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DALLA FONDAZIONE AI PRIMI TITOLI - IL GRANDE GENOA - DOPO LA GUERRA, ANCORA TRIONFI - AD UN PASSO DALLA STELLA - LA SERIE B - RINASCITA - UN DOPOGUERRA IN TONO MINORE - ALTI E BASSI - DAL PURGATORIO ALL'INFERNO - LA SQUADRA ASCENSORE - L'ERA SPINELLI - GENOA OGGI


IL RITORNO NELL'ARISTOCRAZIA

Il Genoa, dopo aver cullato il sogno della stella, riparte dalla cadetteria. Dopo un solo anno di purgatorio e tanta sofferenza, i grifoni riescono a tornare nella massima serie lasciata l'anno precedente. Il torneo 1935-36, si rivela un anno di transizione e si chiude con un undicesimo posto non esaltante, che però ha il pregio di ridare tranquillità all'abiente rossoblù. 

Naturalmente la retrocessione fu vissuta come uno shock dall'ambiente rossoblù, soprattutto in considerazione del fatto che solo fino a due anni prima, ancora si cullava l'illusione della stella. Fu approntata una campagna acquisti imperniata su elementi di categoria, capaci di attutire l'impatto con un calcio molto diverso da quello della serie A, ove molto spesso le doti agonistiche potevano sopperire e fare premio su quelle prettamente tecniche. Arrivarono così elementi come Gobbi, Vignolini, Dusi e Scategni. Ma il colpo più eclatante fu quello riguardante il grande Libonatti, ormai in fase calante, ma pur sempre in grado di fare la differenza nella serie cadetta. E proprio Libonatti, con le sue 9 reti in sole 18 partite, fu il miglior marcatore genoano dell'annata che vide la squadra tornare in serie A e riprendere il posto lasciato l'anno prima. Il ritorno nell'aristocrazia del calcio italiano, se da un lato poteva essere salutato con comprensibile gioia, dall'altro poneva il problema di allestire una squadra in grado di reggere l'urto con le grandi del nostro calcio. Si pensò perciò ad elementi esperti, magari in fase calante, ma pur sempre in grado di sopperire con l'esperienza ad eventuali problemi di carattere tecnico, come il terzino Agosteo dell'Inter, e l'attaccante Vojak del Napoli. Accanto a loro, però, si puntò anche ad elementi giovani e di buone prospettive, come i mediani Genta del Pavia e Gruden del Palermo. Naturalmente, non poteva mancare la solita infornata di oriundi e stavolta toccò al portiere Capuano, prelevato dall'Estudiantes, al mediano Figliola, acquistato dal Racing e all'attaccante Evaristo, preso dall'Independiente. Da segnalare, anche il ritorno di Stabile, dopo l'ennesima deludente esperienza col Napoli Con questa rosa, affidata all'ungherese Orth, il Genoa andava incontro al torneo 1935-36 con qualche timore, derivante dall'esperienza di due anni prima, ma anche con qualche fondata speranza di reggere l'urto. Il primo approccio con la massima serie, fu abbastanza traumatico, un 4-1 col Bologna che sembrò la conferma dei timori della vigilia. Alla seconda giornata, la vittoria con la Roma, in rimonta, spazzò però via le nuvole che si stavano addensando sul cielo rossoblù. La successiva vittoria nel derby con la Sampierdarenese, ancora una volta in rimonta, accese finalmente l'entusiasmo nella tifoseria e sulle ali dello stesso, il Genoa andò ad impattare 1-1 con la grande Juventus. La solidità dell'insieme fu confermata nelle giornate successiva dallo 0-0 di Brescia e dal pirotecnico 3-3 col Milan. Quando la squadra di Orth andò a violare il difficile campo di Palermo, installandosi addirittura al terzo posto, si cominciò a pensare a qualcosa di più della semplice salvezza, ma il deludente 0-0 casalingo con l'Alessandria provvide a riportare tutti coi piedi per terra. Ancora due pareggi uno esterno, con la Lazio, e l'altro interno col Napoli, lasciarono il Genoa al terzo posto, ma da questo momento, i grifoni entrarono in una crisi nera, spezzata solo alla diciottesima giornata da una nuova vittoria nel derby con la Sampierdarenese, grazie alla quale fu allontanata la zona bassa della classifica. Grazie alle vittorie interne con Brescia, Palermo e Lazio, i ragazzi di Orth riuscirono comunque a tenersi sempre ad una certa distanza di sicurezza dalla zona più calda della classifica, chiudendo infine con quattro pareggi nelle ultime quattro partite, per effetto dei quali il Genoa riuscì a chiudere all'undicesimo posto, a pari merito con formazioni più quotate come Napoli e Milan.   

