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LA SQUADRA DEL
DECENNIO
E' molto difficile la scelta in un decennio che vede ben sei squadre
sul gradino più alto del podio. La palma spetta però alla Roma di
Liedholm e Viola, che mette in mostra una serie di fuoriclasse come Falcao,
Bruno Conti, Ancelotti e Pruzzo e dopo aver riportato nella capitale un
titolo atteso da 41 anni, perde la Coppa dei Campioni in una sfortunata
finale col Liverpool e soltanto ai rigori.
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1979-80.
Nell'anno del primo scandalo delle scommesse clandestine, che rischia di
travolgere il nostro sport più popolare, si impone con pieno merito l'Inter
di Eugenio Bersellini, davanti alla Juventus e al Milan. E' il premio
migliore per una società che riuscirà a passare senza macchia lo
scandalo più grave che abbia mai interessato il calcio italiano.
1980-81. Vince il titolo la Juventus dopo che la Roma di Liedholm e Falcao
ha guidato la classifica per buona parte della stagione. La vittoria della
Vecchia Signora è però seguita da un mare di polemiche a causa di una
rete non convalidata per un fuorigioco assai dubbio alla squadra
giallorossa nel match decisivo di Torino, ad opera di Turone, che vede
l'arbitro Bergamo nelle vesti di grande accusato. Allorchè il presidente
della Roma Viola accusa gli arbitri di sudditanza psicologica, dà
l'inizio ad una rivalità che segnerà l'intero decennio e che inaugurerà
una rivalità senza fine.
1981-82. Ancora la Juventus all'ultima giornata e ancora in mezzo a tante
polemiche, stavolta da parte della Fiorentina beffata proprio sul filo di
lana. Polemiche che poi lasciano il posto alla grande gioia derivante dal
trionfo della Nazionale di Enzo Bearzot ai Mondiali di Spagna, che nessuno
si aspettava e che arriva al termine di una spedizione contrassegnata da
roventi polemiche con la stampa.
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IL GIOCATORE DEL
DECENNIO
E' un
argentino, Diego Armando Maradona, fregiarsi di questo titolo consentendo
al Napoli di vincere il primo scudetto della sua lunga storia. Il Pibe de
Oro, come è universalmente noto alle cronache calcistiche, è
probabilmente con Pelè il più grande giocatore di tutti i tempi e lo
dimostra proprio a Napoli, ove alterna numeri calcistici di straordinaria
fattura a episodi di vita privata non proprio irreprensibili.
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1982-83. Torna in
vetta la Roma a distanza di 41 anni dal primo titolo, trascinata da Falcao
e da un gruppo di assi italiani tra i quali spicca Bruno Conti, il
Marazico di Nettuno, appena proclamato da Pelè miglior giocatore dei
Mondiali di Spagna. E' il miracolo di Niels Liedholm, ma anche di una
società che ha saputo creare un ciclo vincente dopo anni e anni di vacche
magre e di cocenti delusioni distribuite a dosi industriali ad una
tifoseria che ha pochi eguali nel mondo.
1983-84. Stavolta senza polemiche il
titolo della Juventus che guidata per mano da uno strepitoso Platini,
riesce a tenere a bada il ritorno di una grande Roma per la quale la
stagione presenta un amarissimo epilogo. Oltre al secondo posto in
campionato infatti la squadra di Liedholm è costretta ad accontentarsi
della piazza d'onore anche in Coppa dei Campioni, sconfitta ai rigori dal
Liverpool in una maledetta notte di maggio nella cornice suggestiva
dell'Olimpico. Nè ad addolcire l'esito della stagione giallorossa può
concorrere il contentino della Coppa Italia...
1984-85. E' l'anno in cui una provinciale
di lusso, il Verona di Bagnoli pur priva di grandissimi nomi, approfitta
dell'anno sabbatico di Roma e Juventus e trionfa a dispetto di un
pronostico avverso su un Torino tornato finalmente ai grandi livelli che
gli competono. Probabilmente lo scudetto più sorprendente nella storia
del calcio italiano, ma anche uno tra i più meritati.
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L'ALLENATORE DEL
DECENNIO
E' lo svedese Niels Liedholm,
l'inventore del famigerato "melone" che consente alla Roma di
conquistare il secondo scudetto della sua storia. Fondato sul possesso
continuo della sfera di cuoio e su una zona atipica, il suo metodo di
gioco è reso possibile soprattutto da una serie di straordinari giocatori
come Falcao, Bruno Conti e Di Bartolomei che lo interpretano alla
perfezione.
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1985-86. Clamoroso
l'epilogo del torneo con la Roma di Sven Goran Eriksson che, dopo una
lunga e spettacolare rimonta coronata da successo, vanifica tutto il
lavoro dell'annata inciampando al penultimo turno, quando tutti ormai
pensavano ad un sorpasso a danno dei bianconeri, su un Lecce già
retrocesso, consegnando lo scudetto alla Juventus che commossa, ringrazia
per tanta cortesia.
1986-87. E arriva finalmente il turno del ciuccio per la gioia
inarrestabile della tifoseria partenopea. Il Napoli guidato da Maradona va
infatti a conquistare il primo titolo della sua storia davanti a Juventus
e Inter. Al Pibe de Oro si affiancano i vari Garella, Ferrara, Renica,
Bagni, Carnevale e Giordano che danno luogo, con l'argentino, ad un
complesso di prim'ordine e privo di punti deboli che riesce a dare la sua
impronta al torneo per tutto l'arco del suo svolgimento, senza mai
accusare flessioni e offrire il fianco alla possibile rimonta delle
agguerrite concorrenti.
1987-88. Vince il Milan stellare di Arrigo Sacchi e degli olandesi Gullit,
Rijkaard e Van Basten beffando il Napoli di Dieguito Maradona che già
sembrava avere in mano il secondo titolo della sua storia, andando a
vincere al San Paolo in una partita che lascia strascichi velenosi e
alimenta leggende a non finire, che ancora oggi continuano a seminare
veleni.
1988-89. E dopo il Milan, tocca all'altra squadra meneghina, l'Inter, che
chiude il decennio nello stesso modo in cui lo aveva aperto. L'Inter del
Trap si dimostra un complesso formidabile, capace di sbaragliare la
concorrenza e di scrivere una serie lunghissima di record. A guidarla è
il panzer Lothar Matthaus, un centrocampista di pura scuola tedesca,
magari non dotato di spiccata fantasia, ma capace di prendere per mano la
squadra nei momenti difficili. Lo affiancano molti altri ottimi elementi
come Zenga, Bergomi, Ferri, Brehme, che fanno dell'Inter una vera macchina
da guerra.
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