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DALLA FONDAZIONE ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE - I PRIMI TRIONFI - IL BOLOGNA CHE TREMARE IL MONDO FA - COMINCIA L'ERA DALL'ARA - COSI' SI GIOCA SOLO IN PARADISO - UN LENTO DECLINO - ALL'INFERNO E RITORNO - DALLA SERIE C AL FALLIMENTO - LA RINASCITA


LA RIPRESA DOPO LA GUERRA

Diventa presidente Medica, il quale acquista lo Sterlino. Arriva a Bologna Perin, il primo vero acquisto nella storia rossoblu. A rinforzare la rosa di prima squadra, entrano i tanti giovani formatisi nelle squadre minori della città, tra cui Genovesi e Gastone Baldi. Il Bologna si rivela finalmente all'altezza delle aspettative con il nuovo allenatore Felsner. 

Pur nel clima di tristezza che i tanti lutti della guerra lasciavano, il Bologna poteva riprendere l'attività interrotta. La rinascita partì dalla società, il cui assetto fu potenziato con l'assunzione della presidenza da parte di un industriale genovese, Cesare Medica, che legò il suo nome alla complessa operazione finanziaria che portò all'acquisto dello Sterlino. Il campo sociale, fu quindi oggetto di una serie di lavori di ristrutturazione che lo portarono ad essere il campo di calcio più moderno ed attrezzato della penisola. Se la società viveva la sua rinascita, non da meno era la squadra. Nel corso della fase discendente del conflitto, infatti, le squadre minori della città avevano sfornato tutta una generazione di giocatori che avrebbero segnato la fase successiva della storia calcistica emiliana: Genovesi, Gastone Baldi e Augusto Badini, solo per fare i nomi dei più noti tra loro, avevano sfruttato al meglio il periodo dell'apprendistato ed erano ormai pronti per il lancio in prima squadra. La nota caratteristica del periodo, fu però il primo vero acquisto nella storia del Bologna, quel Bernardo Perin che fu ingaggiato per la stratosferica somma di due lire dal presidente Medica, non senza previo consenso del consiglio direttivo della società. La forza della nuova squadra era chiaramente una incognita e andava saggiata nello scontro con le concorrenti del torneo 1919-20, che andava ad iniziare nella più totale incertezza derivante dagli anni di inattività e che non consentiva di fare valutazioni del tutto attendibili. Il Bologna iniziò nel migliore dei modi la sua avventura post-bellica, superando a pieni voti il girone emiliano e andando a violare la terribile Caienna, tana dell'Andrea Doria con un roboante 4-1. Il secondo posto finale nel girone finale, alle spalle dell'Inter, diceva a chiare note che i felsinei si apprestavano a diventare un temibile concorrente per tutti coloro che avevano intenzioni di vertice.
La stagione 1920-21, fu inaugurata da una mossa societaria estremamente azzeccata: da Vienna arrivava Hermann Felsner, con il chiaro intento di dare una guida tecnica adeguata ad uno schieramento che ormai denotava chiari segni di crescita che andavano disciplinati ed orientati nel migliore dei modi. Rappresentante di spicco di quella scuola danubiana che era allora all'avanguardia, Felsner avrebbe contraddistinto tutto il decennio successivo, plasmando nel migliore dei modi una squadra che avrebbe avuto pochi rivali, in Italia e in campo internazionale. Già in quella stagione, si cominciò a vedere la mano del nuovo tecnico. Il Bologna, dopo aver vinto con qualche patema il girone emiliano ai danni del Modena, dimostrò di aver ormai acquisito spessore andando a vincere a Marassi contro il Genoa e maramaldeggiando sul terreno del Milan (5-1). Nella fase che doveva stabilire la vincente del girone settentrionale (in pratica la squadra campione, visto il dislivello con le consorelle meridionali), i ragazzi di Felsner si trovarono a disputare il primato alla fortissima Pro Vercelli nella gara disputata in campo neutro a Villa Chayes, a Livorno. Il 17 luglio 1921, non bastarono i canonici novanta minuti per decidere chi dovesse prevalere. L'1-1 dei tempi regolamentari rimase tale anche dopo mezzora di supplementari e soltanto nei dieci minuti ad oltranza, decisi per dirimere la questione, una rete irregolare di Rampini impedì al Bologna di conquistare il suo primo titolo.
Dopo la beffa di Livorno, i rossoblu ripartirono per la stagione 1921-22 con la consapevolezza di aver ormai colmato il gap con le squadre più forti e di poter competere con tutti coloro che coltivavano ambizioni di scudetto. Tra l'altro, era da registrare che anche il settore tecnico della Nazionale si era accorto della grande crescita tecnica del Bologna innestando nella massima rappresentativa azzurra Perin e Genovesi. La stagione si concluse col Bologna terzo nel girone Nord della Lega A, ma la perla della stagione fu rappresentata dalla prima vittoria con la fortissima Pro Vercelli, che comunque non servì ad impedire il predominio dei piemontesi. Il terzo posto fu confermato anche nell'annata successiva, stavolta alle spalle di Genoa e Legnano. L'annata 1922-23 fu impreziosita dall'innesto in prima squadra di Angiolino Schiavio, un diciassettenne di grandi speranze che confermò subito il gran bene che si diceva di lui. Il suo innesto, unito a quello del terzino Borgato e dell'ala destra Giuseppe Martelli, ebbe come risultato il deciso assalto del Bologna al titolo, nella stagione 1923-24. Assalto che però si infranse contro il Genoa, in una drammatica partita giocata allo Sterlino che fu sospesa dall'arbitro a soli sei minuti dalla fine a causa delle intemperanze del pubblico e data vinta ai liguri.  

