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LA
PRIMA NAZIONALE - UNA
SPERANZA DELUSA - LA PRIMA
COPPA INTERNAZIONALE - DALL'AVVENTO DEGLI ORIUNDI
AL TRIONFO MONDIALE DEL 1934 - LE
OLIMPIADI DI BERLINO - BICAMPIONI - GUERRA
E DOPOGUERRA - SUPERGA - UNA DIFFICILE RICOSTRUZIONE - FUORI DAI MONDIALI - LO
SCANDALO CILENO - I RIDOLINI COREANI CI FANNO PIANGERE - L'EUROPEO DEL 1968
- SECONDI SOLO A PELE' - LA DELUSIONE DEGLI EUROPEI DEL 1972 - DA FAVORITI
IN GERMANIA - UN MONDIALE DA INCUBO - I PIEDI BUONI - I MONDIALI D'ARGENTINA
- UNO SFORTUNATO EUROPEO - TRICAMPIONI - GLI ERRORI DI BEARZOT - MESSICO E
NUVOLE - DA STOCCARDA A ROMA - IL CALCIO TOTALE DI SACCHI - MALEDETTI RIGORI
- DA SACCHI A MALDINI - ANCORA I RIGORI - UN INCREDIBILE EUROPEO - IL FLOP
DEL TRAP - TETRACAMPIONI
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DELUSIONE AD
ANVERSA |
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I non
brillantissimi risultati che avevano fatto seguito alla bella vittoria con
la Francia e preceduto i giochi olimpici, preoccuparono non poco gli
osservatori più attenti e gli addetti ai lavori. Anche perchè proprio i
risultati delle squadre nazionali rappresentavano, sin da allora, un
ottimo biglietto da visita per sperare in un allargamento della base di
praticanti. Purtroppo, essi furono confermati nel
corso della trasferta olimpica belga. Ad Anversa infatti, l'Italia,
guidata in veste di tecnico da Milano, dopo lo stentato successo riportato
con l'Egitto nella partita inaugurale (2-1 con
reti di Baloncieri e Brezzi), fu piegata a
sorpresa dalla Francia nei quarti
di finale e costretta perciò ad affrontare il torneo per il 2° e il 3°
posto nel quale, dopo la vittoria sull'ostica Norvegia,
arrivata nei tempi supplementari, si trovò di fronte l'ostacolo
rappresentato dalla Spagna, la cui
porta era difesa da un certo Zamora che si dimostrò praticamente
invalicabile per gli avanti azzurri. Gli iberici vinsero per 2-0
eliminando così gli azzurri dalla corsa per le medaglie e confermando che
la strada da fare, per il nostro calcio, era ancora molta. Pesò molto in
questa occasione l'errata conduzione tecnica della squadra, in particolare
l'errore di schierare i migliori già all'esordio contro i modesti
egiziani, a sole 24 ore di distanza dal match con i
transalpini. |
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ANCORA DELUSIONI |
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In questo periodo
di grandi progressi, si era verificato un fatto che, col passare del
tempo, avrebbe acquisito grande importanza, l'ingresso nella rosa della
squadra azzurra di due giovanissimi terzini che negli anni seguenti e per
un lungo arco di tempo avrebbero formato una coppia da leggenda: Viri Rosetta
e Umberto Caligaris. Negli anni in questione
si alternarono insieme ad altri al fianco dell'inamovibile terzino del
Genoa De Vecchi, uno dei più straordinari interpreti del ruolo e detto
dai tifosi "Il figlio di Dio" per le eccezionali capacità
tecniche. Quando De Vecchi declinò, l'Italia trovò rapidamente le
alternative proprio formando la coppia in questione, una delle più famose
di tutti i tempi, la prima di una lunga serie (basti ricordare quella
successiva formata da Monzeglio e Allemandi),. Entrambi rappresentavano
nel migliore dei modi la scuola piemontese. Rosetta si era formato nella
Pro Vercelli, mentre Caligaris proveniva dal vivaio del Casale e della
scuola da cui venivano avevano appreso quella rudezza negli interventi che
sin dai primi anni si era rivelata una caratteristica peculiare dei nostri
difensori. Di lì a qualche anno, Rosetta e Caligaris avrebbero fatto
coppia anche nella Juventus a protezione di un altro mito del nostro
calcio, Combi. |
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L'ESORDIO DI FUFFO |
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Il
1924, vero e proprio anno orribile della nostra massima rappresentativa,
si concluse leggermente meglio di come era cominciato. Al pareggio
casalingo con la Svezia fece
infatti seguito una nuova vittoria contro la selezione tedesca,
ottenuta a Duigburg, grazie ad una rete di Janni
all'inizio del secondo tempo. Il nuovo anno cominciò con una sfortunata
esibizione contro l'Ungheria cui
fece seguito quella che può essere definita una partita storica per il
nostro calcio, quella con la Francia
del 22 marzo 1925. Quel giorno infatti fece il suo esordio un ragazzino
che avrebbe svolto una carriera straordinaria, Fulvio Bernardini.
L'eccezionalità del suo esordio era dovuto al fatto che egli era il primo
giocatore del centrosud ad indossare la maglia azzurra, simboleggiando in
tal modo l'unificazione calcistica della penisola. L'esordio di Fulvio
Bernardini in maglia azzurra fu sicuramente favorito dal fatto che il
trainer della sua squadra (la Lazio), Baccani, faceva parte della troika
che guidava la Nazionale. Il modo in cui giocò con la Francia fece
comunque capire a tutti che la protezione di Baccani era ben giustificata
e che il giovanissimo asso romano non aveva certo bisogno di
raccomandazioni per vestire l'azzurro, tanto che il grande Bruno Roghi così
ne decantò le doti sulla Gazzetta dello Sport in sede di resoconto:
"Quando toccò il primo pallone si capì che l'emozione intacca
questo bruno ed impassibile atleta come la gomma intacca il ferro.
L'azione parte da lui limpida e logica: l'azione respira, non
ansima." E il respiro prodotto nell'azione dal gioco di Bernardini,
sarebbe stato ben visibile negli anni successivi. Ma non soltanto il
romano ebbe occasione di entrare nel giro azzurro, in questo lasso di
tempo, a conferma comunque di una grande vitalità del movimento. Oltre a quello
del futuro "Dottore", n questo periodo si verificò
l'esordio di altri giocatori che avrebbero rivestito grande importanza nel
calcio italiano di quel periodo e di quello immediatamente successivo.
Ricordiamo ad esempio Mario Magnozzi del
Livorno, un motorino di centrocampo praticamente inesauribile, Virgilio Levratto,
ala sinistra del Verona che sarebbe stato ricordato a lungo come vero e
proprio sfondareti e Gianpiero Combi,
portiere della Juventus che pur avendo esordito nell'infausta partita con
gli ungheresi nella quale aveva dovuto chinarsi a raccogliere il pallone
nella propria rete per sette volte avrebbe siglato al meglio il periodo più
bello del nostro calcio difendendo la porta azzurra nel corso dei Mondiali
disputati e vinti in Italia nel 1934. |
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