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La
prima retrocessione del Genoa
Il 1933-34 e` l'anno della prima, clamorosa, retrocessione del Genoa. Dopo
aver coltivato il sogno del decimo scudetto, e della relativa stella, il
glorioso grifone entra in una crisi tecnica devastante che sfocia in una
caduta impossibile da prevedere soltanto pochi anni prima. Il sogno del
1929-30, si trasforma ben presto in un terribile incubo per una tifoseria
che assiste attonita ad un declino rapidissimo. I clamorosi errori della
dirigenza rossoblu`, a partire dall'insistenza sulla fallimentare pista
argentina (simboleggiata da Guillermo Stabile, El Filtrador che non
riuscira` mai ad inserirsi nel nostro calcio), portano in pochi anni il
Genoa ad una clamorosa retrocessione.
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La
difficile ricostruzione del dopo Superga
Riprende la storia della Nazionale. La tragedia di Superga continua a
riverberarsi negativamente sul nostro calcio per molti anni. Dopo il
disastro brasiliano, l'Italia prova a rimettersi in piedi, ma deve
scontare una serie di equivoci di carattere organizzativo e tattico. Il
massiccio afflusso di stranieri sbarra la strada ai giovani del vivaio,
mentre l'avvento del catenaccio, di cui riconosciuta interprete e` l'Inter
di Alfredo Foni, provoca il pasticcio del Mondiale svizzero, quando gli
azzurri, guidati da Lajos Czeizler, non riescono a fronteggiare la
vivacita` dei padroni di casa e vengono clamorosamente sconfitti 4-1 da
una squadra di non eccelso livello.
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Le
follie del calciomercato
I 100 e passa milioni di euro offerti dal Manchester City per Kaka`, sono l'ennesima
pazzia del calciomercato. Non sempre pero`, le grandi cifre spese, hanno
portato adeguati risultati. come insegna la storia del calcio italiano.
Andiamo a rivedere tre clamorosi affari del passato: il primo e` quello
che vide il passaggio di Raffaele Costantino, il Reuccio di Corte
Maggiore, dal Bari alla Roma, il secondo quello che ebbe come protagonista
lo svedese Jeppson, che fu ribattezzato "Banco di Napoli, il terzo
quello che interesso` Sormani e che porto` l'attaccante brasiliano alla
Roma. I risultati di queste operazioni non furono certo eclatanti, a
conferma che non sempre bastano i soldi.
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Gli
anni della Rometta
Riprende la storia della Roma. Gli anni '60, sono caratterizzati dalla
presidenza di Anacleto Gianni, una delle grandi incompiute della storia
giallorossa. Grandi spese e risultati mai pari alle attese, spingeranno la
tifoseria a ribattezzarlo Anacleto V°, poiche` con lui la Roma non si
schioda dal quinto posto. Arriva poi Marini Dettina, l'uomo che porta
Sormani nella Capitale, prima del declino. Dopo il trionfo in Coppa delle
Fiere e la prima Coppa Italia, le difficolta` finanziarie spingono la
dirigenza romanista a cedere Picchio De Sisti: e` il segnale della
decadenza. Da questo momento e sino all'arrivo di Viola, e` la Rometta,
squadra simpatica, ma mai in grado di lottare al vertice.
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Coppa
Italia 1942-43
E' l'anno che vede il Grande Torino cominciare la costruzione della sua
leggenda. La squadra di Valentino Mazzola, dopo aver vinto il campionato,
concede il bis in Coppa Italia contro il Venezia, travolto nella
finalissima per 4-0. Il maggior ostacolo per i granata e` la Roma, che
dopo una deludentissima annata, si presenta alla sfida con il Torino con
fieri propositi di rivalsa, dando luogo ad una grande prova. Che termina
pero` male, a causa di un controverso arbitraggio che provoca la piccata
reazione dei giallorossi e una serie infinita di incidenti, a seguito dei
quali la Federazione decide incredibilmente di squalificare a vita Amadeo
Amadei, che poi risultera` totalmente estraneo ai fatti addebitatigli.
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Il
Dottore che dava scuola agli argentini
Fulvio Bernardini, fu grandissimo protagonista del nostro calcio per mezzo
secolo. Affermatosi giovanissimo nella Lazio, fu il primo giocatore del
centrosud a vestire la maglia azzurra. Lascio la Lazio per l'Inter,
provocando una mezza rivoluzione, per poi tornare a Roma dopo due anni, ma
sull'altra sponda del Tevere. Era talmente bravo, che la famosa canzone di
Testaccio affermava desse scuola agli argentini. E per la sua bravura,
Pozzo lo mise fuori dal giro azzurro, preferendogli giocatori piu`
normali. Diventato tecnico, produsse i miracoli della Fiorentina 1955-56 e
del Bologna 1963-64. Il suo ultimo lampo, fu la proposizione dei piedi
buoni in Nazionale.
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I
giocatori britannici in Italia
Nel romanzo del calcio italiano, una pagina a parte spetta ai giocatori
anglosassoni. Che molto raramente sono riusciti ad inserirsi nel nostro
calcio. Eppure e` proprio grazie a molti di loro che il football attecchi`
nel nostro paese: basti pensare al ruolo importantissimo rivestito da
Spensley nella storia del Genoa e ad Herbert Kilpin, uno dei fondatori del
Milan. Dopo di loro, per molti decenni la lingua inglese ando` in soffitta
e fu rispolverata solo con l'arrivo di John Charles, il Gigante Buono
della Juventus. Fu poi la volta di Law e Baker, croce e delizia per una
breve stagione del Torino, i quali fecero immediatamente innamorare la
Maratona per poi finire la loro esperienza italiana centrando un
monumento...
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Le
leggende metropolitane del calcio romano
Il calcio molto spesso e` costruito su leggende. Nereo Rocco, usava
ripetere, quando guidava il Torino, che se un giocatore della sua squadra
avesse segnato dalla metacampo, sarebbe subito saltato su` qualcuno a dire
che Valentino Mazzola era capace di segnare dagli spogliatoi. Il calcio
romano non sfugge alla regola. Tra le leggende piu` dure a morire, ne
abbiamo scelte tre, quelle riguardanti Ezio Sclavi, Amilcar Barbuy e il
primo scudetto della Roma. Leggende fondate a volte sulla mancanza di
adeguate informazioni o semplicemente su un inadeguato lavoro sulle fonti
d'epoca. Poco male, comunque, in quanto proprio le leggende metropolitane,
spesso, sono il sale del nostro sport piu` popolare...
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