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DALLA FONDAZIONE AI PRIMI
TITOLI - IL
GRANDE GENOA - DOPO
LA GUERRA, ANCORA TRIONFI - AD
UN PASSO DALLA STELLA
- LA SERIE B -
RINASCITA - UN
DOPOGUERRA IN TONO MINORE - ALTI E BASSI - DAL PURGATORIO ALL'INFERNO - LA
SQUADRA ASCENSORE - L'ERA SPINELLI - GENOA OGGI
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NASCE IL GRIFONE |
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La
sera di giovedì 7 settembre 1893, il portone del civico numero 10 di via
Palestro, nel nuovo cuore della città di Genova, vide sfilare uno dietro
l'altro un gruppo di signori che di lì a poco avrebbero scritto un pezzo
importantissimo della storia calcistica del nostro paese. |
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ARRIVA SPENSLEY |
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Erano
passati tre anni dalla fondazione quando a Genova arrivò colui che può
essere considerato la figura chiave per la diffusione del calcio in
Italia. Era un medico trasferito dall'Inghilterra a Genova per curare i
marinai inglesi delle navi carboniere. Persona molto colta, appassionato
di religioni orientali, conosceva perfettamente tra le altre lingue il
sanscrito ed il greco, viaggiatore instancabile, corrispondente per il
Daily Mail, appassionato di pugilato, filantropo (nel 1910 avrebbe fondato
la sezione italiana dei boy-scout) e svariate altre cose: questo uomo era
James Richardson Spensley. Ma Spensley era soprattutto un grande
appassionato di football, sport che lo aveva attratto immediatamente e che
praticava regolarmente. La sua passione si spinse sino ad allestire una
vera e propria squadra di calcio sul modello di quelle britanniche che
ormai da anni si stavano dotando di una organizzazione capace di superare
la fase embrionale e di promuovere una diffusione capillare del nuovo
gioco che sin dagli esordi aveva dimostrato una straordinaria capacità di
attrazione su giovani di tutte le classi e ceti sociali. Proprio Spensley,
al fine di promuovere la diffusione dello sport che amava, si occupava di
arruolare per le partite del sabato gli equipaggi delle navi inglesi alla
fonda nel porto nonchè gli operai, sempre di nazionalità anglosassone,
delle ferriere Bruzzo, che del resto non chiedevano di meglio per poter
trascorrere le ore successive a quelle lavorative. |
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PRIME VITTORIE |
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Quando nel 1898, a Torino, si formò la Federazione Italiana Gioco Calcio,
ente preposto a governare una attività che si andava facendo sempre più
vivace, il calcio italiano entrò nella fase che avrebbe portato alla
disputa del primo torneo nella storia del nostro sport più popolare.
Nella seconda seduta della Federazione, tenuta il 26 marzo dello stesso
anno, fu decisa la disputa del del primo campionato italiano. La data
fissata, perchè il torneo sarebbe stato disputato in un solo giorno, fu l'8
maggio, nell'ambito dei festeggiamenti in occasione dell'Esposizione
Internazionale per i cinquant'anni dello Statuto Albertino, con teatro il
Velodromo Umberto I di Torino, nei pressi dell'ospedale Mauriziano.
