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IL TRAMONTO DI UNA
GRANDE SCUOLA? |
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Il calcio
italiano, nel corso dei decenni, si è sempre dimostrato una fabbrica di
grandi portieri. Negli anni '30 dietro al mostro sacro Combi, c'erano
grandissimi guardapali come Masetti, Ceresoli, Gianni, Olivieri, tutti
portieri di grande levatura internazionale ed estrema affidabilità, la
cui unica sfortuna a volte, era quella di trovarsi davanti fuoriclasse
straordinari e, in conseguenza di ciò dovevano accontentarsi di
sporadiche apparizioni con la maglia azzurra. Negli anni '40 arrivò il
turno del grandissimo Valerio Bacigalupo, quello che fu considerato il
primo portiere moderno, in virtù di doti fisiche straordinarie che gli
permettevano di ergersi a baluardo insormontabile nelle partite più
rognose. La sciagura di Superga, fermò la sua straordinaria parabola
agonistica, ma la scuola italiana continuò a sfornare grandi portieri
negli anni successivi, a partire da quel Bepi Moro la cui bravura era pari
solo alla pazzia comportamentale e che si vide onorare, nel corso di una
partita contro l'Ungheria, dal grande Puskas il quale volle che i suoi
compagni facessero ala all'uscita del portiere veneto alla fine della
contesa. Anche negli anni '60, nonostante il declino attraversato dal
calcio italiano, la nostra scuola sfornò ottimi rappresentanti, come
Albertosi e, soprattutto, quel Dino Zoff che avrebbe contrassegnato con la
sua classe tutto il decennio successivo. Tanto che il povero Sarti,
portiere che pure si era dimostrato valentissimo per oltre un decennio, di
fronte allo sconfortante ruolino azzurro, un giorno sbottò affermando che
suo figlio non avrebbe mai potuto credere che il padre era stato un grande
portiere avendo giocato così poco in Nazionale. Sino ad arrivare agli
anni '90, in cui la produzione di grandissimi portieri fu addirittura
strepitosa. Peruzzi, Buffon e Toldo hanno a lungo dettato legge in campo
internazionale, facendo della nostra scuola la più rinomata del mondo.
Dopo di loro, il diluvio. |
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VACCHE MAGRE |
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Dopo Buffon e
Peruzzi, sembrano arrivati i tempi delle vacche magre. La generazione di
mezzo ha visto emergere portieri discreti, ma nulla di più, mentre tra i
giovani, quello che sembrava aver le potenziali caratteristiche del
campione, il romanista Curci, si è un poco perso per strada, dopo una
stagione difficile e si è visto sfilare il posto da titolare dal
brasiliano Doni. I vuoti apertisi nelle file delle nostre squadre, sono
così stati riempiti da portieri provenienti da oltralpe, a partire dai
brasiliani Julio Cesar, Doni e Dida, passando per il francese Frey e
finendo addirittura con il greco Eleftheropoulos. Che cosa succede a
quella che una volta era considerata la miglior fucina di grandi portieri
del mondo? Probabilmente è soltanto una questione di materiale umano,
poichè sembra difficile pensare che la carenza di estremi difensori
affidabili possa derivare dalla inadeguatezza delle tecniche di
preparazione. O forse anche in Italia il fascino che una volta circondava
il ruolo dell'estremo difensore, sta facendo le spese delle grandi
attenzioni che la stampa specializzata e i media in generale dedicano alle
imprese degli attaccanti. Il paese del catenaccio, sta cambiando
probabilmente le proprie abitudini e a farne le spese sono proprio i
reparti arretrati, come dimostrato anche dalla carenza di grandi difensori
che sta emergendo nel nostro paese. La cosa strana è che i portieri
italiani, continuano ad avere grandi riconoscimenti all'estero. Flavio
Roma è considerato uno dei portieri più affidabili della massima serie
francese, Sorrentino è riuscito a sfondare in Grecia, mentre Cudicini si
è dovuto piegare alla sfortuna e ad un fuoriclasse come Cech, prima di
rassegnarsi a fare panchina nel Chelsea. Sorge perciò il dubbio che uno
dei motivi della crisi dei portieri italiani sia una certa debolezza a
livello mentale, che impedisce loro di reggere alla pressioni di un
ambiente che al primo errore è pronto ad insorgere. |
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LA SCUOLA
BRASILIANA |
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La
cosa sorprendente è che a prendere il posto della scuola italiana,
potrebbe essere nei prossimi anni quella brasiliana, a lungo sbertucciata
dalla stampa italiana. Alzi la mano chi ricorda un grande portiere
brasiliano dopo il grande Gilmar che difese la porta della nazionale
verdeoro nel corso degli anni '60. Eppure oggi la scuola brasiliana, può
godere di tutta una serie di ottimi portieri, a partire da quelli che si
sono affermati nel nostro massimo torneo come Dida, Julio Cesar e Doni. In
particolare desta grande sorpresa la sicurezza esibita nel corso di questo
torneo da Julio Cesar e Doni. Il primo, con una serie di ottime
prestazioni, sembra aver allontanato l'ombra scomoda di Buffon e aver
convinto la dirigenza nerazzurra a puntare su di lui anche per il futuro.
Doni, a sua volta, si è dimostrato estremo difensore di grandissima
affidabilità e sembra incredibile che la dirigenza giallorossa lo abbia
prelevato dalla Juventude per l'irrisoria somma di 16.000 euro! Meno
affidabile, sembra ormai diventato proprio il portiere che aveva fatto da
battistrada agli altri, quel Dida che ormai da un paio di anni denota una
insicurezza inspiegabile per un atleta che pure negli anni precedenti
aveva fatto vedere grandi cose. |
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