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L'AVVENTO DI NOVO -
LA
PRIMA PIETRA - UNA
COPPIA PORTENTOSA -
L'ADOZIONE DEL SISTEMA
- I
PRIMI TRIONFI - LA
GUERRA FERMA TUTTO -
IL
GRANDE TORINO - UNA
VERA EPOPEA - DIECI
IN NAZIONALE - LA
SCIAGURA DI SUPERGA -
UN
LUTTO NAZIONALE - GRANDE
TORINO PER SEMPRE
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UN INIZIO STENTATO |
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Con
Mazzola e Loik arrivò anche Giuseppe Grezar
che Novo prelevò dalla Triestina per la bella somma di 250.000 lire.
Mediano portato soprattutto alla copertura, Grezar si
era messo in grande evidenza nelle stagioni passate tra gli alabardati,
tanto da raggiungere la maglia azzurra. Ennesimo rappresentante di una
scuola che aveva prodotto grandi mediani in serie in quei decenni, Grezar possedeva
al contempo una tecnica di primo piano che gli permetteva di lavorare con
grande profitto anche in fase di costruzione del gioco e di appoggio alle
punte e proprio queste doti ne facevano il completamento ideale del
centrocampo disegnato dal Presidentissimo e dai suoi consiglieri con
l'adozione del Sistema, nel quale ai mediani era chiesta una
partecipazione al gioco che col Metodo non era invece necessaria, visto
che dovevano occuparsi soprattutto delle insidie portate dalle ali
avversarie. |
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IL SECONDO
SCUDETTO |
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Che cosa era
successo? Semplicemente Novo, sembra per fare una cortesia all'amico
Pozzo, aveva chiesto a Kutik di tornare al Metodo, provocando sconcerto
nella squadra, che stava cercando di impadronirsi del nuovo schema e che
vedeva andare in fumo gli sforzi fatti sino a quel momento. A consigliare
Novo in questo senso fu probabilmente anche la constatazione che il
Sistema, aveva bisogno di tempo per poter essere metabolizzato dai
giocatori, tempo che ormai lui non aveva intenzione di concedere proprio
in virtù delle grandi aspettative che aveva riposto sulla squadra. Messo
alle strette dal pessimo inizio e dall'allarme provocato nell'ambiente
torinista, il Presidentissimo decise di rischiare il tutto per tutto e di
tornare al Sistema in vista del derby
con la Juventus, che si risolse con un vero e proprio trionfo per il
Torino, in virtù di un 5-2 firmato da una doppietta di Menti e dalle
segnature di Loik, Mazzola e Ferraris II. Era il primo segnale della
riscossa e la più eloquente delle conferme sulla bontà del Sistema. Fu
questa la prima di sei vittorie di fila che permisero al Torino di
risalire prepotentemente in classifica, in linea con le ambizioni di
inizio stagione. Nel primo turno di ritorno arrivò però l'imprevista
sconfitta contro l'Ambrosiana
degli ex Gaddoni e Bo, a complicare le cose, permettendo al Livorno, che
ormai non poteva più essere considerato una sorpresa o, peggio ancora, un
fuoco di paglia, di riprendere pericolosamente la fuga. Lo 0-0 nello scontro
diretto dell'Ardenza permise ai granata di arginarla, per poi
approfittare del comprensibile calo labronico che consentì agli uomini
capitanati da Mazzola di arrivare con un punto di vantaggio all'ultimo
turno. La partita di Bari contro
i pericolanti galletti, giocata sotto un caldo asfissiante, rivelò ben
presto tutte le sue difficoltà, coi pugliesi decisi a non farsi battere e
si risolse solo nel finale grazie ad una rete di Valentino Mazzola, che
dimostrava in questo modo nella maniera più evidente la sua statura di
leader, come venne sportivamente e platealmente riconosciuto
dall'allenatore biancorosso Costantino il quale, nonostante lo sconforto
per la retrocessione della sua squadra volle stringere la mano al capitano
granata. Era lo scudetto, il secondo della storia granata! |
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ANCHE LA COPPA
ITALIA |
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Al secondo
scudetto i granata fecero immediatamente seguire la Coppa Italia.
L'ostacolo maggiore sulla strada dello storico bis si rivelò la Roma. I
giallorossi infatti, dopo un torneo deludente dovuto probabilmente
all'appagamento per il titolo conquistato un anno prima, avevano puntato
tutte le loro carte su questa competizione incrociandosi proprio coi
neocampioni in semifinale. La partita ebbe un prologo farsesco
(all'albergo dove aveva preso alloggio la Roma erano infatti arrivate
delle forbici con le quali i tifosi granata chiedevano ironicamente ai
giallorossi di scucirsi lo scudetto dal petto) e un epilogo drammatico.
Sul finire della partita e col punteggio inchiodato sull'1-1, il Torino
segnò la rete del vantaggio con la difesa romanista praticamente ferma
per un supposto fuorigioco di Ossola. Il goal del 2-1 granata fu a lungo
contestato dalla Roma e nella zuffa che ne seguì, l'arbitro Pizziolo fu
colpito da un calcio del romanista Dagianti che il fischietto toscano
attibuì a Amadei, il quale fu squalificato a vita (squalifica poi
condonata nel corso degli anni successivi). Alla ripresa della partita
Ossola segnò un'altra rete con la difesa romanista praticamente ferma per
protesta, ma ormai la contesa era degenerata, tanto che i giocatori della
Roma cominciarono a scaraventare tutti i palloni in tribuna con intento
evidentemente polemico. Molto più tranquilla fu la finalissima di Milano
che il Torino vinse sul Venezia con un netto 4-0, con una nuova doppietta
di Ossola e reti di Mazzola e Ferraris, completando in questo modo una
annata indimenticabile. |
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