|
|
|
L'AVVENTO DI NOVO -
LA
PRIMA PIETRA - UNA
COPPIA PORTENTOSA -
L'ADOZIONE
DEL SISTEMA - I
PRIMI TRIONFI - LA
GUERRA FERMA TUTTO -
IL
GRANDE TORINO - UNA
VERA EPOPEA - DIECI
IN NAZIONALE - LA
SCIAGURA DI SUPERGA -
UN
LUTTO NAZIONALE - GRANDE
TORINO PER SEMPRE
|
||
![]() |
DAL METODO AL
SISTEMA |
|
|
Con
l'arrivo di Mazzola e Loik il Torino potè convertire il suo gioco al
Sistema come era già stato proposto in
precedenza da
Borel, convinto assertore della bontà del
nuovo modulo di gioco. Novo, con una delle sue
intuizioni, e anche perchè i risultati
tardavano ad arrivare frustrando i suoi sforzi e aumentando la sua
impazienza, decise di aderire al nuovo progetto tattico dando luogo ad una
fiera rivalità con Vittorio Pozzo, vero e proprio araldo del Metodo, col
quale aveva vinto due Mondiali di seguito con la Nazionale e che al
vecchio modulo non intendeva assolutamente rinunciare. Da questo momento
il mondo del calcio italiano andava a dividersi in due fazioni
strenuamente contrapposte, dando luogo ad una diatriba interminabile
che sarebbe continuata per anni. |
||
![]() |
UNA DIATRIBA
INTERMINABILE |
|
|
Novo, che non era
certo una sprovveduto di cose tecniche, avendo giocato in gioventù come
già ricordato, si era convinto che il Metodo aveva ormai fatto il suo
tempo e che l'evoluzione del gioco stava mettendo fuori causa coloro che
non si adeguavano. Egli in effetti, anche in questo dimostrò una
capacità di adattamento e anche di saper anticipare i tempi che mancarono
a molti dirigenti dell'epoca, che poi sarebbero stati praticamente
travolti dalla rivoluzione imposta dal Sistema. Basti pensare che Fulvio
Bernardini, che era stato un grandissimo centromediano metodista, quando
capì i vantaggi del nuovo modulo affermò che aveva sprecato la sua
carriera. E proprio per questo motivo, il Presidente granata si
battè fieramente per l'adozione del Sistema, tattica di gioco che egli
riteneva molto più avanzata rispetto ad un Metodo che, pur avendo
permesso all'Italia di vincere due campionati del mondo, poteva ormai
essere considerato obsoleta dal momento in cui la regola del fuorigioco
era stata mutata, portando da tre a due (compreso il portiere) i giocatori
che dovevano trovarsi tra la porta e l'ultimo attaccante perchè questi
potesse considerarsi in posizione regolare. |
||
![]() |
PREPARAZIONE E
FASCINAZIONE |
|
|
Oltre alla grande
preparazione tattica e alla capacità di sapersi adattare all'evoluzione
imposta dall'avanzata del tempo, Erbstein capì che il calcio poteva
trarre grandi vantaggi aprendosi alle innovazioni provenienti
dall'esterno, soprattutto usufruendo di tutto ciò che poteva migliorare
la resa fisica ed atletica dei giocatori, diminuendo gli sbalzi di
rendimento dovuti ad una preparazione casuale e che non teneva in alcun
conto le differenze di caratteristiche tra i vari componenti della rosa. In ragione del suo diploma in
educazione fisica e degli studi che aveva continuato a condurre sulle più
avanzate tecniche di preparazione degli atleti, adottò un'altro
accorgimento di grande importanza per una epoca in cui non esisteva ancora
la possibilità di sostituire i giocatori infortunati, quel riscaldamento
prepartita che serviva ad evitare fastidiosi contrattempi muscolari ai
giocatori che sin troppo spesso esponevano la propria muscolatura ai
pericoli di un difettoso approccio alla contesa, lasciando molto spesso la
squadra con un uomo di meno. |
||
|
|
||