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LA SQUADRA DEL
DECENNIO
Non può essere che l'Inter euromondiale di Helenio Herrera. Forte di
una difesa praticamente imperforabile e del genio di due veri fuoriclasse
come Mazzola e Suarez, il "Mago" Helenio Herrera, riesce a
mettere su un complesso fortissimo che, anche grazie ad un modulo
utilitaristico, imperniato su difesa e contropiede, riesce ad issarsi sul
tetto del mondo per la felicità di Angelo Moratti.
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1959-60.
La solita Juventus di Sivori e Charles domina il campionato, lasciando una
Fiorentina ormai abbonata al secondo posto (quarto di fila!) a ben otto
punti di distanza. In pratica non c'è mai discussione sul nome della
squadra che vincerà lo scudetto, troppo netto è il divario tra le
zebrette e le altre, togliendo al torneo gran parte dell'interesse. Nei
posti di rincalzo le due squadre di Milano, mai in lotta per il titolo e
ridotte a lottare esclusivamente per una platonica supremazia cittadina.
1960-61. La Juve riesce a
bissare il successo dell'anno precedente, ma stavolta i torinesi debbono
faticare molto di più per vincere la concorrenza delle squadre milanesi,
specie quella dell'Inter che a Torino, per protesta verso la Federazione.
manda in campo i suoi pulcini e viene duramente punita perdendo la partita
9-1, nel giorno dell'esordio di sandrino Mazzola, il figlio dell'indimenticato
capitano del Grande Torino. E' in pratica il canto del cigno per uno dei
migliori giocatori italiani del secondo dopoguerra, Giampiero Boniperti,
oltre che la conclusione del grande ciclo di Sivori e Charles.
1961-62. Torna al successo
il Milan, ottavo scudetto della sua storia, sulla cui panchina è appena
arrivato il "Paron", al secolo Nereo Rocco. Guidato dalla
sapienza tattica del brasiliano Dino Sani e dalla classe cristallina del
giovanissimo Gianni Rivera, fuoriclasse destinato a caratterizzare quasi
due decenni del calcio italiano, il diavolo mette in scena un girone di
ritorno favoloso nel quale inanella 31 punti su 34 e lascia a 5 lunghezze
l'Inter. Da registrare anche la grandissima annata di Josè Altafini,
capace di mettere a segno la bellezza di 22 reti che loconfermano tra i
goleador più prolifici del nostro calcio.
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IL GIOCATORE DEL
DECENNIO
E' Gigi Riva.
Attaccante dotato di straordinaria potenza e grande coraggio, trascina il
Cagliari al primo ed unico scudetto della sua storia e si impone come
l'attaccante più prolifico nella storia della nostra Nazionale. A
frenarne parzialmente la carriera, saranno due gravissimi infortuni, che
però non gli impediranno di entrare nel cuore dei tifosi sardi e degli
sportivi italiani.
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1962-63. Primo
titolo dell'era Moratti per l'Internazionale, trascinata da un giovane
figlio d'arte, Sandro Mazzola, degno erede del grande Valentino perito a
Superga. Sta per iniziare il ciclo euromondiale della squadra meneghina,
forte degli investimenti del suo presidente e del periodo migliore di un
allenatore come Helenio Herrera, forse il miglior interprete di quel gioco
all'italiana che si fonda su una ferrea difesa e sulla capacità di far
ripartire immediatamente la propria azione dopo aver stoppato quella
avversaria.
1963-64. Ultimo titolo della sua storia
per il Bologna, giunto al termine di un torneo tiratissimo e avvelenato da
un caso clamoroso di doping che coinvolge proprio la squadra petroniana e
che rende necessario lo spareggio di Roma con l'Inter. Nella cornice
dell'Olimpico la squadra di Bernardini, guidata da un grande Bulgarelli
liquida i nerazzurri con un perentorio 2-0 e si laurea campione,
rinverdendo i fasti del grande Bologna di Leandro Arpinati, ovvero lo
squadrone che "tremare il mondo fa".
1964-65. Dopo la grande delusione patita
nel corso dell'anno precedente, l'Inter di Herrera si rifà
abbondantemente vincendo il titolo dopo un derby che si protrae lungo
tutto l'arco del campionato col Milan di Nils Liedholm, il quale, partito
fortissimo si pianta all'improvviso e crolla nella seconda parte del
torneo, consegnando nella maniera più incredibile il tricolore alla
rivale cittadina. Il crollo dei rossoneri è anche la conseguenza della
gestione di Altafini che, accantonato in un primo momento, torna a corto
di preparazione e agevola il trionfo dei cugini.
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L'ALLENATORE DEL
DECENNIO
E' H.H., ovvero Helenio
Herrera, allenatore dell'Inter euromondiale. Forse il maggior interprete
del famigerato catenaccio, è capace di riportare l'Inter a primeggiare
sulla concorrenza non solo in Italia, ma anche in campo internazionale. La
sua fortuna è quella di avere grandi campioni, tanto che negli anni
successivi, a Roma, non riuscirà più a ripetere i risultati di Milano.
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1965-66. Ancora l'Inter,
ormai "euromondiale", per quello che può essere considerato il
canto del cigno della vecchia guardia formata dai vari Sarti, Guarneri e
Picchi. Il titolo arriva dopo un duello col Bologna, stavolta senza le
grandi polemiche di due anni prima, mentre al terzo posto fa capolino il
Napoli di Altafini.
1966-67. Quando sembra scontata la riconferma dell'Inter, a sorpresa vince
la Juventus di Heriberto Herrera (detto HH2), grazie alla rocambolesca
sconfitta dei meneghini all'ultima giornata, sul campo di Mantova, dovuta
ad una gigantesca papera di Sarti a pochi minuti dal termine, che
scongiura lo spareggio e consegna direttamente il titolo ad una Vecchia
Signora che pochi all'inizio della stagione avevano pronosticato.
1967-68. Trionfa il Milan della coppia formata da Pierino Prati e Gianni
Rivera, il braccio e la mente, che lascia la seconda, il Napoli di
Altafini, a ben nove punti di distacco in un torneo dominato da capo a
fondo. E' soprattutto il risultato del ritorno del Paròn Rocco sulla
panchina rossonera, che ridà entusiasmo alla vecchia guardia e ricompatta
un ambiente che dalla sua partenza verso il Torino ha incontrato svariati
problemi.
1968-69. Il decennio si chiude con una clamorosa sorpresa. La Fiorentina
della linea verde, guidata da Picchio De Sisti, vince il secondo ed ultimo
scudetto della sua storia. Viene così, e in modo clamoroso, sconfitto il
pronostico che non la vedeva tra le favorite anche perchè scorrendo i
nomi che compongono la squadra di Pesaola era difficile immaginarne la
forza. Al secondo posto un'altra forza emergente del nostro calcio, il
Cagliari di Riva, Albertosi, Domenghini e Cera, ormai in piena fase
ascensionale.
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