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L'AVVENTO DI NOVO - LA PRIMA PIETRA - UNA COPPIA PORTENTOSA - L'ADOZIONE DEL SISTEMA - I PRIMI TRIONFI - LA GUERRA FERMA TUTTO - IL GRANDE TORINO - UNA VERA EPOPEA - DIECI IN NAZIONALE - LA SCIAGURA DI SUPERGA - UN LUTTO NAZIONALE - GRANDE TORINO PER SEMPRE


DAL METODO AL SISTEMA

Con Mazzola e Loik si può passare al Sistema, come proposto da Borel. Novo diventa l'araldo del nuovo progetto tattico. Nasce il dissidio tra sistemisti e metodisti: Novo contro Pozzo. Anton "Egri" Erbstein, la vera eminenza grigia del Grande Torino. La fuga in Ungheria per sfuggire ai nazisti.

Con l'arrivo di Mazzola e Loik il Torino potè convertire il suo gioco al Sistema come era già stato proposto in precedenza da Borel, convinto assertore della bontà del nuovo modulo di gioco. Novo, con una delle sue intuizioni, e anche perchè i risultati tardavano ad arrivare frustrando i suoi sforzi e aumentando la sua impazienza, decise di aderire al nuovo progetto tattico dando luogo ad una fiera rivalità con Vittorio Pozzo, vero e proprio araldo del Metodo, col quale aveva vinto due Mondiali di seguito con la Nazionale e che al vecchio modulo non intendeva assolutamente rinunciare. Da questo momento il mondo del calcio italiano andava a dividersi in due fazioni strenuamente contrapposte, dando luogo ad una diatriba interminabile che sarebbe continuata per anni.
A questo punto non può più essere sottaciuto il ruolo importantissimo che ebbe Anton "Egri" Erbstein nella costruzione del Grande Torino. Erbstein era la vera eminenza grigia che guidava le scelte tecniche di Novo. Costretto a lavorare a distanza (dalla natìa Ungheria per esser precisi) dall'introduzione delle leggi razziali che avevano spinto lui, cittadino di razza ebraica, a cercare rifugio prima che la trappola preparata dai nazifascisti potesse chiudersi anche sulla sua famiglia, egli aveva confortato Novo nella sua adesione alla corrente modernista, in sintonia con le idee da sempre professate e che lo avevano posto all'avanguardia sin dai tempi della Lucchese, società ove Erbstein aveva rivelato le sue capacità. Vistisi affidati i pieni poteri dal presidente Della Santina, Erbstein puntando sulla capacità di trasmettere le proprie convinzioni e il proprio entusiasmo anche nelle situazioni più difficili, riuscì a far scalare alla Lucchese ben due categorie in rapida successione, portando la squadra toscana in serie A.

UNA DIATRIBA INTERMINABILE

Il calcio italiano si divide tra fautori del Metodo e sostenitori del Sistema. Il contrasto trova i due massimi esponenti in Novo e Pozzo. Pozzo fa di tutto per impedire che la squadra azzurra passi al Sistema. Novo e il Grande Torino diventano i simboli del nuovo schema di gioco. 