Nell'eliminatoria della mattina il successo arrise ai bianconeri dell'International
che avevano superato per 1 a 0 il Football Club Torinese del marchese
Ferrero di Ventimiglia. E il Genoa (in camicia bianca) batté per 2 a 1 la
sezione calcio della Società Ginnastica del Cavalier Bertoni. Al
pomeriggio la finale venne disputata davanti a oltre un centinaio di
spettatori per un incasso di 197 lire. Dopo i tempi regolamentari Genoa ed
International di Torino erano ancora sull'uno a uno. Nei supplementari il
"golden goal" fu messo a segno dall'ala sinistra genoana Leaver,
permettendo ai Grifoni di aggiudicarsi il primo campionato italiano di
calcio. La Società si portò a casa una coppa generosamente offerta dal
Duca degli Abruzzi, mentre a ciascun giocatore andò una medaglia d'oro
stile rococò. Iniziò così il primo ciclo della prima grande squadra di
football italiana. Nella stagione seguente fu infatti ancora il Genoa (che
aveva adottato le nuove camicie a strisce verticali biancoblù) ad
aggiudicarsi il titolo: battuto il FBC Liguria il 26 marzo 1899 nelle
eliminatorie liguri, superò per 3 a 1 nella finale di Ponte Carrega del
16 aprile la vincente delle solite tre società torinesi in lizza: l'International
FBC. Anche nel 1900, il risultato non cambiò, con l'ennesimo trionfo del
Genoa. Le eliminatorie regionali videro vincitrici il FBC Torinese (sulla
Società Ginnastica e - per la prima volta - sulla Juventus) per il
Piemonte; il Milan (sulla Mediolanum) per la Lombardia; il Genoa (7 a 0
contro la Sampierdarenese) per la Liguria. Nell'eliminatoria
interregionale il FBC Torinese ebbe ragione del Milan potendo così
sfidare il Genoa nella finale di Torino del 22 aprile 1900, che terminò
3-1 per la Società genovese. Il 1901, vide invece il Milan di Herbert
Kilpin spezzare il monopolio del Genoa, andando a vincere il 5 maggio a
Ponte Carrega. Il 1901 va ricordato anche per un fatto importante, il
mutamento nei colori sociali che diventarono granata e blù scuro disposti
a quarti sulla camicia: era il primo passo verso la tonalità definitiva
che sarà fissata nel 1904 con l'irrevocabile scelta del rossoblù. Nel
1902 il Genoa riprese il suo cammino vittorioso, su un lotto di
pretendenti più corposo. Il FBC Torinese ebbe la meglio nel girone
eliminatorio piemontese, un vero e proprio mini torneo a quattro squadre,
dopo lo spareggio con la Juventus, mentre nella eliminatoria
ligure-lombarda il Genoa Club ebbe vita più facile anche se dovette
incontrare per la prima volta in campionato l'Andrea Doria, Società
Ginnastica genovese la cui sezione del football era stata rafforzata da
alcuni fuoriusciti genoani, tra i quali quel Franco Calì, che sarebbe
stato il primo capitano della Nazionale. Dopo il derby vittorioso per 3 a
1 i genoani eliminano anche la Mediolanum. La combattuta semifinale a
Torino contro il FBC Torinese (superato per 4 a 3 dopo i supplementari)
spalancò le porte della finale agli uomini di Spensley che, il 13 aprile,
superando per 2 a 0 il Milan a Ponte Carrega, si riappropriarono del
titolo che cederanno solo nel 1905 alla Juventus (finalista anche nei due
anni precedenti). Proprio le tre vittorie consecutive, permisero al Genoa
di aggiudicarsi la coppa Fawcus messa in palio nel 1902 dal suo presidente
e destinata alla squadra capace di simile impresa. Nell'ottobre del 1902
per la prima volta in Italia fu fondato dai rossoblù il
"vivaio" per ragazzi di età inferiore a sedici anni, che si
distinsero immediatamente andando a vincere il primo campionato riserve.
Veniva così definito in realtà il torneo disputato dalle squadre
giovanili delle varie società. Quella del Genoa, allenata
dall'infaticabile dottor Spensley, era composta da validi elementi molti
dei quali avrebbero sostituito i "fondatori" al termine della
loro carriera. Nel 1903 il Genoa fu la prima compagine italiana ad
incontrare una società straniera all'estero, il Football VeloClub Nizza
che il 27 aprile fu battuto per 3 a 0 nel suo stadio (anche la partita
d'andata a Ponte Carrega aveva visto soccombere la squadra francese per
6-0). Sempre in quell'anno (a dicembre) il socio-giocatore Henry Dapples
mette in palio una coppa particolare: è la cosiddetta Palla Dapples, una
sfera d'argento delle stesse dimensioni e delle stesse caratteristiche
(con cuciture in rilievo) di un pallone da football. La Palla Dapples, che
prevedeva degli scontri diretti al termine dei quali ogni volta il
vincitore si portava a casa il trofeo per poi cederlo alla squadra
sfidante che lo avesse battuto, andò avanti per ben sei anni e attraverso
47 incontri. Il 20 dicembre 1909 se lo aggiudicò definitivamente il Genoa
dopo che la Palla Dapples aveva decorato le sedi di Milan, Juventus,
Torino, Pro Vercelli, Andrea Doria, Unione Sportiva Milanese. Nel 1906
mentre volgeva ormai al crepuscolo la stagione dei cosiddetti
"fondatori", il Genoa non riuscì ad arrivare in finale
riuscendo però ad inanellare due primati. Il 18 marzo la partita con la
Juventus (a Torino) fu sospesa a causa della prima invasione di campo
della storia del calcio italiano, dopo tre rigori sbagliati dai rossoblù.
La partita fu ripetuta il 1 aprile - a Milano in campo neutro - e da
Torino e da Genova furono organizzati i primi due treni speciali di
tifosi. |
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