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L'AVVENTO DI NOVO - LA PRIMA PIETRA - UNA COPPIA PORTENTOSA - L'ADOZIONE DEL SISTEMA - I PRIMI TRIONFI - LA GUERRA FERMA TUTTO - IL GRANDE TORINO - UNA VERA EPOPEA - DIECI IN NAZIONALE - LA SCIAGURA DI SUPERGA - UN LUTTO NAZIONALE - GRANDE TORINO PER SEMPRE


QUEL GIORNO A VENEZIA

Una straordinaria coppia di mezzali. Mazzola e Loik si completano a vicenda. Novo decide sui due piedi di non lasciarsi scappare i due e va a parlare con il Presidente del Venezia, Bennati. Viri Rosetta, che aveva segnalato la coppia a Dusio, capisce cosa si sta preparando...

Il 31 maggio 1942, a Venezia, il Torino sino ad allora capolista, vide miseramente crollare le sue residue speranze di scudetto per quella stagione, sotto i colpi di una coppia di mezzali in giornata di grande vena e in capace di prodezze a ripetizione. I due giocatori in questione erano Mazzola e Loik. Quel giorno la straordinaria coppia di mezzali neroverdi travolse il centrocampo del Torino dimostrando che le straordinarie relazioni che ne decantavano le doti e i giudizi che la stampa specializzata aveva riservato alla coppia veneziana erano tutt'altro che campati per aria. Vedendoli giocare in quel modo e distruggere le speranze di scudetto del suo Torino Novo decise che quella coppia doveva essere il fulcro del suo progetto.
Alla fine della partita Viri Rosetta, che
aveva ripetutamente segnalato Mazzola e Loik alla sua dirigenza, stava aspettando per poter parlare con l'allenatore del Venezia Rebuffo. Quando vide Novo infilare lo spogliatoio del Venezia per andare a parlare col presidente dei lagunari, Bennati, capì che il suo lavoro precedente era stato del tutto inutile. Fu cosa istintiva per lui esclamare "Addio..." ben sapendo ciò che stava per avvenire, cioè l'acquisto di Mazzola e Loik da parte del Torino. Eppure lo stesso Rosetta aveva da tempo fatto presente alla Juventus le doti straordinarie dei due, avendone compreso in pieno il potenziale ancora inespresso e l'importanza di poter godere delle loro eccezionali performances. Purtroppo Dusio aveva tentennato a lungo, convinto che la presenza di Rebuffo, in ottimi rapporti coi bianconeri, gli avrebbe assicurato l'ultima parola cosicchè ora l'affare veniva concluso da Novo, il quale a differenza del suo collega bianconero, quando si metteva in testa un'idea, aderiva senza condizioni alla stessa.

UNA COPPIA PERFETTA

Un esborso cospicuo, ma redditizio. La tifoseria del Venezia in rivolta, si calma di fronte all'assegno di Novo. La coppia di mezzali più bella mai prodotta dal calcio italiano. Una coppia inscindibile, accomunata dalla grande sofferenza, prima della affermazione definitiva. Una impressione sbagliata. 