Novo, che non era certo una sprovveduto di cose tecniche, avendo giocato in gioventù come già ricordato, si era convinto che il Metodo aveva ormai fatto il suo tempo e che l'evoluzione del gioco stava mettendo fuori causa coloro che non si adeguavano. Egli in effetti, anche in questo dimostrò una capacità di adattamento e anche di saper anticipare i tempi che mancarono a molti dirigenti dell'epoca, che poi sarebbero stati praticamente travolti dalla rivoluzione imposta dal Sistema. Basti pensare che Fulvio Bernardini, che era stato un grandissimo centromediano metodista, quando capì i vantaggi del nuovo modulo affermò che aveva sprecato la sua carriera. E proprio per questo motivo, il Presidente granata si battè fieramente per l'adozione del Sistema, tattica di gioco che egli riteneva molto più avanzata rispetto ad un Metodo che, pur avendo permesso all'Italia di vincere due campionati del mondo, poteva ormai essere considerato obsoleta dal momento in cui la regola del fuorigioco era stata mutata, portando da tre a due (compreso il portiere) i giocatori che dovevano trovarsi tra la porta e l'ultimo attaccante perchè questi potesse considerarsi in posizione regolare.
Il contrasto tra Pozzo e Novo, portò ad un vero e proprio dissidio, tra due personaggi certamente non sprovvisti di personalità. Il vecchio Commissario Tecnico della Nazionale, accanito sostenitore del Metodo, col quale aveva colto i due allori mondiali, fece di tutto per impedire il passaggio della squadra azzurra al Sistema, evento che avrebbe reso del tutto pleonastico il suo ruolo nel calcio italiano. La sua avversione al Sistema arrivò al punto da dare la colpa del disastroso 0-4 interno coi britannici del 16 maggio 1948 a un dissidio tra Parola e Mazzola riguardante i palloni da essi fabbricati, quando invece era del tutto chiaro che i giocatori del Torino, schierati col vecchio sistema di gioco non rendevano secondo le loro potenzialità.
Ma il dissidio non si limitò a questi due personaggi. Ben presto infatti, il dualismo si allargò a tutto il calcio italiano, diventando l'argomento all'ordine del giorno. Pozzo portava con sè un prestigio elevatissimo e per lui fu facile diventare il capofila dei tradizionalisti, per cui a capo della controparte era necessario trovare un personaggio che godesse di eguale autorevolezza. La fazione che spingeva per l'adozione del Sistema, ebbe buon gioco nel contrapporgli Novo, facendone l'araldo di un tipo di gioco che il Torino interpretava alla perfezione e che era diventato il suo vero e proprio marchio di fabbrica.

PREPARAZIONE E FASCINAZIONE

Un tecnico di larghe vedute. Il primo a capire la grande importanza della preparazione fisica e a non lasciarla al caso. Una introduzione di grande importanza: il riscaldamento prepartita. Grande cura dell'aspetto psicologico. Il cameratismo del Grande Torino. 

Oltre alla grande preparazione tattica e alla capacità di sapersi adattare all'evoluzione imposta dall'avanzata del tempo, Erbstein  capì che il calcio poteva trarre grandi vantaggi aprendosi alle innovazioni provenienti dall'esterno, soprattutto usufruendo di tutto ciò che poteva migliorare la resa fisica ed atletica dei giocatori, diminuendo gli sbalzi di rendimento dovuti ad una preparazione casuale e che non teneva in alcun conto le differenze di caratteristiche tra i vari componenti della rosa. In ragione del suo diploma in educazione fisica e degli studi che aveva continuato a condurre sulle più avanzate tecniche di preparazione degli atleti, adottò un'altro accorgimento di grande importanza per una epoca in cui non esisteva ancora la possibilità di sostituire i giocatori infortunati, quel riscaldamento prepartita che serviva ad evitare fastidiosi contrattempi muscolari ai giocatori che sin troppo spesso esponevano la propria muscolatura ai pericoli di un difettoso approccio alla contesa, lasciando molto spesso la squadra con un uomo di meno. 
Ma le conoscenze in questione non erano in fondo la maggiore caratteristica di Erbstein. Ciò in cui veramente si differenziava dai tecnici dell'epoca era la capacità di creare un rapporto di fiducia coi giocatori, grazie ad una sensibilità umana che non di rado affascinava l'interlocutore. In un'epoca in cui l'allenatore tendeva ad improntare i rapporti coi giocatori su un piano puramente disciplinare, egli puntò sul dialogo costante con gli stessi, arrivando ad interessarsi anche di aspetti che esulavano dal piano puramente professionale. Provvisto di grandi doti dialettiche seppe creare nella squadra una atmosfera di grande cameratismo che, a detta di Pietro Ferraris II, ebbe una parte fondamentale nei successi del Grande Torino, agevolato in questo anche dalla cura certosina che Novo riservò nel corso della successiva guerra alle esigenze dei suoi uomini, assicurandone la riconoscenza. E in fondo anche sotto questo aspetto il Grande Torino fu una squadra pressochè irripetibile.