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DALLA
FONDAZIONE ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE - I
PRIMI TRIONFI - IL
BOLOGNA CHE TREMARE IL MONDO FA - COMINCIA
L'ERA DALL'ARA - COSI'
SI GIOCA SOLO IN PARADISO - UN LENTO DECLINO - ALL'INFERNO E
RITORNO - DALLA SERIE C AL FALLIMENTO - LA RINASCITA
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LA FONDAZIONE |
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"Ieri mattina, al Circolo Turistico Bolognese,
venne costituita la sezione per le esercitazioni di sport in campo aperto
e precisamente il Foot Ball Club. Era desiderata da molti giovani questa
iniziativa per il football, per la palla vibrata, pel tennis, e mentre già
alcune esercitazioni si svolgevano da qualche settimana, ora si è fissato
un ordinamento preciso, costituendo la sezione presso il Circolo Turistico
che già ha acquistato la maggiore importanza sportiva".
Questo era l'articoletto col quale "Il Resto del Carlino" del 4
ottobre 1909, annunciava la costituzione anche nel capoluogo emiliano di
una società calcistica, come del resto stava succedendo allora in molte
altre parti d'Italia ove il nuovo gioco arrivato dall'Inghilterra faceva
adepti in maniera sempre più consistente. Se questo era l'articolo che
sanciva in maniera ufficiale la nascita del Bologna, resta però da
spiegarne la genesi, cosa non facilissima vista l'aura di leggenda che di
solito copre la nascita delle società calcistiche del nostro paese.
Figura chiave nella ricostruzione dei fatti, è quella di un austriaco,
Emilio Arnstein, il quale aveva già fondato un club calcistico a Trieste,
insieme al fratello e ad alcuni amici boemi. Giunto a Bologna, Arnstein
pensò immediatamente a contattare persone che, come lui, avessero voglia
di praticare il football. La ricerca non fu proprio facilissima, ma per
sua fortuna, un tranviere dette ad Arnstein la dritta: c'erano anche a
Bologna dei "matti" che correvano dietro ad una palla che
rotolava e usavano riunirsi ai cosiddetti campi di Caprara, fuori Saffi.
Il giovane austriaco, non se fece naturalmente ripetere due volte e, preso
il tram, arrivò sul luogo che gli era stato indicato, scoprendo che era
vero: una congrega di scalmanati, almeno così apparivano agli occhi degli
astanti quei ragazzi, correvano dietro ad un pallone che ogni pomeriggio
arrivava per opera di un certo Buila, un ragazzo spagnolo conduttore del
Collegio di Spagna, con risultati più o meno apprezzabili. Gradi, Nanni, Vincenzi, Rauch, Puntoni, Cavazza,
Lambertini, Martelli, Berti, Della Valle, Savonazzi: questi i nomi di
alcuni di questi ragazzi tramandati dalla leggenda, che riportiamo sapendo
di fare un torto a tutti gli altri rimasti sconosciuti. da queste prime
partite, germogliò l'idea di costituire una società in grado di
disciplinare e regolarizzare l'attività, e magari anche di fornire
qualche mezzo economico in grado di dare ulteriore impulso allo sport
pedatorio in città. Il 4 ottobre, infine, grazie anche all'ausilio
prestato dal Cavalier Sandoni, Presidente del Circolo Turistico Bolognese,
l'atto di nascita ufficiale fu stilato dai soci fondatori, i quali
decisero al contempo di affidare la presidenza della neonata società ad
un giovane odontoiatra svizzero, Louis Rauch. Sede sociale era la stessa
del Circolo Turistico,l'Antica Birreria Ronzani, sita al numero 6 di Via
delle Spaderie, mentre come colori venivano prescelti il rosso e il blu a
scacchi larghi. Questa scelta fu dovuta al fatto che il primo capitano del
Bologna, Arrigo Gradi, aveva giocato in una squadra svizzera, lo Schonberg
di Rossbach, che usava quel tipo di maglia. Si poteva perciò partire per
la nuova, grande avventura. Che cominciò nel migliore dei modi, almeno a
livello di proselitismo, tanto che il grande afflusso di ragazzi
bolognesi, che volevano svolgere attività sportiva, portò ben presto
alla formazione di una seconda squadra. Il successivo atto della storia,
fu il distacco dal Circolo Turistico, balia della prima ora, e il
trasferimento della società al Bar Libertas in Via Ugo Bassi. Rauch
decise di cedere la presidenza a Borghesani, preferendo cimentarsi in
qualità di allenatore, mentre Arnstein diventava vicepresidente. |
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PRIMI CALCI |
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Dopo
la fase dell'organizzazione, poteva cominciare quella di una prima,
embrionale, attività. In città esistevano altre due squadre di calcio,
la Virtus e la Sempre Avanti, sezioni calcistiche delle due maggiori
società ginniche e proprio con esse, i rossoblù cominciarono a valutare
la loro forza. I Primi risultati furono incoraggianti, tanto che nel primo
campionato di terza categoria, il Bologna sconfisse una dietro l'altra le
rivali cittadine e con soli dieci minuti di riposo tra una partita e
l'altra, con risultati, 10-0 alla Sempre Avanti e 9-1 alla Virtus, che non
ammettevano replica. Se le tenzoni cittadine avevano scarsa rilevanza, di
ben altro spessore poterono essere considerate le vittorie con la
Ferrarese, un netto 5-1 e Hellas Verona, reginetta del calcio veneto,
battuto 1-0. A rendere ancora più rilevante l'impresa, arrivò il
pareggio della squadra riserve con l'Eridania, a testimonianza della già
cospicua crescita tecnica dei footballers petroniani. A quel punto arrivò
la sfida del Modena, ansiosa di battersi con un nuovo attore del calcio
emiliano che minacciava di mettere in dubbio la sua supremazia regionale.
