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DALLA
FONDAZIONE AI PRIMI TITOLI - IL
GRANDE GENOA - DOPO
LA GUERRA, ANCORA TRIONFI - AD UN PASSO
DALLA STELLA -
LA SERIE B - RINASCITA - UN DOPOGUERRA IN TONO MINORE - ALTI E BASSI - DAL
PURGATORIO ALL'INFERNO - LA SQUADRA ASCENSORE - L'ERA SPINELLI - GENOA OGGI
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ANCORA IN ALTO |
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Nella
estate del 1930, il mondo calcistico nazionale fu messo a rumore da una
voce proveniente da oltreoceano: il Genoa aveva acquistato il grande
Guillermo Stabile, uno dei più rinomati assi
del calcio argentino e mondiale. Insieme a Stabile, la dirigenza rossoblu
provvide all'acquisizione di una folta colonia di oriundi argentini: i
mediani Giglio e Orlandini, dal Deportivo Buonos Aires e il terzino Pratto,
prelevato dall'Huracan, tutti giocatori che, se non godevano della fama di
Stabile, in patria avevano comunque costruito una solida reputazione. Oltre agli argentini, la campagna estiva vedeva
arrivare anche l'interno Bernardo Frisoni, dal Brescia e il terzino Poggi,
dalla Dominante. Con l'arrivo di Stabile, il Genoa vedeva convergere su di
sè i favori del pronostico per la vittoria del torneo, in considerazione
del fatto che El Filtrador aveva fatto vedere negli anni precedenti doti
che non era facile riscontrare in un giocatore ancora così giovane e che,
perciò ci si poteva aspettare una ulteriore evoluzione delle stesse, a
tutto vantaggio della sua nuova squadra. |
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COMINCIA L'INVOLUZIONE |
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Abbastanza
clamorosamente, la dirigenza genoana ritenne a questo punto di dover
mandare via Szekany, cui non erano bastati i buoni risultati ottenuti per
convincere un ambiente che non aveva mai digerito la sua personalità. A
prendere il posto del magiaro, furono Burlando e Stabile, in una sorta di
autogestione dei giocatori che sembrava a questo punto la soluzione
migliore per mettere gli stessi di fronte alle loro responsabilità. La
campagna acquisti fu ridotta all'osso e vide l'arrivo di un altro
argentino, l'attaccante Esposto dall'Huracan,
mentre dal Modena arrivava il forte interno Mazzoni,
messosi in grande evidenza nel corso della stagione precedente. Si puntava
con tutta evidenza sul fatto che gli argentini, e in particolare Stabile,
avessero finalmente compreso la realtà nella quale erano stati calati e
sulla bontà di una rosa che nel biennio passato, aveva saputo tenere il
passo con le migliori. |
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LA PRIMA RETROCESSIONE |
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A
conferma della mancanza di consapevolezza della dirigenza, arrivò una
campagna acquisti praticamente inesistente. L'unico acquisto fu quello del
portiere Amoretti, prelevato dal Padova, che
andava a sostituire Bacigalupo, ceduto alla Sampierdarenese. Probabilmente
si pensava di poter ancora speculare sulla bontà di un materiale tecnico
che invece stava ormai perdendo colpi e di ridare linfa alla squadra con
l'avvicendamento in panchina, ma la valutazione si dimostro clamorosamente
infondata. La vittoria inaugurale con la Pro Vercelli, un rotondo 3-0 siglato
da Esposto, doppietta, e Ferrari, fu seguita dal pareggio a reti bianche
di Napoli, ma già alla terza partita, arrivò sinistro il primo
campanello di allarme, quando la Triestina violò Marassi con una rete di
Rocco. Se qualcuno pensava ad un incidente di percorso, fu la nuova
sconfitta di Casale a confermare che c'era qualcosa che non andava. Un
pareggio interno col Milan, fu seguito da una doppia sconfitta ad
Alessandria e a Roma, contro la Lazio. La vittoria col forte Bologna
sembrò per un attimo riportare il sereno, anche se la gravità della
classifica balzava prepotentemente agli occhi. Ancora un pareggio a reti
inviolate a Livorno e una vittoria casalinga col Brescia introdussero la
squadra di nagy allo scontro contro la Juventus. Quella che solo un paio
di anni prima sarebbe stata una partita di cartello, si risolse in una
semplice passeggiata per i bianconeri, che rifilarono un terrificante 8-1
ad un Genoa stordito. La squadra riuscì comunque a reagire con orgoglio,
battendo la Roma in casa col minimo scarto, ma nelle successive quattro
partite arrivò un solo, misero, punticino, per effetto del pareggio
interno col Palermo. La vittoria nell'ultima giornata di andata contro il
Padova, in quello che incredibilmente già si presentava come uno scontro
diretto per non retrocedere, mitigò soltanto di poco la gravità della
posizione dei grifoni, che girarono al quindicesimo posto, solo un punto
sopra al Torino terzultimo. La fase discendente del torneo, si aprì con
una nuova sconfitta a Vercelli, un 2-0 che non ammetteva repliche. Nel
turno successivo, Godigna riuscì a rimediare a pochi minuti dal termine
una partita col Napoli che sembrava ormai compromessa, ma era ormai chiaro
che tra squadra e tecnico si era creato un solco che non prometteva nulla
di buono nel prosieguo del campionato. Il solito Rocco punì ancora una
volta i rossoblù a Valmaura, precipitandoli al penultimo posto. A questo
punto ci fu una reazione di orgoglio, che portò alla larga vittoria
interna col Casale, ma una nuova sconfitta esterna a Milano, contro i
rossoneri, inchiodò ancora una volta sul fondo gli uomini di Nagy. Alla
ventitreesima giornata, incredibilmente, il Genoa riuscì ad uscire dalla
zona retrocessione, per effetto di una vittoria contro l'Alessandria, ma
tutto fu sprecato dalla inopinata sconfitta interna con la Lazio. Dopo
l'ennesima battuta a vuoto di Bologna, le reti di Patri
e Mazzoni consentirono di battere il Livorno, ma ancora una volta arrivò
una trasferta a vuoto a Brescia a complicare le cose. Una Juventus troppo
forte per i resti del grande Genoa, vinse a Marassi, imitato dalla Roma a
Testaccio e se la situazione non era ancora drammatica era soltanto
perchè anche le dirette avversarie del Genoa perdevano a loro volta,
donando una effimera speranza alla tifoseria rossoblù. La svolta negativa
della stagione avvenne alla trentesima giornata, quando il Genoa perse in
casa con la Fiorentina e l'Alessandria batteva il Napoli, scavando un
fossato di quattro punti. Una coraggiosa esibizione interna con
l'Ambrosiana, terminata sullo 0-0, non ebbe grandi effetti su una
classifica ormai deteriorata, tanto che la successiva sconfitta di Palermo
sancì, anche matematicamente, la prima retrocessione del Genoa in B. |
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