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MORTE DI UN
CAMPIONE |
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Il 15 ottobre
1967, poche ore dopo aver contribuito con una prestazione entusiasmante
alla vittoria del Torino sulla Sampdoria, muore Gigi Meroni, nuovo eroe di
una tifoseria granata sempre alla caccia di qualche simbolo cui
aggrapparsi per poter dimenticare la tragedia che poco meno di vent'anni
prima aveva portato alla scomparsa del Grande Torino. |
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UN VERO
PERSONAGGIO |
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La morte di
Meroni toccò profondamente tutto l'ambiente del calcio, non soltanto
quello granata, in quanto il personaggio Meroni era stato negli anni
precedenti oggetto di furibonde polemiche e discussioni, inevitabili in un
mondo come quello del nostro calcio, che già allora costituiva un mondo a
sè stante. In un'epoca in cui i giocatori facevano di tutto per
conformarsi a schemi di assolutà normalità, Meroni adoperò invece il
suo talento per distinguersi dai colleghi, sia nel modo di vestirsi che in
quello di porgere una personalità che era molto più in sintonia con ciò
che avveniva nella società che col conservatorismo del mondo calcistico.
I capelli lunghi e l'anticonformismo che lo spinsero ad andare a passeggio
per Torino con una gallina al guinzaglio, non potevano che provocare una
reazione di rigetto in un momento in cui la società italiana era scossa
dai fermenti provenienti dalla Swingin' London dei Beatles e dalla
contestazione giovanile che nell'anno successivo sarebbe sfociata nel 68.
Meroni fu un pò il Best italiano, l'uomo capace di uscire dagli schemi di
un calcio dedito soltanto alla produzione di atleti chiusi nel loro
piccolo mondo e incapaci di aprirsi a quello che gli girava intorno.
Soltanto la sua morte mise d'accordo tutti, coloro che lo avevano amato e
quelli, probabilmente la maggioranza, che lo avevano criticato senza sosta.
Tra i primi, non può non essere annoverato Aldo Agroppi, che così volle
ricordare l'assurdo ostracismo che alcuni settori del mondo calcistico
avevano riservato a Meroni: "Voglio ricordare che l'unico vero libero
del calcio italiano fu proprio GIGI. Non fu nè ribelle, nè beat, fu
semplicemente un uomo libero e giusto. Fui difensore di Meroni in vita,
figurarsi se non lo sono oggi." |
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STRAORDINARIA
REAZIONE |
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Meroni,
dopo gli anni della formazione trascorsi nelle giovanili del Como e il
precoce esordio in prima squadra tra i lariani, si era rivelato nel Genoa
ove, con le sue discese sulla fascia e le sue serpentine capaci di
ubriacare le difese avversarie, aveva ben presto fatto convergere sulla
sua persona le attenzioni degli osservatori dei maggiori clubs. L'aveva
spuntata il Torino di Orfeo Pianelli, poichè il presidente granata si era
immediatamente convinto delle capacità di quello che si era subito
rivelato per un vero artista del calcio e aveva chiuso in breve tempo la
trattativa. Arrivato sotto la Mole, il giovane Meroni era subito diventato
l'idolo della tifoseria granata, quella stessa tifoseria che proprio su di
lui aveva appuntato le speranze per un futuro che potesse almeno
avvicinarsi agli splendori del Grande Torino. E quando sulla stampa erano
cominciate a comparire le notizie di un suo possibile passaggio alla
Juventus, concordato tra Pianelli e Agnelli, la reazione furibonda della
tifoseria aveva consigliato il presidente a tornare sui suoi passi,
spingendo Agnelli a stracciare il contratto già firmato. |
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