SI TORNA A SALIRE

Nell'estate del 1936, Costa lascia la presidenza a Juan Claudio Culiolo, un imprenditore italo-argentino, che appronta un piano molto ambizioso di potenziamento. Arrivano grandi nomi, oltre ad un ottimo allenatore come Felsner, ex Bologna. Il sesto posto finale e la vittoria della Coppa Italia, inaugurano la rinascita del Genoa, confermata negli anni a seguire.

Nell'estate del 1936, si verificò un avvicendamento alla presidenza del club. Costa, per motivi di salute, lasciò il posto ad un imprenditore italo-argentino, Juan Claudio Culiolo, il quale prima di accettare l'incarico volle però delle assicurazioni dal Federale di Genova, Molfino, che aveva molto insistito perchè la sua risposta fosse positiva. Oltre alle assicurazioni formali, Culiolo ottenne anche che il carbone polacco fosse riversato quasi interamente sulla Liguria, dando un ulteriore incremento alle sue già floride aziende. Naturalmente, a giovarsi di questo fatto sarebbe stato anche il Genoa, che avrebbe potuto giovarsi in modo indiretto delle entrate legate al commercio del carbone. Oltre a questo fatto, a rilanciare le ambizioni del Genoa, concorse il generoso sostegno economico assicurato da altri soci come Gavarone, Thellung, Negrotto e altri, grazie ai quali fu racimolata una somma importante in vista del mercato. La campagna di rafforzamento, rinvigorita dalla nuova disponibilità finanziaria, vide l'arrivo di giocatori importanti come l'attaccante Marchionneschi, il centrocampista dello Spezia Scarabello (fresco campione olimpico a Berlino), l'interno Fasanelli e il duo della Fiorentina formato da Bigogno e Perazzolo, per i quali la dirigenza rossoblù dovette sborsare l'ingente somma di 200.000 lire. A guidare la rosa, integrata a torneo già iniziata da Pietro Arcari, il terzo della dinastia di Casalpusterlengo, fu chiamato uno dei migliori allenatori dell'epoca, quel Felsner che i tifosi genoani avevano conosciuto bene in quanto aveva impedito proprio al Genoa di vincere lo scudetto della stella alla guida del Bologna. La partenza del torneo confermò la grande crescita tecnica della squadra che, nelle prime due giornate rifilò sette reti a Torino e Lazio. Poi però, iniziò un periodo di crisi, che vide i grifoni perdere a Bari e Alessandria e in casa con Bologna e Milan, pareggiando le altre partite con Sampierdarenese, Napoli, Lucchese, Juventus, Fiorentina e Roma. Nelle ultime tre partite dell'andata, il Genoa inanellò tre vittorie consecutive, ma la continuità non era proprio il forte della squadra di Felsner che, nelle due partite iniziali del girone di ritorno fece solo un punto. La mancanza di continuità assillò il Genoa sino alla fine del campionato, impedendole di poter puntare ad obiettivi ambiziosi. Il sesto posto finale, poteva però essere considerato soddisfacente, soprattutto dopo gli anni di ristrettezze vissuti in precedenza. A rendere ancora più positiva l'annata, concorse però la vittoria in Coppa Italia, l'unica mai finita nel carniere del Genoa e arrivata dopo la vittoria in finale contro la Roma, partita risolta dal giovane Torti, che in campionato quasi non aveva messo piede in campo. La vittoria nel secondo torneo nazionale, fu festeggiata a bordo di una nave di Culiolo, il Rex e i motivi per festeggiare c'erano tutti. Il Genoa stava tornando in alto.  

CON GARBUTT DI NUOVO GRANDI

Nell'estate del 1937, la notizia del ritorno del grande William Garbutt desta grande entusiasmo. Con il tecnico inglese, il ritorno del Genoa nell'aristocrazia del calcio italiano è cosa fatta. Il Genoa arriva terzo nel 1937-38 e quarto nel 1938-39. Poi però i venti di guerra consigliano Garbutt a lasciare, proprio quando tutto sembra possibile.