IL PRIMO SCUDETTO

Dopo essere arrivato ad un passo dallo scudetto negli anni precedenti, il Bologna sferra il decisivo assalto al titolo. E' il 1924-25 e per vincere il suo primo scudetto, la squadra di Felsner deve sostenere cinque incredibili gare col Genoa, che provocano i più gravi incidenti mai accaduti nella storia del calcio italiano.

Era però solo il prologo di quello che sarebbe successo un anno dopo, quando le due squadre, vinto con qualche difficoltà il proprio girone eliminatorio, si trovarono di fronte per disputarsi l'accesso alla finalissima e, in definitiva, il titolo. Il Bologna, si presentò a questa fase finale in grandi condizioni. Gli innesti del "gatto magico" Mario Gianni in porta, prelevato con grande strascico di polemiche dal Pisa, e di Giordani in mediana, oltre alla grande compattezza data da Felsner alla sua squadra, avevano portato ad un ulteriore salto di qualità i felsinei, forti anche dell'innesto di "Teresina" Muzzioli all'attacco, ennesimo prodotto di un vivaio estremamente prolifico. La prima partita tra Genoa e Bologna, giocata allo Sterlino, vide la vittoria dei liguri, grazie ad una rete di Alberti, attaccante ceduto dal Bologna dopo un infortunio al menisco in quanto dato per finito, bissata da Pratto in un finale disputato all'attacco dai ragazzi di Felsner che, però, riuscirono solo a mettere a segno la rete della bandiera. Sembrava tutto finito, ma l'orgoglio del Bologna fece il miracolo a Marassi. Una rete di Muzzioli nel primo tempo, fu pareggiata nella ripresa da Santamaria. A questo punto, il Bologna, che sembrava visibilmente scoraggiato sotto l'imperversare degli attacchi genoani, riuscì incredibilmente a mettere a segno la rete della vittoria con Schiavio su un cross di Genovesi dall'ala, ove il forte mediano era stato relegato a causa di un infortunio. Tutto rimandato alla terza partita, da disputare a Milano, sul campo di Viale Lombardia. Alla quale, si presentarono in ventimila, saturando il campo ben oltre la capienza possibile, tanto che molte centinaia di spettatori ben presto si riversarono sullo sfondo erboso attorno al rettangolo di gioco. L'arbitro della sfida, il signor Mauro, chiese allora, al fine di garantire la regolarità della gara, che fossero mandati 200 agenti e, nell'attesa che arrivassero, dette il fischio di inizio. Il primo tempo fu dominato da cima a fondo dai liguri che, capitanati da De Vecchi e trascinati all'attacco dal solito Alberti, scavarono un solco di due reti tra loro e gli avversari. nella ripresa successe il finimondo. Al sedicesimo minuto, un tiro di Muzzioli da distanza ravvicinata, provocò le rimostranze dei giocatori bolognesi che, a seguito della decisione di Mauro di dare il calcio d'angolo, attorniarono l'arbitro, costringendolo infine a cambiare idea dopo tredici interminabili minuti, con l'aiuto di decine di tifosi emiliani, e a dare la rete. Gli uomini di Felsner, rinvigoriti dal clamoroso colpo di scena, strinsero a questo punto d'assedio la porta di De Prà, segnando infine la rete del pareggio, anch'essa giudicata irregolare dai genoani per una trattenuta di Pozzi ai danni del portiere. A questo punto sarebbero stati necessari i tempi supplementari, ma i giocatori liguri si rifiutarono di disputarli, ritenendo del tutto irregolare lo svolgimento della gara. Tra l'altro, sembra che Mauro avesse loro assicurato di ritenere conclusa la gara, sin dai fatti che avevano seguito la rete di Muzzioli. La patata bollente passò a questo punto ai vertici federali, dimissionari a seguito della patente incapacità mostrata nell'organizzazione della gara di Milano, ma in carica per la ordinaria amministrazione, i quali decisero di lavarsi le mani e di ordinare una nuova gara da disputare a Torino. Per la quale, stavolta, furono prese misure di sicurezza eccezionali, con agenti armati persino in campo. La gara si disputò in maniera regolare e terminò 1-1, ma quello che successe dopo la stessa, alla stazione di Porta Elisa, superò ogni immaginazione. Furono infatti sparati alcuni colpi di pistola che ferirono un tifoso genovese e provocarono un nuovo pandemonio, che approdò persino alla Camera, ove fu presentata una interpellanza. Dopo una nuova settimana di furibonde polemiche, finalmente le due società decisero la data della gara di spareggio, il 9 agosto e il luogo, il campetto della Forza e Coraggio di Vigentino. Stavolta, però, i tifosi delle due squadre furono debitamente dirottati a Torino, con una falsa notizia, in modo da poter giocare nella massima regolarità. Il Bologna, si dimostrò stavolta più fresco dei rivali e risolse la questione con reti di Pozzi e Perin, garantendosi il diritto di disputare la finalissima contro l'Alba di Roma, che si rivelò una pura formalità: 4-0 allo Sterlino e 2-0 a Roma. Era il primo scudetto!      

