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UNA FUGA ORGANIZZATA? |
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La fuga del trio argentino della Roma, arrivò
come un fulmine a ciel sereno nell'ambiente calcistico nazionale.
Nulla infatti lasciava presagire un avvenimento del genere, soprattutto
in considerazione del fatto che i tre giocatori in questione
(soprattutto Guaita e Scopelli, un pò meno Stagnaro, che sino ad
allora era stato frenato
da un grave infortunio) avevano avuto occasione di mettersi in
grande evidenza nelle due stagioni precedenti. Sia Guaita che
Scopelli avevano tra l'altro rivestito la maglia azzurra, e il
primo si era fregiato del Mondiale vinto dalla nostra massima
rappresentativa a Roma nel 1934. Quando era stata ventilata la
possibilità che i tre dovessero arruolarsi nell'esercito,
i dirigenti della Roma si erano attivati immediatamente per fare
in modo che, come era prassi, la leva fosse svolta a Roma. I
tre assi sudamericani sembravano essersi rasserenati e, anzi,
avevano ottenuto dalla dirigenza romanista un adeguamento dei
propri contratti che, soprattutto nel caso di Guaita, avevano
raggiunto livelli record. Quando perciò fu chiaro che
essi erano scappati, la reazione fu abbastanza acida, tanto che
qualcuno disse che la Roma non aveva bisogno di codardi. |
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MONCA ALL'ATTACCO |
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Il colpo per la Roma fu gravissimo.
I giallorossi infatti, avevano impostato la loro campagna di
rafforzamento sul puntellamento della difesa, considerandosi
in una botte di ferro dal centrocampo in sù. Erano perciò arrivati Monzeglio e
Allemandi, la coppia di terzini che aveva vinto il
Mondiale del 1934 con i quali la Roma aveva chiuso nel migliore dei modi
una squadra che, sulla carta, non aveva punti deboli. In effetti
i reparti avanzati erano di assoluto pregio considerato che Guaita
nel torneo precedente aveva segnato ben 28 reti e che i vari Scopelli,
Bernardini, Cattaneo e Tomasi avevano sempre dimostrato
grande dimestichezza con il goal. Con la fuga degli argentini,
il reparto offensivo venne a trovarsi in una situazione di gravissima
difficoltà, stante la mancanza della prima punta e del
centrocampista offensivo più forte forse del calcio italiano. Ad
aggravare la situazione, era anche la pratica impossibilità di
intervenire con qualche acquisto mirato, visto che la campagna acquisti
era ormai conclusa. |
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CAPRO ESPIATORIO |
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Sembra che a spingere per il ritorno a casa
fu soprattutto Stagnaro, unico dei tre ad aver trovato difficoltà
nella parentesi romana. A parte la latente rivalità con
Bernardini,
dovuta al fatto che il Dottore non voleva saperne di spostarsi dal suo
ruolo preferito di centromediano, a frenarlo era stato in particolare un grave infortunio
riportato al ginocchio, che ne
aveva ritardato l'inserimento. Nei primi tempi della sua militanza
romanista, le difficoltà di carattere fisico avevano addirittura fatto dubitare delle sue reali
qualità tecniche, che al contrario erano sicuramente molto consistenti
se solo si considera che dei tre, il più referenziato
in patria era proprio lui. Poi però le cose erano parse sistemarsi, ma
con tutta evidenza Stagnaro non considerava acquisiti i favori della
folla e delle dirigenza giallorossa. |
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