Dopo una stagione così positiva, tutti aspettavano la conferma del tecnico che aveva reso possibile la rinascita del glorioso grifone, ma nell'estate del 1937, l'ambiente fu messo a rumore dalla notizia del clamoroso ritorno di William Garbutt, il tecnico dell'era più bella del Genoa. La campagna acquisti fu meno sontuosa di quella dell'anno precedente, ma era una scelta logica, visto che c'era solo da puntellare una rosa qualitativamente ottima e da fornire rincalzi adeguati al tecnico. Arrivarono così il giovane attaccante del Viareggio Barsanti, due giovani promesse dello Spezia, Bermone e Venturini, l'interno Morselli dalla Fiorentina e l'uruguayano Servetti, pescato al Bellavista. Molto nutrita era invece la lista delle cessioni: partivano infatti Bonilauri, Ciferri, Ferrari, Gobbi, Gruden, Pantani, Pastorino, Torti e Verrina. Il torneo non iniziò nel migliore dei modi: nella giornata inaugurale, gli uomini di Garbutt non riuscirono a superare il muro eretto dall'Atalanta, mentre nella seconda giornata la Lazio riuscì a rimontare la rete iniziale di Arcari III, mandando a casa i genoani con le classiche pive nel sacco. Finalmente alla terza giornata arrivò la prima vittoria, sulla Fiorentina, ma provvide il Bari a spegnere gli entusiasmi, con un classico 2-0. Da questo momento il Genoa riuscì a darsi una maggior continuità, battendo in rapida successione Torino e Liguria e pareggiando per tre volte consecutive. Una nuova vittoria sulla Juventus a Torino, fu seguita dal 4-1 al Livorno e dal prezioso pareggio di Bologna. La sconfitta interna col Milan si rivelò un classico incidente di percorso, riscattato dalle vittorie esterne con Lucchese e Roma che proiettarono il Genoa al terzo posto. Una nuova vittoria esterna a Bergamo portò la squadra di Garbutt in piena lotta per lo scudetto, ma a dissolvere il sogno fu il derby col Liguria della ventunesima giornata, quando le reti di Peretti e Bollano impedirono al Genoa di approfittare della concomitante battuta di arresto dell'Ambrosiana. Una nuova occasione fu sciupata nel corso dello scontro diretto della ventitreesima giornata, con un Genoa troppo guardingo e incapace di approfittare della giornata di scarsa vena dei nerazzurri. La fine di ogni illusione fu segnata dalle sconfitte interne con Juventus e Bologna, che lasciarono una lunga scia di recriminazioni, se solo si pensa che alla fine dell'anno solo tre punti separarono il Genoa dall'Ambrosiana scudettata.
Culiolo pensò naturalmente di rilanciare le ambizioni della società mettendo in campo una nuova campagna acquisti di grande rilievo, che vide arrivare all'ombra della Lanterna alcune delle migliori speranze dell'epoca. In particolare destarono impressione gli acquisti del terzino Marchi e dell'attaccante Bertoni dal Pisa, e quello dell'altro attaccante Lazzaretti dalla Cremonese. Minor clamore fu sollevato dall'acquisizione del terzino Sardelli dall'Ampelea, acquisto che si sarebbe rivelato determinante nel corso della stagione, facendo della difesa rossoblù la migliore in assoluto. L'avvio di torneo fu traumatico per il Genoa che, oltre alle due partite inaugurali, perse anche Figliola e Servetti, tornati in patria dopo le prime avvisaglie della guerra incombente, e Bertoni, infortunatosi gravemente in Coppa Europa. Fu proprio questa prima fase a segnare in maniera determinante il cammino dei grifoni per tutto l'anno e ad impedire agli stessi di poter infastidire il Bologna campione. Alla fine dell'anno il quarto posto, pur ottimo in conseguenza di ciò che era successo in avvio, fu perciò fonte di grandi recriminazioni. Da notare che, nel corso dell'anno, il Genoa aveva fatto da apripista all'introduzione di un nuovo modulo, il Sistema, che negli anni a seguire avrebbe portato ad una vera e propria rivoluzione copernicana nel calcio. A portare avanti il tutto, non sarebbe stato però Garbutt, ripartito anche lui per l'evolversi della situazione internazionale, ma Barbieri che, nel 1939-40 rilevò l'inglese. Il quinto posto di quell'annata, fu la conferma che il Genoa era tornato a contare nel calcio italiano, come del resto fu confermato dalla permanenza nell'alta classifica in tutta la fase che precedette la sospensione dell'attività calcistica a causa dell'arrivo della guerra anche nella penisola. La classica eccezione che conferma la regola, fu rappresentata dal decimo posto del 1940-41, riscattato ampiamente dal quarto posto del 1941-42 e dal quinto posto dell'annata successiva. Ma ormai il calcio lasciava il campo alla guerra di Hitler.