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Poveri,
ma belli
Il fenomeno Roma, squadra nata con poche risorse, ma capace di battagliare
con le grandi del calcio europeo, non costituisce un caso isolato nella
storia del nostro calcio. Come non ricordare la grandissima Fiorentina del
1955-56, nata dalle intuizioni geniali di Fulvio Bernardini, o il Bologna
allenato dallo stesso Bernardini e capace di giocare come solo in paradiso
si può fare? O ancora la bellissima Lazio di Tommaso Maestrelli, che in
due anni riuscì ad arrivare allo scudetto partendo dalla cadetteria,
mettendo in mostra il gioco totale mutuato dalla grande Olanda dell'epoca.
Tutte squadre che seppero far fronte alla penuria di risorse, puntando sul
gioco e sulla fame di risultati.
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Settanta
anni fa il secondo trionfo mondiale dell'Italia
Il 1938, è l'anno del bis mondiale dell'Italia di Pozzo. Dopo aver vinto
tra le polemiche l'edizione organizzata in casa, la squadra azzurra
dimostrava di non aver usurpato nulla, andando a vincere in casa dei
supergi galletti francesi anche la terza edizione della massima rassegna
calcistica. In condizioni climatiche rese estremamente difficili dalla
contestazione delle migliaia di esuli antifascisti, gli uomini di Pozzo
seppero tramutare i fischi in convinti applausi, grazie alla qualità del
loro gioco. Andiamo a rivivere le fasi di quel trionfo, partita per
partita e a conoscere i protagonisti di una impresa che confermava la
assoluta bontà del calcio italiano e la sua grande crescita.
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Le leggende
metropolitane del calcio romano
Il calcio molto spesso è costruito su leggende. Nereo Rocco, usava
ripetere, quando guidava il Torino, che se un giocatore della sua squadra
avesse segnato dalla metacampo, sarebbe subito saltato sù qualcuno a dire
che Valentino Mazzola era capace di segnare dagli spogliatoi. Il calcio
romano non sfugge alla regola. Tra le leggende più dure a morire, ne
abbiamo scelte tre, quelle riguardanti Ezio Sclavi, Amilcar Barbuy e il
primo scudetto della Roma. Leggende fondate a volte sulla mancanza di
adeguate informazioni o semplicemente su un inadeguato lavoro sulle fonti
d'epoca. Poco male, comunque, in quanto proprio le leggende metropolitane,
spesso, sono il sale del nostro sport più popolare...
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1926-27,
lo scandalo Allemandi vanifica il trionfo del Torino
Continua la ricostruzione della storia del nostro calcio. Stavolta tocca
al 1926-27, anno nel quale il Torino vinse il suo primo scudetto. Che
venne però revocato a causa di un episodio di corruzione messo in atto
dalla dirigenza granata con oggetto il terzino della Juventus, Allemandi.
Nella bagarre che ne scaturì, con un giornale romano, "Il
Tifone", a guidare la campagna di stampa che denunciò il clamoroso
episodio, emerse la verità e a pagare furono il Torino, privato dello
scudetto appena conquistato (che non sarà mai assegnato, nonostante le
richieste del Bologna, secondo classificato) e Allemandi, radiato. Il
passaggio al professionismo, ormai in atto, provocava i suoi primi guasti.
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Le
grandi famiglie del calcio italiano
La storia del nostro calcio è tenuta spesso insieme da un filo rosso,
quello delle famiglie. Basti pensare nel campo arbitrale ai vari Agnolin,
Paparesta, Pieri, figli d'arte che hanno saputo ripercorrere con successo
le orme paterne. Oppure ai tanti figli d'arte che ancora oggi calcano le
scene della massima serie, a partire da Daniele Conti, figlio di Bruno, il
folleggiante Marazico della Roma. Ma il fenomeno fu ancora più clamoroso
all'epoca dei pionieri, quando intere famiglie si cimentarono in una gara
a chi era più bravo. Tra i casi più notevoli, che andiamo a vedere nel
dettaglio, quelli della famiglia Mosso, la saga familiare dei Sentimenti e
le vicende di Valentino e Sandro Mazzola.
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Perchè
il calcio italiano ha dimenticato Vittorio Pozzo?
E' stato l'alfiere della doppia vittoria italiana ai mondiali del 1934 e
del 1938, l'uomo che costruì la grande Nazionale che negli anni '30
dominò il calcio internazionale. Eppure, il calcio italiano sembra aver
del tutto rimosso Vittorio Pozzo, tanto da non dedicargli neanche lo
stadio costruito a Torino in occasione dei Mondiali del 1990. Tutto a
causa di una supposta adesione del tecnico torinese alla Repubblica
Sociale e della sua vicinanza al regime. Che non ci fu, poichè Pozzo, da
fervente patriota, aveva soltanto servito il suo paese. Anzi, come provano
i documenti del Fondo Pozzo, egli collaborò con la Resistenza, aiutando i
partigiani nello smistamento dei prigionieri alleati. Inutilmente...
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La storia dei Mondiali
Nel 1930 si giocò la prima edizione dei Mondiali di calcio. Da quella
prima edizione in tono minore, a causa della rinuncia da parte degli
europei, la manifestazione ideata da Jules Rimet, è diventata un vero
fatto di costume, capace di far fermare il pianeta. E molto spesso, si è
andata a mescolare con la politica, facendosi veicolo di messaggi
propagandistici più o meno condivisibili. Andiamo a rivivere la storia
della massima manifestazione calcistica attraverso le imprese di
fuoriclasse come Pelè, Maradona, Puskas, Meazza e avvenimenti come la
sconfitta del Brasile nel 1950, che causò quella che fu definita "la
tragedia di un popolo", o quella della grande Ungheria di Puskas,
quattro anni dopo, ancora oggi oggetto di polemiche.
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Il
calcio italiano colpito dalle Leggi Razziali
Anche il nostro calcio dovette pagare tributo alla sciagurata politica
antiebraica di Mussolini. Tra le tante storie, le più clamorose furono
quelle di Renato Sacerdoti, presidente della Roma, di Anton
"Egri" Erbstein, uno degli artefici della costruzione del Grande
Torino e di Arpad Weisz, forse il miglior tecnico dell'epoca che
precedette la Seconda Guerra Mondiale. Sacerdoti pagò la fuga di Scopelli,
Guaita e Stagnaro col confino, Weisz morì in campo di concentramento,
come la sua famiglia ed Erbstein, dopo essere scampato ai campi di
sterminio, fu coinvolto nella sciagura di Superga, nella quale perì il
Grande Torino. Andiamo a ripercorrere
le storie di tre grandissimi personaggi del calcio italiano.
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