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DALLA
FONDAZIONE AI PRIMI TITOLI - IL
GRANDE GENOA - DOPO
LA GUERRA, ANCORA TRIONFI - AD UN PASSO
DALLA STELLA -
LA SERIE B - RINASCITA - UN DOPOGUERRA IN TONO MINORE - ALTI E BASSI - DAL
PURGATORIO ALL'INFERNO - LA SQUADRA ASCENSORE - L'ERA SPINELLI - GENOA OGGI
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IL RITORNO
NELL'ARISTOCRAZIA |
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Naturalmente
la retrocessione fu vissuta come uno shock dall'ambiente rossoblù,
soprattutto in considerazione del fatto che solo fino a due anni prima,
ancora si cullava l'illusione della stella. Fu approntata una campagna
acquisti imperniata su elementi di categoria, capaci di attutire l'impatto
con un calcio molto diverso da quello della serie A, ove molto spesso le
doti agonistiche potevano sopperire e fare premio su quelle prettamente
tecniche. Arrivarono così elementi come Gobbi, Vignolini, Dusi e
Scategni.
Ma il colpo più eclatante fu quello riguardante il grande Libonatti,
ormai in fase calante, ma pur sempre in grado di fare la differenza nella
serie cadetta. E proprio Libonatti, con le sue 9 reti in sole 18 partite,
fu il miglior marcatore genoano dell'annata che vide la squadra tornare in
serie A e riprendere il posto lasciato l'anno prima. Il ritorno
nell'aristocrazia del calcio italiano, se da un lato poteva essere
salutato con comprensibile gioia, dall'altro poneva il problema di
allestire una squadra in grado di reggere l'urto con le grandi del nostro
calcio. Si pensò perciò ad elementi esperti, magari in fase calante, ma
pur sempre in grado di sopperire con l'esperienza ad eventuali problemi di
carattere tecnico, come il terzino Agosteo
dell'Inter, e l'attaccante
Vojak del Napoli. Accanto a loro, però, si puntò anche ad elementi
giovani e di buone prospettive, come i mediani Genta del Pavia e
Gruden
del Palermo. Naturalmente, non poteva mancare la solita infornata di
oriundi e stavolta toccò al portiere Capuano, prelevato dall'Estudiantes,
al mediano Figliola, acquistato dal Racing e all'attaccante Evaristo,
preso dall'Independiente. Da segnalare, anche il ritorno di Stabile, dopo
l'ennesima deludente esperienza col Napoli Con questa rosa, affidata
all'ungherese Orth, il Genoa andava incontro al torneo 1935-36 con qualche
timore, derivante dall'esperienza di due anni prima, ma anche con qualche
fondata speranza di reggere l'urto. Il primo approccio con la massima
serie, fu abbastanza traumatico, un 4-1 col Bologna che sembrò la
conferma dei timori della vigilia. Alla seconda giornata, la vittoria con
la Roma, in rimonta, spazzò però via le nuvole che si stavano addensando
sul cielo rossoblù. La successiva vittoria nel derby con la
Sampierdarenese, ancora una volta in rimonta, accese finalmente
l'entusiasmo nella tifoseria e sulle ali dello stesso, il Genoa andò ad
impattare 1-1 con la grande Juventus. La solidità dell'insieme fu
confermata nelle giornate successiva dallo 0-0 di Brescia e dal
pirotecnico 3-3 col Milan. Quando la squadra di Orth andò a violare il
difficile campo di Palermo, installandosi addirittura al terzo posto, si
cominciò a pensare a qualcosa di più della semplice salvezza, ma il
deludente 0-0 casalingo con l'Alessandria provvide a riportare tutti coi
piedi per terra. Ancora due pareggi uno esterno, con la Lazio, e l'altro
interno col Napoli, lasciarono il Genoa al terzo posto, ma da questo
momento, i grifoni entrarono in una crisi nera, spezzata solo alla
diciottesima giornata da una nuova vittoria nel derby con la
Sampierdarenese, grazie alla quale fu allontanata la zona bassa della
classifica. Grazie alle vittorie interne con Brescia, Palermo e Lazio, i
ragazzi di Orth riuscirono comunque a tenersi sempre ad una certa distanza
di sicurezza dalla zona più calda della classifica, chiudendo infine con
quattro pareggi nelle ultime quattro partite, per effetto dei quali il
Genoa riuscì a chiudere all'undicesimo posto, a pari merito con
formazioni più quotate come Napoli e Milan. |
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SI TORNA A SALIRE |
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Nell'estate
del 1936, si verificò un avvicendamento alla presidenza del club. Costa,
per motivi di salute, lasciò il posto ad un imprenditore italo-argentino,
Juan Claudio Culiolo, il quale prima di accettare l'incarico volle però
delle assicurazioni dal Federale di Genova, Molfino, che aveva molto
insistito perchè la sua risposta fosse positiva. Oltre alle assicurazioni
formali, Culiolo ottenne anche che il carbone polacco fosse riversato
quasi interamente sulla Liguria, dando un ulteriore incremento alle sue
già floride aziende. Naturalmente, a giovarsi di questo fatto sarebbe
stato anche il Genoa, che avrebbe potuto giovarsi in modo indiretto delle
entrate legate al commercio del carbone. Oltre a questo fatto, a