DAL LITTORIALE AL SECONDO TITOLO

Diventa presidente Rodolfo Minelli, la cui opera diventa preziosa soprattutto in funzione di un allargamento dell'influenza del Bologna. Il Bologna lascia la Cesoia e trova casa allo Sterlino. La squadra continua a stentare, anche se fanno le prime apparizioni i fratelli Badini. Arriva la guerra e anche il calcio deve cedere il passo. Il Bologna paga un prezzo carissimo.

Il titolo appena conquistato, fu validamente difeso nella stagione successiva, che vide il Bologna imbattuto per ventuno turni. La campagna acquisti del 1926 vide arrivare all'ombra delle due torri, un  giocatore che avrebbe segnato la successiva epoca del calcio bolognese, il terzino Monzeglio, prelevato dal Casale. Inoltre il settore giovanile sfornava un altro gioiellino, l'interno Maini, che andava ad unirsi ai tanti pregiati prodotti nelle annate precedenti. Nel turno finale, quello che doveva decider la vincente del torneo settentrionale, la Juventus prese il posto del Genoa dell'anno prima e sbarrò la strada ai ragazzi di Felsner, ancora una volta con uno spareggio che, disputato all'Arena di Milano, per fortuna del calcio italiano, si rivelò assai meno cruento di quelli del 1925. Poco male, visto che nello stesso 1926, terminò la costruzione della nuova casa del Bologna, quello Stadio Littoriale voluto da Leandro Arpinati, Federale di Bologna e ardente tifoso dei felsinei, divenuto Presidente della Federazione. Questo fatto si sarebbe purtroppo rivelato un boomerang nella estate del 1927, quando scoppiò lo scandalo Allemandi, che portò alla revoca del titolo appena vinto dal Torino. Il Bologna, classificatosi secondo in quel torneo, che era stato ridisegnato dai vertici federali in vista del varo del girone unico che sarebbe nato nel 1929, nonostante la revoca del titolo che colpì i granata, non potè godere dell'assegnazione dello stesso e la spiegazione era proprio quella derivante dal timore che Arpinati potesse essere accusato di favoritismo nei confronti della squadra della sua città.
Quelli che potevano a tutti gli effetti essere considerati campioni morali, continuarono comunque nella politica di rafforzamento che ne aveva fatto la squadra da battere per tutti. Arrivarono così nel capoluogo emiliano il mediano Alfredo Pitto, acquisito dal Livorno, che andava a colmare il vuoto lasciato dal povero Giordani, stroncato dalla meningite, e i fratelli Busini, del Padova. Se sul piano del gioco, gli uomini di Felsner dimostrarono di aver ormai assorbito alla perfezione la lezione del mago austriaco, sul piano dei risultati il Bologna fece un passo indietro, terminando il torneo al quinto posto. Il titolo andò di nuovo al Torino del Trio Baloncieri-Libonatti-Rossetti e stavolta in maniera perfettamente regolare. Si passò così al campionato 1928-29, quello che doveva designare attraverso due gironi le sedici regine che avrebbero partecipato al primo campionato a girone unico dell'anno successivo. Naturalmente la qualificazione al girone unico era l'obiettivo minimo del Bologna e fu raggiunta molto presto, tanto da consigliare Felsner a far riposare i suoi uomini migliori in vista della finale con la vincente dell'altro girone. Chiusa la prima fase con ben otto punti di vantaggio sulla seconda, il Bologna può così aspettare che dall'altro girone esca fuori il nome della sua contendente, il Torino. La prima finale, giocata a Bologna, si chiude 3-1 per Schiavio e compagni, mentre la seconda vede la rivincita dei granata. Fu così necessaria la bella, che si giocò a Roma il 7 luglio, di fronte a ben trentamila spettatori e alla presenza di Mussolini. Da Bologna partirono treni speciali stracolmi di tifosi, che si sottoposero ben volentieri al vero tour de force in questione, fiduciosi nella forza della loro squadra. Tanta fiducia fu ripagata dal Bologna che, in maglia verde, e pur ritrovatosi nella ripresa in nove contro dieci, per le espulsioni di Pitto, Martelli e Janni, riuscì a segnare la rete decisiva a soli sette minuti dal termine, con Muzzioli, lesto a sparare in rete una palla crossatagli da Schiavio. Gli ultimi minuti videro l'assedio disperato dei granata e i nove rossoblu rimasti a difesa della loro porta, senza che il risultato subisse più variazioni: era il secondo titolo.