La partita, confermò ancora una volta la forza dei rossoblù, capaci di
vincere 3-1 una partita molto combattuta dal punto di vista agonistico e
di far uscire i rivali dal campo stizziti sotto il peso di tre reti ad
una, a nove minuti dal termine. Da rilevare che il Bologna aveva
affrontato quella partita in dieci uomini, a causa della pratica
impossibilità di un suo giocatore, Bignardi, di uscire prima dalla
caserma. La fama del Bologna aveva ormai travalicato i confini regionali e
la successiva sfida fu con l'Internazionale, appena laureatasi campione
d'Italia. La partita, ad onta del pronostico che voleva una facile
vittoria nerazzurra, fu risolta soltanto nel finale dai meneghini, grazie
ad un tiro da lontano di Peterly che il portiere felsineo non riuscì ad
intercettare. L'ovazione finale e i complimenti dei nerazzurri, stavano
però a testimoniare la buonissima prestazione degli uomini allenati da
Rauch. |
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ARRIVA LA GUERRA |
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Il non esaltante
comportamento della squadra in questi primi tornei, ebbe come conseguenza
un nuovo tourbillon societario, al termine del quale emerse Rodolfo
Minelli, un rappresentante di liquori che aveva già intuito la direzione
che stava prendendo il calcio italiano. Secondo un suo slogan, più che i
risultati contava la propaganda e fedele a questo motto, Minelli dette
luogo ad una serie di mosse che ebbero il risultato di allargare la
popolarità della società. Una di queste fu conseguente al nuovo piano
regolatore generale, che obbligava il Bologna ad abbandonare la Cesoia e
cercarsi un nuovo campo, che fu individuato in località Ragno, vicino
allo Sterlino, sul declivio di Villa Ercolani. Il campo
dello Sterlino fu inaugurato con una partita tra Bologna e Brescia,
nell'ambito del girone veneto-emiliano, di cui le rondinelle
rappresentavano l'eccezione e finita 1-1. Anche il torneo 1913-14, vide il
Bologna andare avanti in una sorta di aurea mediocrità, nella quale si
potevano però intravvedere alcuni barlumi di luce, come l'inizio della
fulgida carriera dei fratelli Badini, Angelo ed Emilio, da poco ritornati
dal Sud America. Nel 1914-15, l'organizzazione dei campionati ebbe un
primo decisivo mutamento, che comportava l'addio al regionalismo che li
aveva distinti sino a quel momento. Il Bologna fu inserito in un girone
vinto dal Milan e riuscì a strappare un discreto terzo posto che, oltre a
comportare il superamento di quel primo turno, poteva anche essere
considerato il traguardo massimo d'annata. I rossoblu non ebbero però la
possibilità di misurare i loro eventuali miglioramenti, in quanto di lì
a poco l'Italia decideva di entrare nella guerra che da un anno
insanguinava l'Europa, spingendo la Federazione ad interrompere
l'attività ufficiale, che comunque continuò a scartamento ridotto con
l'organizzazione di tornei di carattere regionale, come la Coppa Federale
e la Coppa Emiliana, nel corso dei quali fece il suo esordio il terzo
Della Valle, quello che poi sarebbe diventato il popolarissimo Geppo. |
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