rilanciare le ambizioni del Genoa, concorse il generoso sostegno economico
assicurato da altri soci come Gavarone, Thellung, Negrotto e altri, grazie
ai quali fu racimolata una somma importante in vista del mercato. La
campagna di rafforzamento, rinvigorita dalla nuova disponibilità
finanziaria, vide l'arrivo di giocatori importanti come l'attaccante
Marchionneschi, il centrocampista dello Spezia Scarabello (fresco campione
olimpico a Berlino), l'interno Fasanelli e il duo della Fiorentina formato
da Bigogno e Perazzolo, per i quali la dirigenza rossoblù dovette
sborsare l'ingente somma di 200.000 lire. A guidare la rosa, integrata a
torneo già iniziata da Pietro Arcari, il terzo della dinastia di
Casalpusterlengo, fu chiamato uno dei migliori allenatori dell'epoca, quel
Felsner che i tifosi genoani avevano conosciuto bene in quanto aveva
impedito proprio al Genoa di vincere lo scudetto della stella alla guida
del Bologna. La partenza del torneo confermò la grande crescita tecnica
della squadra che, nelle prime due giornate rifilò sette reti a Torino e
Lazio. Poi però, iniziò un periodo di crisi, che vide i grifoni perdere
a Bari e Alessandria e in casa con Bologna e Milan, pareggiando le altre
partite con Sampierdarenese, Napoli, Lucchese, Juventus, Fiorentina e
Roma. Nelle ultime tre partite dell'andata, il Genoa inanellò tre
vittorie consecutive, ma la continuità non era proprio il forte della
squadra di Felsner che, nelle due partite iniziali del girone di ritorno
fece solo un punto. La mancanza di continuità assillò il Genoa sino alla
fine del campionato, impedendole di poter puntare ad obiettivi ambiziosi.
Il sesto posto finale, poteva però essere considerato soddisfacente,
soprattutto dopo gli anni di ristrettezze vissuti in precedenza. A rendere
ancora più positiva l'annata, concorse però la vittoria in Coppa Italia,
l'unica mai finita nel carniere del Genoa e arrivata dopo la vittoria in
finale contro la Roma, partita risolta dal giovane Torti, che in
campionato quasi non aveva messo piede in campo. La vittoria nel secondo
torneo nazionale, fu festeggiata a bordo di una nave di Culiolo, il Rex e
i motivi per festeggiare c'erano tutti. Il Genoa stava tornando in
alto. |
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CON GARBUTT DI NUOVO
GRANDI |
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Dopo
una stagione così positiva, tutti aspettavano la conferma del tecnico che
aveva reso possibile la rinascita del glorioso grifone, ma nell'estate del
1937, l'ambiente fu messo a rumore dalla notizia del clamoroso ritorno di
William Garbutt, il tecnico dell'era più bella del Genoa. La campagna
acquisti fu meno sontuosa di quella dell'anno precedente, ma era una
scelta logica, visto che c'era solo da puntellare una rosa
qualitativamente ottima e da fornire rincalzi adeguati al tecnico.
Arrivarono così il giovane attaccante del Viareggio Barsanti,
due giovani promesse dello Spezia, Bermone e Venturini,
l'interno Morselli dalla Fiorentina e
l'uruguayano Servetti, pescato al Bellavista.
Molto nutrita era invece la lista delle cessioni: partivano infatti
Bonilauri, Ciferri, Ferrari, Gobbi, Gruden, Pantani, Pastorino, Torti e
Verrina. Il torneo non iniziò nel migliore dei modi: nella giornata
inaugurale, gli uomini di Garbutt non riuscirono a superare il muro eretto
dall'Atalanta, mentre nella seconda giornata la Lazio riuscì a rimontare
la rete iniziale di Arcari III, mandando a casa i genoani con le classiche
pive nel sacco. Finalmente alla terza giornata arrivò la prima vittoria,
sulla Fiorentina, ma provvide il Bari a spegnere gli entusiasmi, con un
classico 2-0. Da questo momento il Genoa riuscì a darsi una maggior
continuità, battendo in rapida successione Torino e Liguria e pareggiando
per tre volte consecutive. Una nuova vittoria sulla Juventus a Torino, fu
seguita dal 4-1 al Livorno e dal prezioso pareggio di Bologna. La
sconfitta interna col Milan si rivelò un classico incidente di percorso,
riscattato dalle vittorie esterne con Lucchese e Roma che proiettarono il
Genoa al terzo posto. Una nuova vittoria esterna a Bergamo portò la
squadra di Garbutt in piena lotta per lo scudetto, ma a dissolvere il
sogno fu il derby col Liguria della ventunesima giornata, quando le reti
di Peretti e Bollano impedirono al Genoa di approfittare della
concomitante battuta di arresto dell'Ambrosiana. Una nuova occasione fu
sciupata nel corso dello scontro diretto della ventitreesima giornata, con
un Genoa troppo guardingo e incapace di approfittare della giornata di
scarsa vena dei nerazzurri. La fine di ogni illusione fu segnata dalle
sconfitte interne con Juventus e Bologna, che lasciarono una lunga scia di
recriminazioni, se solo si pensa che alla fine dell'anno solo tre punti
separarono il Genoa dall'Ambrosiana scudettata. |
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