Per avere i due giocatori il presidente granata sborsò la bella cifra di 1.200.000 lire aggiungendovi la proprietà dei cartellini di Petron, interno molto amato dalla tifoseria torinista e Mezzadra. Per capire l'entità della stessa, basterà pensare che Dusio era convinto di poterli avere per 800.000 lire! E ad ulteriore riprova di ciò bisogna ricordare che, la stessa tifoseria veneziana, in piena rivolta dopo la notizia ufficiale della cessione di Mazzola e Loik, ritrovò la calma allorchè il presidente dei lagunari Bennati sventolò di fronte ad essa l'assegno lasciato da Novo, che in quei tempi di vacche magre significava praticamente la possibilità di rifondare completamente una squadra. Poteva sembrare una cifra esagerata se si considera che i due erano praticamente delle semplici rivelazioni delle quali bisognava avere una conferma, ma Novo era convinto di aver giusto e tanto gli bastava per allargare i cordoni della borsa. E a giustificare l'esborso avvenuto avrebbero provveduto gli anni successivi...
Mazzola e Loik erano accomunati oltre che dal fatto di costituire una coppia praticamente inscindibile sui campi di calcio, dalle grandi sofferenze patite per arrivare a quei livelli Venivano entrambi da famiglie modeste e avevano dovuto superare moltissime difficoltà nella vita quotidiana proprio a causa dell'estrazione popolare. Inoltre anche la loro entrata nel mondo calcistico non era stata priva di spine, tanto che per entrambi la maturazione era stata abbastanza lunga e contrastata. Una volta però che i due ebbero costituito sodalizio fisso, la ruota della fortuna cominciò a girare vorticosamente dalla loro parte, tanto da farli conoscere nel mondo del calcio italiano come "le mezzali" per antonomasia. Eppure, anche se potrebbe sembrare incredibile visto l'affiatamento che legava sul campo i due, il loro primo incontro aveva lasciato su Mazzola una impressione non buonissima di Loik dovuta ad una certa riservatezza da parte del fiumano che, ingannato probabilmente da una serietà che però era più che altro una maschera difensiva, la aveva scambiata per scontrosità. Una volta sul campo era subito risaltato il dato di fatto costituito dalla complementarietà dei due, poichè il gioco dell'uno si adattava a meraviglia a quello dell'altro e la miscela esplosiva che ne risultava ne faceva una coppia irresistibile. Per fortuna del Torino, Novo intuì questa lapallissiana verità.

UNA DIFFICILE GAVETTA

Una coppia di atipici, non compresa dagli addetti ai lavori. Potenza e vigoria atletica invece che classe cristallina alla base dell'errore. Novo intuisce subito la loro grandezza. Loik era stato scartato dal Milan senza tanti rimpianti, a causa della giovane età. Un errore clamoroso.

Sia Mazzola che Loik avevano trovato grosse difficoltà nella scalata al successo, soprattutto a causa della loro atipicità e della mancata rispondenza ai canoni estetici dell'epoca. Essendo diversi dal tipo di mezzala che sino ad allora si era vista sui nostri campi e avendo una potenza atletica fuori dal comune, erano mezzali che esulavano dallo schema tipico che voleva gli interni bravi soprattutto nella costruzione del gioco e impeccabili dal punto di vista tecnico. Mazzola e Loik, a differenza di molti centrocampisti di allora, erano capaci di sopportare anche carichi atletici non indifferenti e di spaziare su tutto il rettangolo di gioco, infischiandosene del gesto tecnico fine a sè stesso, preferendo le giocate che ritenevano più utili per le fortune della squadra. Bravi nella costruzione del gioco, grazie alla straripante forza fisica riuscivano a concludere in maniera ottimale l'azione quando ritenevano di poter supplire alle difficoltà incontrate dagli avanti e ad assicurare un certo filtro alla difesa, limitando i rischi per la stessa. Ragion per cui gli addetti ai lavori avevano tardato a capire la loro grandezza. Novo, invece, capì immediatamente che due giocatori così avrebbero potuto fare le fortune della squadra che aveva in mente e si comportò di conseguenza, convinto che l'investimento estremamente oneroso che andava a fare, sarebbe stato ampiamente ripagato in futuro.
Tra coloro che sbagliarono completamente valutazione, ci furono molti dirigenti dell'epoca. Mazzola fu lasciato andare via senza tante resistenze dai dirigenti della squadretta aziendale in cui si era formato, che non avevano minimamente intuito quali tesori calcistici si celassero in quel ragazzo. Ma i dirigenti dell'Alfa Romeo non furono certo i soli a prendere un abbaglio. Chi avrebbe a lungo riflettuto amaramente su tale errore di valutazione fu soprattutto il Milan che aveva avuto a disposizione Ezio Loik per una stagione e non aveva esitato a disfarsene non avendo compreso la caratura del giocatore. Purtroppo la dirigenza rossonera non aveva avuto pazienza e aveva bocciato troppo frettolosamente Loik senza considerare che a frenare parzialmente il fiumano era stato soprattutto il livello non eccelso della compagine rossonera e la giovane età del giocatore che avevano influito sul suo inserimento e impedito allo stesso di esprimere in maniera compiuta la sua personalità calcistica e il suo repertorio.