida tecnica
ad Arpad Veisz, che aveva appena smesso di giocare e che andava a
cominciare una grande carriera che lo avrebbe portato ad essere uno dei migliori tecnici dell'epoca. Inoltre, in sede di
campagna di rafforzamento, procedette all'onerosissimo acquisto di Fulvio Bernardini,
giovane gioiello della Lazio che era stato il primo giocatore del
centrosud ad esordire in Nazionale. Altri innesti di grande caratura
furono quelli del portiere Degani, del difensore
Gianfardoni, del mediano Castellazzi
e dell'interno Powolny, che, almeno in sede di pronostico, portavano l'Inter
tra le possibili outsiders. I risultati di questa rivoluzione, furono
subito evidenti. Alla prima giornata, l'Inter espugnò il campo del Napoli
con un rotondo 3-0, con rete di Bernardini e doppietta di Powolny, per poi
confermarsi col Modena. La prima sconfitta di Vercelli, fu seguita da una
vittoria contro l'Alba Audace, una delle progenitrici della Roma e dalla
netta sconfitta contro la Juventus a Torino. La vittoria col Genoa,
confermò in maniera eloquente che i nerazzurri non erano un fuoco di
paglia, soprattutto grazie all'ottima resa della coppia formata da
Bernardini e Powolny, capaci di fare gioco e di concluderlo nel migliore
dei modi. I 3-0 rifilati in rapida successione a Brescia e Casale, seguiti
dal pareggio di Verona, introdussero l'Inter al girone di ritorno, che fu
inaugurato con un pirotecnico 9-2 al malcapitato Napoli. Alla tredicesima
giornata, gli uomini di Veisz raggiunsero la fuggitiva Juventus, sconfitta
in casa dalla Pro Vercelli. La vittoria coi bianconeri del 6 febbraio, nel
recupero della partita rinviata per neve il 16 gennaio, dimostrò che i
nerazzurri erano ormai entrati a pieno titolo nel discorso di vertice. La
doppietta di Rivolta e la segnatura di Cevenini III su rigore, erano la
risposta migliore alla scoppola rimediata a Genova il 13 febbraio, che
aveva seminato non pochi dubbi nella tifoseria sulla reale consistenza
della squadra. Terminata la prima fase al primo posto, cominciava dunque
il girone finale, nel quale Bernardini e compagni smarrirono però la
baldanza messa in mostra sino ad allora. Dopo il rinvio della partita
inaugurale col Torino, l'Inter fu battuta nel derby dal Milan, rimediando
la settimana successiva con la vittoria contro la Juventus. Il 3-0 di
Bologna, pose però una pietra tombale sulle speranze dei nerazzurri. La
lotta per il titolo fu ristretta a Torino e Bologna e sarebbe finita col
gravissimo scandalo legato alla corruzione di Allemandi da parte dei
dirigenti granata e la revoca del titolo vinto, mentre l'Inter chiudeva
con un malinconico quinto posto e la parziale consolazione di aver
preceduto il Milan. Lo scandalo Allemandi,
però, interessava indirettamente anche l'Inter, in quanto nell'estate del
1927, il forte terzino della Juventus era acquistato dall'Inter, quando
ancora la vicenda in questione non era esplosa. Quella che doveva essere
una operazione di grande spessore e che avrebbe dovuto consentire ai
nerazzurri di accorciare ulteriormente il divario con le più forti, si
rivelò così un parziale boomerang, in quanto Allemandi, fu squalificato a
vita e soltanto a campionato iniziato, dopo essere stato graziato, potè
prendere il suo posto. A rendere meno opaca una annata che
comunque vide l'Inter finire al settimo posto il girone finale, fu
l'esordio di un ragazzo cresciuto nel vivaio, Giuseppe Meazza,
che fece vedere subito numeri da fuoriclasse assoluto, segnando dodici
reti. Interno dotato di classe cristallina e fiuto del goal fuori dal
comune, il Balilla fece vedere a soli 17 anni di poter prendere in mano le
redini della squadra. Con la sua esplosione stava prendendo corpo la
grande Inter che nel decennio successivo avrebbe dato molte soddisfazioni
alla tifoseria nerazzurra. |
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